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Home page > Attualità > Un razzismo di cui si parla poco: quello contro Rom e Sinti

Un razzismo di cui si parla poco: quello contro Rom e Sinti

Da alcuni mesi, dall’1 giugno, data dell’insediamento del governo Conte (sostenuto da Lega e Cinque Stelle) i media e i partiti politici hanno scoperto che l’Italia è colpita dal virus del razzismo.

A tal proposito, nello specifico, «il Comitato per il rispetto della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite [ leggi Osservazioni finali sull’Italia – ONU 2017] ha espresso la sua preoccupazione riguardo le notizie di persistente stigmatizzazione e il proliferare di stereotipi e discorsi razzisti contro le comunità Rom, Sinti e Camminanti, spesso esacerbate dai media e da pubblici ufficiali» (leggi esponenti politici).

Il documento, è importante prestare attenzione a questa data, è datato 1 maggio del 2017 (13 mesi prima dell’insediamento dell’attuale governo Conte!).

Il Comitato, in particolare, condannava «la pratica degli sfratti forzati di membri delle comunità Rom, Sinti e Camminanti in tutto lo Stato» e «la costruzione da parte delle autorità comunali di nuovi campi separati per i Rom».

Per quanto riguarda l’attività discriminatoria dei Comuni, l’ente internazionale di controllo per il rispetto dei Diritti Civili si riferiva anche, ma non solo, alla situazione del Comune di Roma. E, non senza sorpresa, si riferiva alla «imposizione di misure restrittive» avvenuta sotto la guida del Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca (nominato dal governo Gentiloni).

L’ONU prescrisse, pure, e senza che a ciò risulti sia mai stato dato un seguito dal governo Renzi-Gentiloni(Partito Democratico), di attivare «campagne di sensibilizzazione per promuovere la tolleranza e il rispetto della diversità».

In proposito, l’unica campagna di sensibilizzazione reperita in rete è quella della “Fondazione Romanì Italia” risalente al 2012.

Soprattutto, il Comitato dei Diritti Civili prescrisse al governo in carica (Gentiloni, quindi) di porre rimedio e riparazione alle «violazioni dei diritti umani» avvenute, dal 2008 al 2011 a seguito dell’emanazione del D.P.C.M. 21 maggio 2008 (governo Berlusconi IV, sostenuto da PdL e Lega Nord), ai danni delle comunità Rom e Sinti. Rimedi che, appunto, a maggio 2017, non erano stati individuati da nessuno dei successivi governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni (tutti sostenuti dal Partito Democratico).

Il Comitato ONU, sempre a maggio 2017, in riferimento al più ampio tema dei migranti, ebbe pure a intimare l’abrogazione de «il reato di ingresso e soggiorno irregolare», di «garantire che il trattenimento degli immigrati sia applicato solo per il periodo di tempo più breve possibile e come ultima risorsa», di «migliorarne le condizioni dei Centri di accoglienza», di «rafforzare gli ispettorati del lavoro nei settori in cui lavora la maggior parte dei migranti, in particolare nel settore agricolo», di «consentire ai lavoratori migranti di presentare reclami contro i loro datori di lavoro senza timore di rappresaglie e a tal fine rivedere il decreto legge n. 109 (legge di Rosarno)».

Probabilmente, a sentire gli ispettori dell’ONU, gli atti di discriminazione e il razzismo, contro rom, sinti e migranti in genere, in Italia, non sono iniziati lo scorso 1 giugno ma sono in corso almeno dal 2008, e ininterrottamente, nulla cambiando se al governo ci sia stata la Destra o il Partito Democratico.

(Foto di www.eunews.it)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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