• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Europa > Turchia: la direttrice di Amnesty International in carcere

Turchia: la direttrice di Amnesty International in carcere

Un amaro compleanno in carcere per la direttrice di Amnesty International Turchia. 

İdil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, ha trascorso, il suo compleanno (lo scorso 13 ottobre) nella prigione n. 9 di Silivri, sul lato europeo della provincia di Istanbul, lo stesso luogo dove ha passato gli ultimi 102 giorni in attesa di un processo per ridicole e assurde accuse di terrorismo.

Arrestata il 5 luglio mentre prendeva parte a un seminario insieme ad altri sette difensori dei diritti umani e a due formatori, per oltre due mesi non ha potuto ricevere visite né avere accesso alla posta elettronica: Silivri è il più grande complesso penitenziario europeo ed è un carcere di massima sicurezza.

Con lei, ed è un caso senza precedenti nella storia di Amnesty International, è in prigione anche il presidente dell’organizzazione, Taner Kılıç.

Domenica scorsa, un procuratore si è spinto a chiedere fino a 15 anni di carcere per İdil Eser, Taner Kılıç, gli altri sette difensori dei diritti umani e i due formatori.

“Non ho commesso alcun reato se non quello di difendere i diritti umani. La prigione mi sta rendendo ancora più determinata ad agire per i valori in cui credo. Non accetterò alcun compromesso”, ha dichiarato in uno dei rari messaggi che ha potuto inviare fuori dal carcere.

İdil Eser sa bene che questi arresti fanno parte di una campagna pianificata dal governo per ridurre al silenzio ogni voce critica. Dal fallito colpo di stato del luglio 2016 con la conseguente introduzione dello stato d’emergenza, sono state avviati procedimenti giudiziari nei confronti di 150.000 persone.

Negli ultimi 12 mesi, oltre 180 mezzi d’informazione sono stati chiusi e 2500 tra giornalisti e altri operatori dell’informazione hanno perso il lavoro. Oltre 140 di loro sono sotto processo o in attesa del suo inizio.

Nella Turchia di Erdoğan il dissenso è diventato un crimine e i difensori dei diritti umani sono sotto tiro. Ma – anche se le mancano i suoi tre gatti (nella foto, “Pamuk”), la musica, i colleghi e l’ufficio di Amnesty International – ciò che oggi, da dietro le sbarre, İdil Eser manda a dire è che non ce la faranno a metterli a tacere.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità