Tetto alunne e alunni stranieri: quali decisioni per una scuola aperta alla convivenza delle differenze
Un’aula scolastica non è un insieme di numeri e statistiche, ma un luogo di comunità, relazioni e crescita reciproca.
In questo articolo, EDI - Diritti, Infanzia e Adolescenza, capofila del progetto Scuola Innovativa, propone una riflessione sul tema del "tetto" per le alunne e gli alunni stranieri, riportando al centro del dibattito il ruolo autenticamente inclusivo della nostra scuola pubblica. Per superare le disuguaglianze occorrono risposte pedagogiche solide, risorse per l'apprendimento linguistico e percorsi condivisi con le famiglie.

Nella scuola italiana entriamo ogni giorno attraverso i tanti progetti educativi che portiamo avanti in centinaia di classi in tutta Italia; incontriamo la dirigenza, il corpo docente e il personale ATA, e attraverso il tema dei Diritti Umani entriamo in relazione educativa con migliaia di alunne e alunni. Consideriamo la scuola, seppure piena di problemi e fatiche, un luogo di convivenza tra le differenze, dove la diversità può diventare ricchezza, dove l’incontro con l’altra persona, chiunque sia e da ovunque provenga, porta opportunità e crescita.
Come cooperativa EDI, che ha nella sua missione la promozione e la formazione sui Diritti Umani per l’Infanzia e l’Adolescenza, ci sentiamo parte del mondo scuola, seppure come esperte ed esperti esterni, e per questo sappiamo quanto sia complesso gestire i percorsi di convivenza, anche linguistica, tra le diversità che a scuola si incontrano.
Nella nostra idea di scuola, per affrontare questa complessità ed evitare che si trasformi in problema, ma diventi opportunità, serve che l’aula scolastica rimanga uno spazio e un tempo dedicato all’apprendimento e alla crescita, dove il rispetto reciproco tra tutte le persone coinvolte deve essere una condizione inderogabile. Rispettare una persona significa considerarla nel suo valore come essere umano, e non come un problema.
Il problema non è nelle persone. Il problema risiede nelle decisioni sul come affrontare un tema complesso. Dentro una dinamica di gruppo d’aula, la presenza di alunni e alunne che stanno ancora sviluppando le proprie competenze nella lingua italiana (difficoltà che in alcuni contesti è anche di persone italiane da generazioni e generazioni) si può affrontare decidendo di:
dotare la scuola di servizi che rafforzino l’apprendimento linguistico;
agevolare il gruppo classe nelle sue dinamiche di scambio e aiuto reciproco;
attivare tutta la comunità educante della quale la scuola è parte;
declinare le risposte educative in base alle specifiche caratteristiche di ogni scuola.
Prendere queste decisioni da parte di chi ha il potere significa riconoscere che si è davanti ad una questione complessa che necessita di attenzione e di risorse. Per fare il bene della scuola, e quindi di alunne e alunni, ci vogliono decisioni supportate da idee che devono essere di lunga prospettiva e non schiacciate su esigenze con altre finalità, e ci vuole la volontà politica di investire risorse. Non servono bonus una tantum, ma occorre un piano di investimenti che accompagni e supporti un pensiero educativo di lunga durata, che metta al centro le persone, gli alunni e le alunne, tutte le alunne e tutti gli alunni, e che abbia come riferimento il loro diritto all’istruzione pubblica e gratuita come sancito nella Costituzione Italiana e richiamato dalla Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e Adolescenza.
Dentro il percorso decisionale che si è descritto, EDI si riconosce e trova riferimento per la sua azione educativa e formativa sui Diritti Umani. Nel nostro approccio metodologico la persona è portatrice di valore e quindi di diritti, gli stessi che gli facciamo esercitare all'interno del nostro intervento a scuola dove decidiamo di:
offrire percorsi che aiutano i gruppi classe nell’apprendere e esercitare i loro diritti all’interno di relazioni rispettose anche nelle differenze sociali, culturali, linguistiche e religiose;
fare il massimo possibile per attivare reti e risorse della comunità educante della scuola a supporto della convivenza tra le differenze;
adattare ogni volta il nostro intervento alle caratteristiche, ai bisogni e alle diverse esperienze linguistiche, sociali, culturali e religiose presenti nel gruppo classe in cui lavoriamo per consentire a tutte e tutti la piena, libera e attiva partecipazione alle nostre attività.
E dove decidiamo di offrire servizi gratuiti alle scuole perché siamo organizzati per reperire i fondi attraverso bandi e donors.
Proprio perché là agiamo ogni giorno sappiamo quanto sia difficile, ma non impossibile, mantenere ferma questa catena decisionale, ma sappiamo anche che risulta più facile ogni volta che incontriamo una comunità educante che ha preso decisioni convergenti con quelle descritte.
Decisioni opposte a queste costituiscono solo propaganda e, peggio ancora, contribuiscono ad aggravare il problema invece che risolverlo, diventano parte del problema. Veicolare idee in base a cui la diversità “non italiana” sia fondamentalmente un problema è, di fatto, il problema.
Buon anno scolastico a tutte e tutti.
Articolo a cura di Guido Antonelli Costaggini
Pubblicato sulla pagina Facebook EDI - Diritti, Infanzia e Adolescenza
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