Russia, la giustizia usata come arma contro la memoria e il dissenso
L’8 aprile il tribunale di San Pietroburgo ha emesso il verdetto nei confronti di sei giovani per il mero sospetto che appartenessero al movimento giovanile democratico “Vesna”.

Le condanne sono state spietate: 12 anni per Anna Arkhipova, 11 per Yan Ksenzhepolsky, 10 per Vasiliy Neustroev, sette anni e mezzo per Pavel Sinelnikov e, infine, sei anni e due mesi per Evgeniy Zateev e Valentin Khoroshenin.
Come se non fossero sufficienti, il tribunale ha inflitto pene aggiuntive, da scontare al termine delle condanne, che prevedono il divieto di prendere parte a eventi pubblici o di scrivere per riviste e pubblicazioni online.
Anna, Yan, Vasiliy, Pavel, Evgeniy e Valentin erano stati arrestati in differenti città russe il 6 giugno 2023, trasferiti a Mosca e posti in detenzione preventiva.
Erano successivamente stati accusati di partecipazione a “una comunità estremista”, “diffusione di informazioni false sulle forze armate russe”, “invocazione di azioni considerate minacciose per la sicurezza dello stato”, “incitamento a disordini di massa” e – riporto la definizione esatta – “mancanza di rispetto per i giorni della gloria militare e per le date memorabili della Russia”.
Il tutto per aver espresso posizioni, in pubblico e sulle piattaforme social, contro la guerra all’Ucraina.
Valentin Koroshenin, non è chiaro quanto spontaneamente, si è dichiarato colpevole e ha testimoniato contro i cinque co-imputati.
Almeno altre 15 persone sospettate di far parte di “Vesna” hanno lasciato la Russia e i loro nomi sono sulla lista dei ricercati dalla polizia.
Ancora una volta il sistema giudiziario russo ha messo il timbro sulla repressione politica orchestrata dal Cremlino.
Ma non è finita lì. Appena un giorno dopo la condanna dei sei attivisti, la Corte suprema russa ha accolto la richiesta del ministero della Giustizia di designare come “estremista” il cosiddetto “Movimento pubblico internazionale Memorial”: una definizione generica utilizzata dal governo per imporre il divieto a tutte le organizzazioni collegate a Memorial, una delle più antiche organizzazioni della società civile in Russia e co-insignita del premio Nobel per la pace 2022.
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