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Un lungo viaggio comincia... da una piccola pedalata

Fabrizio Padovan in sella per 67 giorni, da un paesino della provincia di Vicenza, fino a toccare il suolo del Marocco.

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fabrizio padovan
il ritorno dopo 67 giorni di viaggio in bicicletta

Ma la piccola pedalata si è trasformata in viaggio, in un lungo viaggio, quello che ha portato Fabrizio Padovan, di Lonigo, Vicenza, a compiere 7 mila chilometri attraverso l'Europa, per giungere, anche se per poco, nella terra africana. Una lunga avventura di 67 giorni, tra difficoltà che hanno messo a dura prova il suo carattere e la voglia di andare avanti. Alla fine la fatica ne è valsa la pena.

«Il mio desiderio era di mettere un piede e due ruote, di bici, in Africa e anche se per poco tempo, almeno il mio desiderio si è realizzato. L'ho realizzato! Partendo da Lonigo il 18 luglio 2014 e ritornando il 23 settembre, sempre in sella, entrando in Francia dalla Liguria e visitando tutti i posti che avevo visto sui libri, da Avignone ad Andorra, da Carcassone ai Pirenei, giungendo così in Spagna. Da Barcellona e fin giù la costa fino a Gibilterra passando per le calde terre, più di 40 gradi in quel periodo, dell'Andalucia. Paesaggi meravigliosi, colori inconfondibili e fatica indescrivibile. Ho dormito dove capitava, nei campeggi e nei boschi, sotto ad una tettoia e tra gli alberi, uno zaino di 10 kg sulle spalle, vari bagagli legati alla bici, la mia compagna, quasi fedele e via a macinare chilometri e ad emozionarmi per quel che mi scorreva davanti pedalando. Ecco compagna quasi fedele la bici, si perchè qualche scherzetto lo ha fatto....un bel po' di forature ma per fortuna niente di pericoloso o ingovernabile.

La visione della costa marocchina, dal traghetto, mi pareva un sogno, che man mano si avvicinava. Mi sono fidato di qualcuno che mi disse che bastava la carta d'identità per il poco Marocco che avrei fatto io, ma mi son sbagliato e ho dovuto faticare un po' per convincere gli agenti magrebini a farmi percorrere qualche metro in sella in quella terra straniera, per poi imbarcarmi di nuovo nel traghetto e salutare la costa africana che lentamente spariva all'orizzonte».

Aveva poi tutto il viaggio di ritorno, per nulla facile, non avrebbe certo fatto lo stesso tragitto. Fabrizio aveva pianificato di toccare altre mete importanti, segnate dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, quindi le sentiva sue e doveva pedalare tanto per poterle ammirare.

 «Mi son spostato verso il centro della Spagna, con Madrid, poi Saragozza, ho sconfinato in Portogallo e di nuovo verso i Pirenei. Lourdes e un tratto del cammino di Santiago e poi ancora Francia e finalmente verso l'Italia. Sole, vento, caldo asfissiante, ma anche pioggia e la neve delle Alpi, ma non bisognava arrendersi, avanti sempre. Io incitavo la mia bici a sostenermi e lei faceva lo stesso. Era vivere in simbiosi, con un bel po' di peso da trascinarmi dietro. La tenda malconcia per colpa di una notte trascorsa con un vento pazzesco, il materassino disastrato, che ho dovuto ricucire con ago e filo. Ogni giorno dovevo essere pronto a tutto, ad ogni sorpresa ed ostilità, ma guardando indietro vedevo il paesaggio che avevo appena percorso e portavo con me la convinzione che questo, seppure fosse già un ricordo, mi dava coraggio per proseguire e che la mia avventura non era ancora finita».

Ricordi, tanti ricordi, li vuole custodire e anche condividere, qui in questo spazio, libero come l'avventura. Dormire nei boschi non è stato facile, specialmente le prime notti, circondato da rumori sconosciuti, tanti rumori e lui lì sveglio a cercare di classificarli.

«Poi mi sono un po' abituato, non che i rumori fossero la mia ninna nanna, ma crollavo dalla stanchezza e dovevo riprendere alla svelta le forze per il giorno seguente, la pedalata da un centinaio di chilometri come minimo, tutti i giorni. Animali, suoni, sibili nella notte, ma di giorno ogni incontro che ho fatto sarebbe da descrivere, con leggerezza e gioia per alcuni, con amarezza e nervoso per altri. E' proprio vero che se viaggi puoi incontrare di tutto, da persone gentili che ti vogliono aiutare a personaggi che ti penti anche solo di aver salutato. Curioso incontrare un arzillo vecchietto ottantenne che se ne andava a piedi per il mondo o altri avventurieri che incrociavo, con le stesse aspettative e la stessa luce negli occhi. Che meraviglia! Ma che arrabbiature quando tra navigatore impazzito e passanti ancora più storditi mi facevano sbagliare strada! Momenti in cui mi sarei fermato lì, anche in mezzo alla strada, fermo a imprecare: no così non va bene, perché proprio a me?».

Poi finalmente a casa riordina le idee e i ricordi e il pensiero è subito uno, il primo: vuole ripartire ancora. Ha altrettanti chilometri da fare e da organizzare subito un nuovo viaggio. Prossima meta, sempre in bicicletta, raggiungere la Scozia, il lago di Lockness e tornare facendo il giro più largo, attraverso l'Irlanda.

 

Raffaella Zanovello

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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