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Una questione privata, di Paolo e Vittorio Taviani

E' Una questione privata quella di Milton – così lo soprannominò ai tempi della scuola la sua insegnante di inglese – privatissima, del tutto sua personale. Il giovane partigiano vede emergere, dalla nebbia della montagna che stà risalendo con un suo compagno, la sagoma di una villa dove anni prima frequentava la giovane amica Fulvia, di famiglia abbiente e al contempo attratta da lui e dall'amico d'infanzia di Milton, Giorgio. Questo era affascinante, divertente, sapeva ridere e far ridere, mentre da Milton più taciturno e osservativo la volitiva Fulvia aspettava le lettere, come solo lui sapeva scrivergliene. Una ragazza che attraeva i due giovani, un mix di qualità che la appagavano: dell'uno i balli e le uscite notturne, dell'altro le parole. I fratelli Taviani ambientano la vicenda nella seconda guerra mondiale traendola dal libro di Beppe Fenoglio. Ma non c'è guerra, essa è solo episodica, rappresentata da immagini circoscritte e romantiche: l'esecuzione di partigiani e anche di scarafaggi neri fascisti, giovani e loro ex vicini di casa; la bimba che si accoccola presso sua madre che giace morta insieme al resto della famiglia sterminata davanti a una casa rurale; qualche bomba che scoppia quà e là; il partigiano Milton che sceso in paese incontra e abbraccia furtivamente i suoi genitori. Non c'è nemmeno amore: il rapporto con Fulvia e Giorgio è confinato nei ricordi del personaggio protagonista, un'ossessione con origini lontane, forse causa di varie scene di stizza nelle quali egli ora tra le montagne belliche sembra impazzire, disperarsi.

Da partigiano vorrebbe salvare l'amico ed ex competitore Giorgio, preso dai fascisti, dando loro uno scarafaggio nero in cambio: non c'entra molto ma vengono in mente quelle parole di una canzone di Battisti, “conosci me, la mia lealtà, tu sai che oggi morirei per onestà”. Per lealtà ed amicizia si immolerebbe. Vorrebbe, inseguito dai fascisti, saltare sulle mine di un ponte ma si placherà, a momenti mi uccidevi, Fulvia, dice tra sé. Fulvia e la gelosia originavano le sue ossessioni pure se ha sperato in un dopo-guerra, che arrivasse in maggio, sarà interessante essere vivi dopo.

La rappresentazione dei Taviani è fatta di intimismo e di scene da set teatrale artefatto, pure se non mancano le montagne e l'aria aperta, che lasciano meglio respirare lo spettatore. Milton non lo abbiamo visto guerreggiare, solo seguire i suoi pensieri fumando voracemente e passando da una compagnia di partigiani all'altra per cercare l'amico o un fascista. Non so, i Taviani sono stati più coinvolgenti in altri film, in questo lo sono meno del loro circa coetaneo Ermanno Olmi.

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