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Sassari consegna a Roberto Saviano le chiavi della città

Sassari consegna a Roberto Saviano le chiavi della città.

“Se puoi sognare, puoi fare!”. Il congedo di Roberto Saviano dagli oltre mille, forse duemila sassaresi che hanno assediato con molto calore la piazza Moretti, (dedicata alla giovane urologa, vittima del femminicidio nel 2002), trabocca di sensi. Pieni, intensi, coprono di significati e conoscenze, l'emotività dell'attesa (iniziata oltre due ore prima, l'orario programmato) che non evapora al calar del sole. Dopo Cagliari e Nuoro, a Sassari sono i Tenores di Neoneli che accolgono Roberto con due canti tipici di Barbagia, “la vera Balentia della Legalità".

C'è il sindaco Ganau che ha atteso anche lui insieme all'assessore alle cultura Dolores Lai, i tempi della sicurezza, necessari all'ingresso (opposto a quello previsto, maggiormente presidiato) dello scrittore. In piedi sul palco riceve dal primo cittadino le chiavi della città nella prima ovazione. Emozione tagliata a fette e rotta dalla autoironia sulla statura: “In tv sembro sempre alto e poi quando mi vedono, dicono: com'è basso!” Risate e ancora applausi per tenerlo, non seduto e fermo, ma in piedi per una buona ora. Saviano attacca i temi esposti nel suo ultimo libro, Zero Zero Zero, (Feltrinelli Editore) vissuti in Sardegna, ben oltre il possibile e medio immaginario isolano. “È necessario stare qui e difendere queste bellezze che appaiono ancora incontaminate”. Non estranee all'invasione della coca che fattura nella sola isola oltre 200 milioni di euro. Dove l'arresto di queste ultime ore, rendono il mitico Grazianeddu Mesina, quasi un inconsapevole testimonial all'oracolo di Saviano. Che affonda sull'esigenza di approfondire le notizie, capirne le dinamiche.

Sconcertanti quelle scovate in prossimità di Olbia, sede di una sofisticata raffineria di avanguardia circa le tecniche di trattamento della coca, tipiche dei grossi centri internazionali di spaccio. Di qui il progetto dei narcos di rendere l'isola, centro logistico di stoccaggio per i traffici di stupefacenti. Un innesto strategico non solo per il limitato consumo interno, più vacanziero ed elitario della Costa Smeralda, quanto sullo snodo internazionale delle rotte tracciate dalla polvere bianca. La potenza narrativa di Saviano riesce a fondere elementi contrapposti: trecento miliardi di dollari riciclati in America e patteggiati dalle banche a fronte di nuove normative anti crisi (leggi anti mafie) grazie a figure carismatiche come Martin Woods (il Falcone d'oltreoceano); un miliardo e novecento milioni di euro, la cifra accertata per la prima banca europea, la britannica HSBC. Sull'altro fronte la migliore giurisprudenza anti crimine nata in Italia, culla delle più antiche e potenti mafie del mondo.

La retorica che colpisce lo stesso autore di Gomorra, come tutte le persone che diventano personaggi, si concentra nella diffidenza. Il cuore nero di tutto il ragionamento medio e ben pensante compatibile con la volontà del sistema. “Vedevo la mafia fuori di me, senza aver visto la mafia dentro di me” - È questo il passaggio cruciale della narrazione: si può essere deboli, senza compromettersi, sbagliare senza delinquere. Resistere alla vendita di un diritto (il voto di scambio), spacciato per un privilegio. La Sardegna calza in pieno questa cultura del Mezzogiorno collusa e governata dal malaffare. Distribuita e alimentata sul territorio da attività in chiaro (finanziarie e grande distribuzione) dedite a ripulire denari per governare schiavitù e ignoranza in nero.

È complicata e dura difenderla, in ogni caso non vale la pena rimetterci la vita. I riferimenti alle vittime di mafia sono ricorrenti: Don Pino Puglisi, Don Peppino Diana, Pippo Fava, Giancarlo Siani sino al meno noto Cristian Poveda (autore della gomorra tropicale “La Vida Loca”). E in questo elenco di vittime dove il sopruso regna sovrano, arriva il sollievo della parola, l'unguento della conoscenza. “Loro hanno paura dei lettori, mica degli autori” Ma questi ultimi servono a mettere in moto la consapevolezza, la potenza delle idee: Salamov (“stavo per morire per qualcosa che non credevo neanche di avere, la mia anima”), Szymborska (“ascolta come mi batte forte il tuo cuore"). Non da ultimo il nostro Saviano: ”se puoi sognare, puoi fare!” Anche sognare è complicato. A Sassari i librai indipendenti uniti con Liberos che promuovono questa e tante altre iniziative analoghe lavorano ogni giorno per diffondere questi sogni avvicinandoli alla realtà.

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