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Renzo Riva

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Ultimi commenti

  • Di Renzo Riva (---.---.---.182) 27 giugno 2011 22:28
    Renzo Riva

    Altra mai, pregevole, di Roberto Vacca pervenutami in data 27 nAprile 2011


    Allego un mio SCOOP, pubblicato oggi da TUTTOSCIENZE - LA STAMPA, ma ancora
    ignorato da tutta la stampa italiana (e anche parecchia straniera).

    Il Giappone, che vanta perfezione tecnologica (zero difetti, miglioramento
    continuo, etc.)

    NON HA UNA RETE ELETTRICA INTERCONNESSA
     
    [Invece le reti elettriche europee sono interconnesse da decenni. Servono 400 M di abitanti; hanno potenza di 700 GW].

    La metà orientale del Giappone (dove sono ferme le centrali di Fukushima) ha una rete a 50 periodi (80 GW - ora diminuiti). La metà occidentale ha una rete a 60 periodi (100 GW). C’è una stazione di conversione di frequenza, capace di trasferire solo metà dell’uno % della potenza totale. La situazione è assurda renderà difficile la ripresa industriale dopo il
    disastro.

    Anche Wikipedia documenta la situazione. Il numero di Maggio di SPECTRUM (mensile dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers) ci dedicherà un articolo dettagliato. Si trovano conferme interessanti anche con GOOGLE.

    Avevo scritto l’articolo il 4 aprile, ma vari giornali non l’ hanno considerato interessante. TUTTOSCIENZE lo ha accettato (p.26) e ha dato risalto alla questione. [Alle pagine segg. Buoni servizi su ricerca spaziale e matematica].

    Impariamo e sfatiamo leggende.

    Best
    Roberto

    Giappone: rischiosa la rete elettrica non intelligente
    di Roberto Vacca, 4 Aprile 2011

    Taluno ha detto: “Il nucleare è troppo rischioso, perché ha prodotto un disastro tremendo perfino in Giappone - il Paese che usa alta tecnologia di qualità eccellente. Figurarsi che accadrebbe in Italia col nostro pressappochismo.”
    Non è un ragionamento sensato. Alti livelli di sicurezza si garantiscono elaborando alberi di eventi (per analizzare le conseguenze di ogni possibile rischio). Si assicurano anche costruendo sistemi ridondanti: in caso di guasto ogni funzione è svolta da altre unità, per altre vie – si chiama ridondanza. Ma in Giappone è inaffidabile proprio la rete elettrica. Fu creata nel 1896 già suddivisa in due parti, quando aziende elettriche delle regioni orientali importarono apparati Siemens (funzionanti a corrente alternata a 50 Hertz, cioè 50 cicli al secondo) e altre nelle regioni occidentali ne importarono da Westinghouse e General Electric (funzionanti a 60 Hertz). Le due reti hanno dimensioni poco diverse e sono restate separate e incompatibili per 115 anni – fino a oggi. Quindi le centrali dell’Ovest, non coinvolte nel recente disastro, non potevano e non possono essere collegate per alimentare utenze dell’Est. In mezzo c’è una centrale di conversione di frequenza, ma la potenza massima che può trasformare da 60 a 50 Hertz è meno di un GigaWatt (un milione di kiloWatt) cioè la metà dell’uno per cento della potenza totale. Questa può produrre 80 GigaWatt nella parte Est e 120 GigaWatt nella parte Ovest. La situazione è documentata nella letteratura tecnica e, naturalmente, su Web, la rete Internet e anche su Wikipedia.
    È una situazione assurda: molti elettrotecnici italiani non riescono a credere che i giapponesi l’abbiano ereditata tranquillamente. Ai tempi antichi in Italia esistevano piccole reti a 42 Hertz, ma si allinearono sui 50 Hertz come il resto d’Europa. Gli anziani ricordano che le linee ferroviarie liguri-piemontesi furono costruite nel 1925 (e fino alla guerra) in corrente trifase (3000 Volt, 16 2/3 Hertz). Dopo la guerra tutte le ferrovie italiane usarono corrente continua a 3000 Volt – standard unico. I giapponesi portano un ritardo di oltre 60 anni. Fare energia nucleare o solo gestire l’energia di un paese in queste condizioni è rischioso – e rallenterà la ripresa dopo il disastro dell’11 Marzo.
    La gestione di grandi sistemi tecnologici non è una scienza esatta. Si giova anche di principi semplici che chiunque può capire. I giapponesi hanno vantato la teoria e la pratica del kaizen – tendenza al miglioramento continuo: operare ogni giorno meglio del giorno prima, innalzando la qualità, la sicurezza, la funzionalità, la semplicità di ogni impianto, di ogni fabbrica, di ogni prodotto. Ai lavoratori giapponesi si insegna a tenere note delle proprie esperienze e a comportarsi come piccoli scienziati. L’impegno personale non basta: lavoratori e operai si organizzano, allora, in “circoli di qualità” per discutere problemi e cercare soluzioni nuove. Teoria e pratica della gestione totale di qualità furono introdotte in Giappone dopo la guerra da famosi esperti americani (Baldridge, Juran). Si parlava di “difetti zero” – e a ragione. La perfezione di prodotti nipponici divenne proverbiale. Però hanno trascurato questi sani principi proprio nel settore dell’energia elettrica, in cui la rete rappresenta una ricchezza enorme. Rende disponibile l’energia ovunque sia richiesta e ovunque sia generata – ma in Giappone no. Il principio del Kaizen è stato disatteso anche nelle centrali nucleari di Fukushima. Furono costruite 40 anni fa: per modernizzarle: non era disponibile un giorno solo, ma 14.600 (= 40 x 365). Invece sono rimaste alla tecnologia di mezzo secolo fa. Nei progetti moderni la sicurezza deve essere intrinseca: gli interventi di raffreddamento non sono affidati a circuiti di controllo che fanno partire motori, ma a fenomeni naturali come la dilatazione di metalli e la forza di gravità. Piccoli reattori nucleari a sicurezza intrinseca sono stati progettati (ma non costruiti) anche a Roma. L’eccellenza della qualità non può essere solo vantata: va progettata, realizzata e controllata.

  • Di Renzo Riva (---.---.---.182) 27 giugno 2011 22:17
    Renzo Riva

    Sopra è riportata una mail pervenutami dallo stesso Vacca col lquale intrattengo un rapporto epistolare.

    Scrive:
    Spiegarle al pubblico

    Per me è da populisti.
    Sarebbe già tanto si spiegassero fra studiosi della materia.

  • Di Renzo Riva (---.---.---.182) 27 giugno 2011 22:12
    Renzo Riva

    di Paolo,
    è proprio lui.


    Allego mio articolo pubblicato oggi da L’UNITA’ sul referendum nucleare.
    Spiego perché voto SI: in questo modo si elimina la legge 75/2011, confusa
    e incasinata [introdotta il 26/5 dall’attuale governo] che dà carta bianca
    al governo per adottare fra 12 mesi le "strategie energetiche nazionali" che
    vorrà - e data l’usuale incompetenza del governo, c’è da aspettarsi il
    peggio.
    Dunque votare SI non vuol dire affatto votare "contro il nucleare", ma
    eliminare una legge deplorevole, dopo di che (anche subito) se ne potrà fare
    un’altra ben congegnata con l’aiuto di esperti. Parecchi di questi esperti -
    amici che stimo - predicano l’astensione. Credono che, mantenendo la legge
    75 (il che accade se non si raggiunge il quorum) si favorirebbe la
    realizzazioni di centrali elettronucleari. Non è così: per farle bene (il
    che è possibile in linea teorica) occorre analizzare tutte le opzioni e
    spiegarle bene al pubblico.
    Il referendum non è pro (NO) o contro (SI) il nucleare, ma pro o contro
    l’orrida legge 75. Chiariamo l’equivoco - simile a quello del referendum del
    1987. Anche questo non fu "contro il nucleare" ma abolì 3 leggi per cui:

    - l’Italia smise di finanziare la ricerca francese sui reattori veloci
    Superphoenix
    - la scelta dei siti di centrali nucleari fu tolta al CIPE e data al
    Parlamento
    - fu abolito il finanziamento ai Comuni in cui costruire centrali nucleari.

    Cerco di dire chiaro come stanno le cose. A confondere le idee contribuisce
    anche Ratzinger, che esorta a usare energie non pericolose per l’uomo:
    dimostra di nuovo di non capire e non sapere. Infatti non cita nemmeno il
    pericolo N°1 - quello delle 12.000 testate nucleari ancora esistenti (con
    potenziale distruttivo equivalente a 730 kg di alto esplosivo per OGNI
    essere umano).
    Concludo: voto SI per le ragioni giuste, non per quelle immaginarie - chi si
    astiene cerca di conservare almeno per 5 anni un’orrida legge della destra.

    IL TITOLO che L’Unità mi ha dato è "Io, uomo di scienza, sul nucleare voterò
    SI" --- spero che chi lo legge capisca subito che non ne sono l’autore. Non
    pretendo di essere uomo di scienza (sebbene abbia prodotto alcuni teoremi
    matematici) - in TV uso il "sottopancia": "ingegnere/scrittore". A chi mi
    chiama scienziato o intellettuale, dico che sono metalmeccanico.
    Best
    Roberto

    Referendum nucleare: astensione controproducente – il SI razionale,
    di Roberto Vacca – 7/6/2011 – L’UNITA’

    È insensato essere pro o contro il nucleare, come lo è essere pro o contro le auto: ottime quelle moderne, mantenute bene, non i ruderi sbidonati. “IL nucleare” non esiste. Va bene quello modulare a sicurezza intrinseca, non quelli di Chernobyl o Fukushima. Il primo non potrebbe certo esser realizzato in base alla legge 75/2011 del 26/5/2011: un minestrone generico (nelle ultime 3 righe cambia anche il proprio titolo). Parla anche di stampa, TV, Servizio Sanitario in Abruzzo, trattamento scorie radioattive. Stabilisce: “entro un anno il Consiglio dei Ministri adotterà strategie energetiche nazionali, diversificando fra fonti energetiche”. Cioè: carta bianca all’attuale governo (che ha dimostrato incompetenza e priorità distorte in tanti settori) per ricorrere a nucleare o qualsiasi altra fonte.
    Se il Referendum del 12 Giugno non raggiungesse il quorum, ci porteremmo dietro per 5 anni questa legge vaga, aperta a improvvisazioni avventate. Ho ricevuto da Chicco Testa un “Appello di intellettuali e scienziati per non chiudere definitivamente l’opzione nucleare in Italia”: invita a disertare le urne, così senza quorum il referendum si annullerebbe. Hanno aderito colti amici fra cui fisici ed esperti. Penso che abbiano fatto male. Il testo dice: “la vittoria del SI provocherebbe una censura preventiva che impedirebbe agli italiani di essere informati sull’evoluzione del nucleare e … indebolirebbe il ruolo dell’Italia nella discussione internazionale. È, invece, importante che il nostro paese abbia voce in capitolo per stabilire i requisiti di sicurezza da imporre alle decine di centrali alle nostre frontiere.” Non è vero. Cancellare articoli della legge 75 bloccherà iniziative avventate del Governo: non l’informazione. Questa è stata bloccata, invece, dai tagli che il Governo ha praticato a ricerca e risorse della scuola. La confusa legge 75, poi, non darebbe voce in capitolo all’Italia per stabilire norme internazionali. L’Appello dice che la Legge 75 permetterebbe di “conquistare la fiducia delle popolazioni locali … riaprendo il discorso sul nucleare”. Non è così: la fiducia del pubblico si ottiene offrendo informazione chiara, fornita da esperti veri - non con testi burocratici e improvvisati.
    Dunque non aderisco a quell’appello. Disapprovo l’astensione: conserverebbe la legge confusa del 26/5, chiudendo la strada a decisioni sensate. È bene che l’energia nucleare sia prodotta e sottoposta al controllo della società. Per farlo è vitale che il pubblico sappia di più e capisca i problemi. Voterò SI – eliminata la Legge 75, faremo bene, poi, a diffondere conoscenza, fare ricerca, progettare e realizzare soluzioni energetiche anche nucleari, sicure e condivise.
    Taluno dice: “Il nucleare è troppo rischioso:ha prodotto un disastro perfino in Giappone - che usa tecnologia alta ed eccellente. Figurarsi che accadrebbe in Italia col nostro pressappochismo.” Ma anche il Giappone è inaffidabile. Perfino la rete elettrica è suddivisa in due, nelle regioni orientali a 50 Hertz, nelle regioni occidentali a 60 Hertz. Le due reti, incompatibili, hanno dimensioni simili. Le centrali dell’Ovest, non coinvolte nel recente disastro, non possono alimentare l’Est. Inoltre anche Fukushima non è stata modernizzata per 40 anni. Il Kaizen (= miglioramento continuo) giapponese è un mito. Pratichiamolo noi: ma sul serio.
    La sicurezza deve essere intrinseca: gli interventi di raffreddamento non vanno affidati a circuiti di controllo che fanno partire motori (sempre vulnerabili), ma a fenomeni naturali (dilatazione di metalli, forza di gravità). Piccoli reattori nucleari a sicurezza intrinseca sono stati progettati anche a Roma. L’eccellenza della qualità non può essere solo vantata: va progettata, realizzata e controllata. Le opzioni sono tante. Fra queste anche il ricorso ai più sicuri reattori di quarta generazione ad alta temperatura raffreddati a gas. Per prendere queste decisioni complesse bisogna studiare e capire, non ripetere slogan pro e contro.

  • Di Renzo Riva (---.---.---.245) 27 giugno 2011 11:57
    Renzo Riva

    Chi erano i coglioni che dicevano che il nucleare non ha futuro?
    I sinistrati eco-storditi e gli eco-terroristi?

    Siete serviti col nuovo PEN giapponese.

    In più nel mondo si stanno costruendo altri 65 reattori per l’elettronucleare.

    Le risibili giravolte di Margherita Hack e Roberto Vacca ci dicono che non meritano dignità scientifica. Peccato per loro.

    L’abbandono di Germania e Svizzera?
    Tattica politica dilatoria che si concluderà come in Svezia.

    http://www.alessandriaoggi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2931&Itemid=28

    Renzo Riva scrive: Sapete cosa accadrà nel 2022 in Germania? Quello che è già accaduto in Svezia nel 2010, data di prevista chiusura del nucleare svedese decisa nell’anno 1988. Vi chiederete: cosa accadde nel 2010 in Svezia? Accadde che dissero: contro ordine compagni, balilla e giovani svedesi, nucleare è bello perché è indispensabile; e tutti vissero felici, contenti e nuclearizzati. Così è se vi pare.

    Altri miei articoli pubblicati su Alessandria Oggi

    http://www.alessandriaoggi.it/index.php?option=com_search&Itemid=99999999&searchword=Renzo+Riva&submit=Cerca&searchphrase=exact&ordering=newest

  • Di Renzo Riva (---.---.---.245) 27 giugno 2011 11:44
    Renzo Riva

    Bersani!
    Basta ammuina.
    Chi paga le tasse?

    Stefano Tomassi
    Per sconfiggere il silenzio bisogna urlare ed e’ giusto che Caldoro lo faccia, basta omerta’ cinquantennale della sx!...............


    Pasquale Balice
    prendersela con la lega vuol dire proprio fare il gioco del de monnezzis.... non avete capito che è questo ciò che vogliono, portare la guerra in casa nostra??? Caldoro che difenda la propria dignità in tribunale, noi gli saremo tutti vivino, ma i problemi di napoli lasci che se li sbrogli il sindaco di napoli....a caldoro solo ciò che le legge gli IMPONE,...per il resto che siano cazzi partenopei!!!!


    Dario Renzullo
    presidente attacca questa infamia siamo con te!!!!!


    Renzo Riva ‎.
    .
    Sbagliato prendersela con la LN.
    Senz’altro a Caldoro non possono essere imputati i ritardi di chi l’ha preceduto ma il finale dell’intervento di Balice non fa una piega.
    La magistratura parte-nopea e parte-taliana vuole mettere tutto in un grande calderone e solo sollevare un grande polverone al fine di disorientare il pubblico (finalità eversive giudiziarie) per nascondere le vere responsabilità del vari Bassolino (nei 15 anni del suo regno spese 20.000 miliardi di lire - 4.000 solo nei tre anni di commissario straordinario per l’emergenza rifiuti - e da sidaco e presidente della Campania i restanti 16.000) e Rosetta più o meno Jervolino.; più di 1.000 miliardi di lire ad ogni anno di regno comunista.
    Questa informazione quando la leggeremo sui giornali e altri media nazionali?
    Forse mai.
    Ma la merda mediatica quotidiana infanga tutto e tutti facendo tanta comunicazione/propaganda e senza un briciolo d’informazione

    Mandi,
    Renzo Riva

    C.I.R.N. F-VG – Comitato Italiano Rilancio Nucleare

    [email protected]
    http://renzoslabar.blogspot.com/
    +39.349.3464656


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