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 Home page > Attualità > Economia > Unicredit, dimissioni di Profumo: l’ennesima vittoria della Lega

Unicredit, dimissioni di Profumo: l’ennesima vittoria della Lega

La vicenda dell'Amministratore delegato di Unicredit Group, Alessandro Profumo, non passerà inosservata non tanto per questioni burocratiche o meno, ma perché le sue dimissioni,o proposta di dimissioni, hanno matrice chiaramente politica. 

UniCredit Banca è il gruppo bancario di UniCredit Group, ovvero è la presenza bancaria di tale gruppo nel Nord Italia. E' Impegnata a fornire servizi finanziari ai privati e alle piccole imprese nelle regioni della Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna.

La sede legale è in Bologna, nella storica via Zamboni.

La banca è stata formata dall'unione di 7 banche leader: Banca CRT, Cariverona, Cassamarca, Caritro, Credito Italiano, CRTrieste e Rolo Banca 1473.

L'amministratore delegato di Unicredit Banca è Piccini.

Leggete ora questo estratto: "Dall’altro, perché, inevitabilmente, porterà Piccini a prendere decisioni cui anche il potere politico non potrà non interessarsi. È forse per questo che nei giorni scorsi due pezzi da Novanta della Lega Nord - il Ministro per le Politiche Agricole e neo-Governatore del Veneto Luca Zaia e il Sindaco di Verona Flavio Tosi - si erano pronunciati in favore della nomina di un uomo della loro Regione (dove, come sappiamo, ha sede un grande numero di imprese che dipendono dal credito bancario per il loro funzionamento). Anche se Piccini è milanese, il Ministro Zaia, commentando a caldo l’annuncio, si è detto comunque soddisfatto per la nomina, che giudica un passo verso una banca “locale”. 

Gabriele Piccini, è Amministratore Delegato - Responsabile della Retail Italy Network Division, Consigliere di UniCredit Banca di Roma SpA, Banco di Sicilia SpA, UniCredit Family Financing Bank SpA. In Credito Italiano dal 1978, è stato nominato nel 2001 Condirettore Centrale di UniCredito Italiano e Vice Direttore Generale di Banca CRT SpA. Il 1° gennaio 2003 ha assunto la carica di Vice Direttore Generale Responsabile della Direzione Commerciale di UniCredit Banca. Dal luglio 2004 è stato nominato Direttore Centrale della Capogruppo UniCredit. Direttore Generale di UniCredit Banca da maggio 2005 ad ottobre 2008.

Amministratore Delegato di UniCredit Banca dal maggio 2008.


Ora leggiamo alcune dichiarazioni della Lega Nord sulla questione Unicredit Group: “È giusta la volontà del governo di verificare quali entità ci siano dietro gli azionisti libici. Occorre capire se dietro ai diversi investitori c’è un unico soggetto: in questo caso saremmo di fronte a un tentativo di aggirare il tetto statutario del 5% sul voto di ogni singolo socio. Va nella giusta direzione l’azione del governo che con la Farnesina si è attivato presso le autorità libiche per comprendere i contorni della vicenda. Il rischio è che potrebbe non essere stato richiesto il via libera dell’organo per la Tutela dell’interesse nazionale costituito presso il ministero degli Affari esteri”. Lo dichiara Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega Nord in commissione Finanze alla Camera, commentando la risposta del ministero degli Esteri all’interrogazione parlamentare sul caso UniCredit". 


“Sono arrivati i libici e Unicredit ha concesso una garanzia di circa 13-15 milioni per la campagna acquisti dell'As Roma, società in stato pre-fallimentare, che porteranno in queste ultime ore di calciomercato all'acquisto dell'attaccante del Milan, Marco Borriello. Vista la partecipazione libica in Unicredit, sarebbe bene che questi capitali giunti dalla Libia fossero investiti anche per le nostre piccole e medie imprese e per i nostri imprenditori invece che per società in stato pre-fallimentare.” A dichiararlo è la deputata leghista Silvana Comaroli, membro della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati.



Preoccupazione per la crescita dei soci arabi in Unicredit, appoggio alla proposta che Consob faccia luce sulla vicenda e condivisione della proposta di Gianni Zonin che le grandi fondazioni bancarie riducano la presenza nei grandi istituti di credito a favore delle popolari. Marco Rondini, deputato della Lega Nord eletto nella circoscrizione Lombardia due non ha dubbi: "mi iscrivo anch'io - dice parlando all'ADNKRONOS - al partito di chi e' preoccupato per la crescita dei soci arabi in Unicredit". Preoccupato lo è soprattutto quando accade "che si porti la testa dell'istituto di credito altrove, fenomeno tipico della globalizzazione che penalizza fortemente la crescita del territorio. Le banche erano nate per sostenere l'economia locale, poi in virtu' della globalizzazione accade che grandi banche nazionali possano essere scalate da gruppi internazionali portando la testa altrove, facendo investimenti solo a seconda della convenienza". Per Rondini l'authority di vigilanza "dovrebbe provare a far chiarezza sul fatto che i libici attraverso la Banca centrale (4,613%) e l'Autorità per gli investimenti (2,075%), posseggono circa il 7% di Unicredit superando quindi la quota del 5% permessa dall'articolo 5 dello statuto di Piazza Cordusio".

Per l'esponente lombardo della Lega sono anche pienamente condivisibili le parole di Zonin, presidente di Popolare Vicenza, per cui l'istituto guidato da Alessandro Profumo "ormai non è nemmeno più europeo". E quanto alla proposta dello stesso impenditore vinicolo veneto che le fondazioni bancarie disinvestano dalle grandi banche commerciali puntando invece sulle popolari, per Rondini "potrebbe essere una soluzione. Più le banche rimangono legate al territorio meglio è. Perché una banca che ha la testa, diciamo, a New York e ha la possibilità di una crescita sul territorio farà una scelta vincolata semplicemente ad una questione di interesse. Se ha acquisito un istituto di credito che ha sede in Lombardia e anche un altro che ha sede in un paese in via di sviluppo e poi deve operare una scelta, fa quella che economicamente le conviene di piu'. E magari - conclude - fa venire meno quei soldi che servono al territorio, magari lombardo, che si è svenduto i propri istituti di credito".

I rapporti tra Lega Nord ed Unicredit Group, o meglio con la gestione di Profumo, sono stati pessimi.

A conferma di ciò...

"Luca Zaia, neogovernatore del Veneto, è corso in sostegno di Cariverona di Paolo Biasi, ricordando che «più la banca è local, più ci piace». Immediata la replica di Profumo: «Con la Banca unica riavviciniamo al territorio tutta una serie di decisioni. Insomma, continueremo a parlare il dialetto dove abbiamo le radici, ma anche l’inglese»

Come ricordato la vicenda di tale crisi politica bancaria riguarda l'entrata dei Libici nel gruppo di Unicredit.

Con l'incremento della partecipazione della Lia, la quota di Unicredit in portafoglio agli investitori di Tripoli sale complessivamente al 7,58%. Gli azionisti libici presenti nel capitale UniCredit sono Central Bank of Lybia con il 4,988% e Lia (Lybian Investment Authority) con il 2,594%. Il nodo da sciogliere è se i due soggetti sono indipendenti l'uno dall'altro o collegati al punto da far scattare il limite statutario al diritto di voto in assemblea del 5%.

Se passeranno le dimissioni di Profumo, ciò sarà una vittoria della Lega Nord, della banca leghista, della banca federalista.

La società di oggi giorno è in toto nelle mani delle banche. Banca Unicredit che rientra nel gruppo di Unicredit, è una delle principali, se non la principale Banca Italiana. La Lega Nord è da tempo che aspettava di infilarsi ed infiltrarsi nel controllo bancario. Se controlli politicamente le banche hai il potere de facto integralmente in mano.

L'Amministratore delegato di Unicredit Banca è uomo delle Lega Nord che indirettamente o meno vuole controllare e/o condizionare le scelte c.d. di campo e strategiche ora anche Unicredit Group.

Ciò è un segnale concreto e pericoloso che non deve essere sottovalutato.

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