Le istituzioni internazionali per i diritti umani sembrano ignorare che, in base a una consuetudine molto radicata nella storia europea e non, la presenza di minoranze linguistiche in un paese ha da sempre giustificato l’ingerenza in quel paese da parte di paesi terzi, dove quella lingua è lingua nazionale e si tratta di paesi considerati grandi o
o medie potenze.
L’esempio della Lettonia va benissimo. Si tratta di un piccolo paese che ha ottenuto l’indipendenza da poco più di trenta anni e mentre faceva parte dell’Unione sovietica ha subito una immigrazione russa che spesso occupava i posti di responsabilità.
Gli immigrati russofoni sono rimasti anche quando si è ottenuta l’indipendenza e il vicino molto potente russo potrebbe usarli - come ha fatto in Ucraina - per una ingerenza negli affari interni del paese.
E quindi rappresentano una minaccia per la sicurezza del paese.
È normale dunque che la Lettonia faccia il possibile per scoraggiarne la presenza o l’arrivo di altri russi.