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Renzo Riva

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  • Primo articolo mercoledì 12 Dicembre 2009
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Ultimi commenti

  • Di Renzo Riva (---.---.---.190) 29 giugno 2011 01:01
    Renzo Riva


    Ti potevi anche risparmiare questo mare di banalità.

  • Di Renzo Riva (---.---.---.190) 29 giugno 2011 00:57
    Renzo Riva
    Ho inviato il link di questo articolo al prof. Franco Battaglia che mi risponde


    non "nonostante f.", ma "come ci insegna f.", il nucleare continua.

    MANDI
  • Di Renzo Riva (---.---.---.102) 28 giugno 2011 13:46
    Renzo Riva

    E dopo aver mangiato,
    mangiato e ben bevuto,
    ti fa vedere il buco

    con tutto quel che segue.

    passata l’isteria del dopo Fukushima si tornerà alla situazione precedente
    (come avvenne dopo Chernobyl)

    negli anni successivi a Chernobyl l’opinine pubblica italiana è stata divisa in due con una leggera prevalenza degli antinucleari, una significativa quota di indecisi ed un terzo degli anti nucleari disponibili a cambiare idea qualora ci fosse "una soluzione definitiva al problema dei rifiuti radioattivi"

    i pro nucleari hanno superato gli anti (di pochi punti percentuali) quando il prezzo del petrolio, pochi anni fa, ha superato abbondantemente i 100 dollari al barile, per lo meno nella disponibilità a discutere del ritorno al nucleare.

    la crisi energetica mondiale è già in atto, confermata da quanto sta avvenendo in Libia ed in altre parti del mondo arabo e non verrà arrestata dall’utilizzo del gas.
    La notiamo poco in quanto abbiamo una depressione delle attività manifatturiere del mondo occidentale.
    il mondo corre veloce, India, Cina, Brasile, ecc hanno raggiunto il momento in cui pretenderanno un consumo procapite che si avvicini al nostro.

    per questa ragione credo che le discussioni si riapriranno molto presto e che il vero problema, come nel caso dell’occasione sprecata nei passati tre anni è:

    la qualità della nostra classe dirigente, in un contesto di crisi dell’occidente.

    chi si illudeva che la crisi greca fosse superata, ora deve prepararsi a quelle successvie ed alla crisi dell’Euro.
    in quel contesto verrà rispoposta la domanda agli italiani. Cosa pensate che farà l’Italia da grande?
    forse siamo un paese senza speranza, ma forse è nel momento della crisi che sapremo ritrovare le migliori energie, morali prima che nucleari.

    Riprendendo i fili del discorso, credo che si capisca a cosa serva il nucleare solo se si capisce

    (risalendo il percorso)
    a cosa serve l’energia elettrica,
    a cosa serve l’energia

    quali sono le fondamenta del nostro benessere
    se vogliamo conservarle e rimanere una nazione manifatturiera

    che il mondo è più grande dell’Italia e la sfida dell’energia impegnerà il mondo nei prossimi decenni

    che la vera questione morale è affrontare tale sfida (e non le frottole sull’ambiente)

    che occorre una classe dirigente in grado di sviluppare una visione del futuro ruolo dell’Italia in questo contesto mondiale

    a questo punto si può esaminare cosa fanno gli altri per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e quali prospettive offrono le differenti tecnologie;
    questo esame conclusivo mostra che il nucleare non è LA soluzione, ma parte indispensabile della soluzione (e continueremo ad importarlo).

    Questo breve ragionamento va fatto innanzi tutto a governanti ed amministratori.
    Ieri all’assemblea di Assoacciai si è discusso di: delocalizzazioni e come mantenere la direzione in Italia, gas e carbone "pulito".

    Occorre anche spiegare che esistono, nell’elite europea ed occidentale, alcuni grandi gruppi ed interessi economici che hanno già deciso il progressivo declino del continente ed una politica di forte riduzione dei consumi e dei livelli di vita, presentata nelle vesti di una politica di difesa dell’ambiente.

  • Di Renzo Riva (---.---.---.182) 27 giugno 2011 22:53
    Renzo Riva

    Napolitano di nome e di fatto.
    Sfascista comunista che più non si può.
    In tutta la sua vita politica cosa ha fatto?
    Solo il comunista; come comunista è l’ultratrentennale governo della città di Napoli.
    A napoli c’è anche il mare. Orbene provi a scoparlo per vedere se almeno il comunismo riesce a tenere pulito almeno quello.
    Quando Bassolino e Jervolino in galera?
    Delinquenti ed è tutto dire oltretutto politici pure.
    Come delinquenti tutti i dirigenti che hanno permesso l’evaporazione degli introiti delle tasse della monnezza.

    Renzo Riva
    Buja - UD

  • Di Renzo Riva (---.---.---.182) 27 giugno 2011 22:37
    Renzo Riva

    Sempre di Roberto Vacca altro pregevole intervento via mail
    pervenuta in data 1 Giugno 2011

    Allego mio articolo pubblicato oggi da L’Unità
    - tratta della notizia (che serpeggia, specie in Oriente):
    il Giappone avrebbe usato Fukushima per arricchire plutonio per farne bombe nucleari.
    Fisicamente la cosa sarebbe possibile — ne potrebbero fare, forse, mille.
    Ho analizzato i dati e concludo che il timore è infondato.
    Mi pare una notizia interessante (e buona, tanto per cambiare). È peculiare che avevo proposto il pezzo a 5 noti quotidiani nazionali coi quali avevo collaborato in passato --- e tutti l’hanno rifiutato considerandolo irrilevante. Taluno l’ha definito allarmista.
    Come diceva Oxenstjerna (ministro svedese) 250 anni fa:
    "Videbis, fili mi, quam parva sapientia regitur mundus"

    Roberto


    FUKUSHIMA: FABBRICA DI ARMI ATOMICHE? 
    Di Roberto Vacca, 11 maggio 2011.

    “Il Presidente Goto ha detto in TV che il Giappone ha prodotto dieci missili nucleari. Minacciava di usarle contro gli Stati Uniti, se non avessimo ceduto a certe loro assurde richieste. Non cedemmo e la US Navy ha distrutto quei missili.” – disse il Presidente Durling.
    Questa situazione drammatica è raccontata in uno dei capitoli finali del romanzo di Tom Clancy “Debito di Onore” (1994). Secondo alcuni, però, la realtà supera la finzione: l’unità N°4 di Fukushima non avrebbe prodotto energia: sarebbe stata usata per arricchire plutonio da usare in testate atomiche. Yoichi Shimatsu, giornalista giapponese trasferito a HongKong., sostiene che i ritardi degli interventi di emergenza e l’estrema reticenza miravano a coprire esperimenti e attività mirate a produrre bombe atomiche. Il progetto sarebbe promosso da una congiura fra TEPCO, General Electric, Partito Liberal Democratico giapponese, METI (Ministero giapponese di Economia, Commercio e Industria) e la stessa Casa Bianca.
    Altre fonti, numerose su Web, informano che a Fukushima ci sono 11.000 tonnellate di scorie nucleari non riprocessate (contravvenendo ai regolamenti internazionali). Da questo materiale, in effetti, sarebbe possibile produrre 1000 testate nucleari – secondo il Congressional Research Service USA.
    Sono state già diffuse smentite ufficiali. Su questo terreno critico non c’è da sperare in prove sicure di fatti e intenti. Riporto qui per primi gli elementi che potrebbero confermare le intenzioni giapponesi di dotarsi di armi nucleari.
    Già durante la seconda guerra mondiale fisici giapponesi avevano iniziato ricerche e progetti per realizzare la fissione nucleare, fra cui impianti per produrre acqua pesante in Corea del Nord – poi presi dai russi.
    Quattro Primi Ministri dichiararono pubblicamente che l’Articolo 9 della loro Costituzione non nega il diritto del Giappone a dotarsi di armi atomiche: Nobusuke Kishi nel 1957, Tsutomu Hata nel 1996, Yasuo Fukuda nel 2002 e Shinzo Abe nel 2006. Aggiunsero che il Giappone era in grado di produrre bombe atomiche, ma che non lo aveva ancora fatto. [Kishi fu Ministro del Commercio e dell’Industria del Manchukuo prima e durante la guerra e fu anche il vice del Generale Tojo, impiccato per crimini di guerra nel 1948. Era considerato uno dei 25 criminali di guerra colpevoli di peggiori misfatti. Fu in carcere dal 1945 al 1948 - poi fu primo ministro dal 1957 al 1960.]
    Nel 1970 e nel 1995 il governo giapponese commissionò ad esperti un’analisi costi-benefici dell’eventuale sviluppo indipendente di armi atomiche. In ambo i casi si concluse che era meglio continuare ad affidare la sicurezza internazionale alla protezione USA. L’opzione dell’arma atomica, però, continua a essere considerata.
    Il Giappone è l’unico paese non dotato di armi nucleari ad avere un impianto per riprocessare le scorie: Rokkasho-mura, ove sono in funzione centrifughe avanzate per l’arricchimento dell’uranio.
    L’opzione armi nucleari è stata sostenuta e discussa pubblicamente senza destare scandalo.
    Per contro, altre circostanze indicano che sono infondati i timori di congiura e di imminente trasgressione del Patto di Non Proliferazione (ratificato nel 1976). Questo evento avrebbe ripercussioni ed evocherebbe emulazioni sgradite anche a Tokyo.
    Anzitutto i giapponesi non hanno missili intercontinentali, né siti usabili per un primo test. Inoltre il Giappone ha sviluppato con gli USA un piano comune di difesa missilistica.
    La dottrina dei tre “no” nucleari (non possesso, non produzione, divieto di introduzione nel territorio) è stata riaffermata ripetutamente da statisti e politologi. Ampi strati dell’opinione pubblica avversano la ricerca sulle armi nucleare ricordando le stragi di Hiroshima e Nagasaki
    Il Giappone ha cooperato fin dagli inizi con la IAEA (International Atomic Energy Agency) di Vienna e tutte le sue attività nel settore sono soggette alle salvaguardie e al monitoraggio dell’Agenzia. M. Elbaradei, direttore generale dell’IAEA dal 1997 al 2009 ha scritto: “il Giappone ha impeccabili credenziali per la non proliferazione”.
    Attualmente, poi, dopo il disastro di Fukushima, il Giappone è impegnato nella ricostruzione industriale e del sistema energia. La generazione di elettricità fino all’inizio del 2011, era assicurata dal nucleare per il 35% - ora molto ridotta dopo Fukushima. I piani giapponesi a lungo termine prevedevano entro il 2050 un ricorso quasi esclusivo ai reattori veloci autofertilizzanti. Questi sono molto attraenti per gli alti rendimenti in materiale fissile. Due prototipi (MONJU e JOYO) hanno subìto incidenti e incontrato difficoltà tecniche, come era già accaduto al reattore francese Superphenix disattivato nel 1998.
    I giapponesi devono affrontare già molti problemi (fra cui l’unificazione della frequenza dell’intera rete). Sembra improbabile che decidano di aggravarli avventurandosi nel settore militare.


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