Il 28 aprile La Padania ribadisce il credo Leghista “bombe uguale più clandestini”. Allora La Russa garantisce che, d’accordo con gli Alleati, avremo il “termine certo” per ritornare a “neutralizzare” i radar libici. Frattini fa sua “l’ipotesi di 3-4 settimane” per concludere tutte le operazioni militari. Aggiunge però che serve intensificare la “pressione militare” per poter far partire l’iniziativa politica.
I fatti. Da quel 28 aprile Lampedusa ha visto approdare circa 10mila migranti spediti da Gheddafi. Tanti, ma solo 1/5 di quei 50mila “profughi” che, secondo Maroni, avrebbero “invaso” il paese. Una “goccia” in confronto agli 856mila profughi (fonte OIM) già fuggiti dal Rais.
Anche nell’ultima settimana di maggio i nostri aerei hanno effettuato 49 missioni. Il problema di Gheddafi è ancora quello di “riempirci” di poveracci? A quando il picco dei prossimi 40mila? Nel paese del Barbiere e il Lupo in nome della sicurezza si dicono e si fanno cose davvero singolari …
Dal 2008 il Debito pubblico è cresciuto di 235 miliardi. Nel 2010 sono scattati tagli per 24 miliardi. A luglio vedremo una manovra “correttiva” da 3-5 miliardi. Per riequilibrare il bilancio ci vorrà un’ulteriore cura da 40 miliardi.
Da mesi Tremonti ripete che “sono i numeri a dettare la politica” e che “non c’è più un soldo per nessuno”. Berlusconi promette di nuovo la riforma fiscale?
Ecco allora spuntare la riduzione dell’aliquota Irpef dal 23 al 20%. Sono 450 euro l’anno di tasse in meno da pagare. Insieme però spunta anche l’aumento dell’IVA su beni e servizi (alimentari, elettricità, gas, trasporti, ecc.). Per una famiglia “media” si prospettano così aumenti di spesa sui 200 euro l’anno. Non basta. Tremonti dichiara altresì di voler “riordinare” (snellire) il capitolo agevolazioni e detrazioni fiscali. Aumenterà la quota di reddito imponibile.
Cosa resta del beneficio “atteso” dalla promessa riduzione delle tasse? Poco o niente. E’ come quella Tagliola Tributaria che corrode il potere d’acquisto di dipendenti e pensionati …
Il Pdl lascia ai suoi elettori “libertà” di voto sui referendum. I massimi esponenti del partito tengono però a dichiarare che NON andranno a votare. La Cassazione e la Consulta, smentendo Berlusconi, hanno deciso che non è “inutile” votare sul nucleare.
Il referendum è una conquista democratica. E’ un diritto che, come dice Napolitano, diventa un “dovere civico”. In gioco c’è la gestione di un bene primario, il futuro del sistema energetico e l’inderogabilità dell’uguaglianza giuridica.
Si può scegliere il Si, il No o il voto in bianco. Ogni referendum avrà un suo esito. Scegliere di non andare a votare non è espressione di ”libera” volontà.
E’ ammettere di temere la validità e la consistenza delle ragioni addotte dai promotori e quindi assecondare l’escamotage di una casta di Primi Super Cives attenta a privilegi, interessi e immunità …
Se il referendum sul nucleare non raggiunge il quorum o vince il SI il governo tra 12 mesi potrà mettere la prima pietra di una centrale nucleare. Se vince il SI dovranno passare almeno 5 anni prima che un nuovo governo possa riproporre il tema.
La "sicurezza" non è materia per Riflessi e Riflessioni calibrate su soggetti sensibili all’imprinting mediatico ...