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Diritti negati: a Sassari il confronto sui fondamenti della Costituzione

In Aula Magna la tappa sarda dell'Espresso. Con i cronisti del settimanale, il Magnifico Rettore e Giorgio Airaudo. “Per andare a battere i pugni a Bruxelles occorre credibilità, non solo per i politici ma anche per i loro elettori”. La conclusione, al suo intervento, di Fabrizio Gatti svela la cifra sullo stato democratico del nostro Paese. Che mostra un'allarmante crescita nelle diseguaglianze sociali con un altrettanto prolificarsi di diritti negati.

Per trattarli nella corretta e drammatica portata la conferenza del 23 maggio che ne trae il titolo, riunisce nel cuore dell'ateneo sassarese, rappresentato dal M agnifico Rettore Attilio Mastino, la prima linea delle firme dell'Espresso. Oltre il già citato Gatti, (“Gli anni della peste” è il suo ultimo romanzo edito da Rizzoli, che narra 20 anni di trame irrisolte nell'intreccio Stato-mafia) partecipano il direttore Bruno Manfellotto, gli editorialisti Michele Ainis e Tommaso Cerno con il deputato SEL Giorgio Airaudo, già segretario nazionale FIOM. L'impossibilità di elencare tutti i diritti negati oltre lo stabilirne una priorità nella gravità della violazione, risulterà al termine della sessione di studio, un fattore ancor più buio rispetto alla necessità di rimarcare il termine “negati”. La constatazione lucida di Tommaso Cerno, che modera il dibattito, indirizza luci su tematiche nazionali puntualmente corrose dall'indebolimento delle tutele sancite dalla nostra Costituzione. In un Paese, ricorda lo stesso Cerno, dove “il Diritto nega i Diritti”.

Un'applicazione di questo paradosso risiede nella scuola italiana e nell'Università, secondo il rettore Mastino, che, ricordando le controindicazioni della legge 240 (Gelmini), vede nella precarizzazione dei ricercatori con l'esiguo 0,7 per cento di PIL destinato all'Università e un'intollerabile, inutile eccesso di burocratizzazione quotidiana nelle attività degli atenei, gli effetti peggiori gravati sugli studenti. Il regno in espansione dei diritti negati attiene evidentemente al mondo del lavoro. La descrizione della parabola ascendente circa la deroga di tutele e diritti sanciti dalla Costituzione, è avviata da Bruno Manfellotto che analizza il terreno della massa critica, contaminato da un “eccesso d'informazione”. Montata sovente da una “quantità enorme di materiale” (fa scuola il dossier WikiLeaks di Assange) non ordinato e gonfiato molto da sensazioni, provocazioni, una sorta di “rumore di fondo” che evita di capire cosa succede, esasperando il “chi sta con chi”.

Il picco drammatico è segnato nell'intervento di Giorgio Airaudo che non cela un velato imbarazzo nel nuovo ruolo a Montecitorio, già rubricato come “esperienza temporanea”. L'ex sindacalista cita “un uso ideologico della crisi”, sostenuto da troppa informazione omologata. Che enfatizza le ultime iniziative finanziarie di FIAT (il trasloco di domicilio fiscale dall'Olanda al Regno Unito) emarginando le ultime rivoluzionarie evoluzioni di Fabbrica Italia, firmate Marchionne. Che di fatto hanno scaricato sui lavoratori, operazioni multinazionale finaziaria, con baratti (ricatti) formalizzati con referendum posticci, finalizzati alla erosione di norme e regole contrattualizzate in uno statuto dei lavoratori, ormai ricordo sbiadito. Sul precariato insiste l'ultima agenzia ISTAT che conta oltre 410 mila posti di lavoro a tempo indeterminato distrutti e non ripianati nello scorso anno. Ricordando ancora che (ironia della sorte) proprio gli estensori di questi dati presso l'ente governativo di ricerche statistiche, sono anch'essi precari nel loro rapporto di lavoro sempre più a rischio. Il gigantismo industriale compreso i disastri ambientali e penali del caso Ilva di Taranto, riflettono comuni scempi di morte e ricatto sul filone salute-lavoro-reddito, ben noti tristemente nel territorio vasto del polo petrolchimico turritano.

Le narrazioni antropologiche di Gatti (premiato recentemente a Sassari con il premio giornalistico "Pino Careddu" istituito dalla fondazione Sassari Sera), con le sue inchieste da “fuori di testa” (da brivido la ricostruzione delle attività d'ingaggio di manodopera in Fincantieri a Marghera), le considerazioni finali di Ainis sul rapporto fra “costo e pretese” dei diritti lasciano aperto un campo simile ad uno scenario post bellico. Ricostruirlo o evitarne gli effetti, superati nel Novecento, è la prima priorità. l dialoghi dell'Espresso nelle Unirversità italiane dopo l'esordio lo scorso 5 aprile alla Federico II di Napoli, e le visite in altre piazze italiane del sapere, fra cui: Palermo, Milano, Bologna, Pisa concluderanno la serie con i prossimi appuntamenti di Roma e L'Aquila.

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