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Commento di attenti:buoni ma non fessi

su Terremoto dell'Aquila: la distruzione e la diaspora


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attenti:buoni ma non fessi 1 luglio 2009 15:40

Indagini della Dia all’Aquila sull’apertura dei nuovi cantieri per i new village Mafia, massoneria e politica dietro alcune imprese impegnate nei lavori
Si chiamano «società di snodo» e sono vere e proprie scatole magiche. Basta scuoterle un po’ ed ecco che sfornano imprese titaniche, straordinarie, da record. Come la «mission impossible» chiesta dal governo per l’Abruzzo. Se ne parlò la prima volta alla fine degli anni ’90, quando Massimo Scalia presiedeva la commissione rifiuti. Nella relazione disegnò il panorama dell’imprenditoria dei servizi ambientali, che partiva da quattro o cinque società strategiche. Gli snodi, per l’appunto. E si ritrovano oggi, a L’Aquila, dove la gestione del dopo terremoto sembra sempre più un affare nebuloso.
Il punto di partenza è Avezzano. Quarantun mila abitanti, un interporto in fase di ultimazione, una zona industriale dove si concentrano le imprese che contano nella zona della Marsica. E’ qui che ha sede la «Rivalutazione Trara», società creata un paio d’anni fa con l’obiettivo di gestire ogni tipo di rifiuti, da quelli urbani, fino all’amianto e ai rifiuti pericolosi. Tutto, veramente tutto. E’ una società da dove partono i tanti fili, i tanti snodi, che aiutano a capire cosa si muove nell’imprenditoria abruzzese, fatta di politica, massoneria, legami familiari e tanti soldi pubblici. L’ultimo capitolo che - indirettamente - la riguarda viene dal piano da 700 milioni di euro per le casette prefabbricate da 13.000 posti varato dalla protezione civile. Due i soci della Rivalutazione Trara ad essere coinvolti, come ha raccontato il quotidiano Terra il 26 scorso, poi ripreso ieri da Repubblica. Il pezzo grosso si chiama Domenico Contestabile, presidente del CdA e proprietario della Prs, società chiamata da Bertolaso per i lavori di movimento terra a Bazzano, dove sorgerà uno dei new village. Insieme a lui nell’associazione d’imprese selezionata dalla protezione civile c’è un altro socio, Dante Di Marco, già in affari con Achille Ricci, arrestato nel marzo scorso con l’accusa pesante di aver riciclato parte dei soldi dell’ex sindaco di palermo, il boss Vito Ciancimino.
L’unione tra movimento terra e gestione dei rifiuti è un mix da usare con molta cautela. La società di Contestabile - quella Prs che oggi muove le ruspe nel sito di Bazzano - solo pochi mesi fa aveva richiesto e ottenuto un’autorizzazione ambientale per realizzare una mega discarica per rifiuti inerti, ovvero per macerie. Quando si fanno scavi, si demoliscono costruzioni e si muovono le ruspe il principale problema riguarda proprio i materiali di risulta. La Prs è così riuscita a chiudere il ciclo, diventando leader sul mercato.
La società snodo offre però tante altre sorprese. Accanto ai due imprenditori oggi soci nei lavori per la protezione civile, ci sono due esponenti di un certo peso del centrodestra abruzzese. Con una quota di millesettecento euro è presente la Esseci, ditta del deputato del Pdl Sabatino Aracu. Lo scopo sociale non ha nulla a che vedere con i rifiuti della Rivalutazione Trara. Si occupa di turismo, di compravendita di immobili e di organizzazione di eventi. Secondo alcune indiscrezioni i magistrati starebbero approfondendo l’attività della Esseci - che da poco ha assunto il nome di Im.Com. - dopo l’avvio dell’indagine sulla sanità abruzzese, che ha coinvolto Aracu. C’è poi Ermanno Piccone, figlio del senatore Filippo Piccone, eletto nel 2008 nelle liste del Pdl. Due parlamentari, Aracu e Piccone, particolarmente presi dagli affari in terra d’Abruzzo, visto che secondo le statistiche di openpolis sono tra i meno attivi.
Sono tanti gli affari che girano intorno al gruppo dei soci della Rivalutazione Trara, presieduta da Contestabile. Dal bilancio del 2008, presentato nei giorni scorsi, si legge che la società è oggi sostanzialmente inattiva. Eppure nel 2007 aveva speso la bellezza di 3,2 milioni di euro per aggiudicarsi all’asta l’ex zuccherificio di Avezzano. E’ un vero gioiello dell’archeologia industriale, completamente contaminato dall’amianto. Il progetto prevedeva una bonifica - mai avvenuta - e la realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti. A due anni dall’investimento nulla si è ancora mosso, facendo dubitare sul senso dell’operazione.
Ci sono poi gli investimenti che un altro socio - Veceslao Di Persio - ha avviato per la realizzazione di un mega centro commerciale, lo Shopping Global Center della Marsica. Un giro vorticoso di cambi societari, di passaggi di quote, per un mostro del commercio, annunciato già nel 2005 da Filippo Picone, il senatore padre di Ermanno Picone, oggi socio di Di Persio. E qui entrerebbe in qualche modo anche la massoneria. Secondo Angelo Venti - il giornalista che da anni conduce inchieste indipendenti nella Marsica sulle infiltrazioni mafiose - il nome Di Persio risulterebbe negli elenchi dei massoni italiani. L’ambiente giusto, fatto di politica, affari e qualche socio da non mostrare in pubblico che oggi appare dietro le ruspe dei cantieri del progetto Case. Tanto da spingere la Dia ad aprire un’inchiesta.


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