Peccato che le sue considerazioni però si inseriscano in un contesto che non è normale, né di liberalismo né di libertà e che perciò Travaglio, che doveva essere uno dei fari del giornalismo libero secondo quanto fa trapelare dal tono dei suo articoli, in questo caso si schieri con il pensiero unico della stampa di regime che blatera su un conflitto senza presentare alcun fatto. Il mio articolo aveva un seguito che non è stato pubblicato (lo troveranno su comedonchisciotte.org) e descriveva il metodo per fare scomparire un fatto specifico, la truffa della Total in Basilicata, opportunatamente celata dalla questione morale, oggetto prefabbricato dai nostri media di regime, in cui Travaglo ha partecipato.
Guarda caso anche Gaza ha il suo caso Total ed è il caso del gas al largo di Gaza in concessione a British Gaz Group e guarda caso anche in questo caso fa disinformazione e/o è disinformato in quanto ignora, lui come tutti gli altri, il fatto. Alla fine della fiera non attacca mai i poteri forti internazionali di cui i sionisti, ma non solo, fanno parte.Sono loro (i poteri forti economici) che ci stanno portando alla guerra, al crollo finanziario con l’enorme piramide monetaria tipo madoff, alla carestia, alla malattia e alla morte prematura di milioni di persone. Penso che dovrebbe essere l’Argomento del secolo.
Sono d’accordo ognuno ha le sue specialità, e non sopporto gli stati etici o neanche chi ti fa la morale per cose o regole che ritengo del tutto coglione, ma mi sono permessa di introdurre questo concetto in questo caso perché si tratta di un ignobile massacro di persone innocenti in una gabbia, un nazismo risscitato, che diventa criminale non solo non vederlo ma soprattutto intellettualmente sostenerlo per chi come Travaglio giostra con parole e concetti in un contesto di propaganda guerrafondaia totale.
Quali sono i limiti dell’intellettuale? Secondo me devono essere etici e niente può scusare la giustificazione di chi giustifica uno spietato massacro etnico come quello cui abbiamo assistito (io su aljazeera).
Se non si vuole sponsorizzare il massacro la prima cosa da fare per un intellettuale è quella di disinnescare le parole; perché alla fin fine per che cosa si scrive? Per fare mostra di sé? per piacere a un padrone? per sfoggiare le belle lettere? per puro narcisism? per formentare l’odio? o per ottenere il "bello e il buono"?
Se non è l’ultima cosa, penso che si possa tranquillamente smettere di scrivere, o che il lettore debba saperlo. In altri tempi poi codesti intellettuali erano (saranno?) chiamati collaborazionisti.