Cara Emilia,
grazie per la risposta. Io non sono così tanto idealista, e lei non è poi così realista. E lasciamo pure perdere la storia, come da sua richiesta.
Vede, lei non ha fotografato la realtà, per il semplice fatto che ancora non si sa come andrà a finire a Roma. Non si è scoperto che i politici di Roma, che dovevano contrastare la mafia, sono a loro volta corrotti. Nessuno impegnato su quel fronte ha ancora affermato "non ce la faccio, non è possibile". E’ un pensiero suo (fatalista). Anzi è successo esattamente il contrario di quello che lei asserisce: dimissioni su parere dell’autorità preposta, richiesto proprio dai politici, e dimissioni di chi non sopportava le "ingerenze della politica". Non mi spingo a dire che siano segnali perfetti, ma colgo il positivo dell’"ingerenza della politica", che è cosa auspicabile (altrimenti, che ci stanno a fare i politici?).
La sua risposta, poi, è più affascinante del suo articolo... vede, mi dice "se la realtà non le piace non è affar mio". Io, nella realtà, vedo muoversi le acque, e questo mi piace. E poi, secondo lei è bizzarro sostenere che ci vuole tempo? Forse lei pensava che in due mesi di nuova giunta a Roma si sarebbero viste cose fantascientifiche? Chi è realista, lei o io?
Infine, non è controproducente vedere la realtà dei fatti - è controproducente far passare come realtà il proprio pensiero personale, specie se fatalista (e quindi, in certa misura, anche un po’ menefreghista). Non so da dove arrivi la sua convinzione che io (beh, tutti gli italiani, ma lei si stava rivolgendo a me) non abbia la percezione del livello di corruzione di questo paese. Io ce l’ho, eccome, e - sono sicuro - anche la maggior parte degli italiani ce l’ha; fin troppo, tanto da arrivare a pensare che tutto sia corrotto (le assicuro che non tutto lo è), e che non ci sia più niente da fare (cosa questa non vera).
Su una cosa le do’ ragione: che l’italiano medio ama essere condotto. Ma questo si può cambiare... naturalmente non con il metodo del voltarsi dall’altra dicendo "tanto non si può fare nulla".
Lei termina il suo articolo con "forse è troppo difficile da capire". Bene, che ne direbbe d’insegnare a me, e a molte altre persone, come fare a capire? Senz’altro sarebbe un passo avanti: tante più persone capiscono, tanti più problemi possono essere risolti.
Cordiali saluti,
linuxfan