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Recensione del libro Gendarme dei Savoia

Dalla scuola dell'obbligo alla propaganda di massa, il Fascismo non fu un'allucinazione di un solo uomo, ma l'operazione mediatica e di potere più cinica del Novecento. Il Duce sotto una diversa luce.

La storiografia da salotto e la memoria comoda ci hanno raccontato per decenni la favola del dittatore ipnotizzatore, del singolo demagogo che da solo avrebbe irretito una nazione intera. Una narrazione consolatoria, utile a ripulire le coscienze dei poteri forti e delle dinastie dell'epoca. La realtà, raccontata senza sconti nel mio ultimo lavoro, è radicalmente diversa: l'avvento di Benito Mussolini non fu l'opera di un solista, ma una gigantesca sinfonia a più mani.

Altro che colpo di mano solitario. Dietro l'ascesa del figlio del fabbro di Predappio ci fu la regia cinica di una Casa Sabauda terrorizzata dai fantasmi di Ekaterinburg e dall'ombra della rivoluzione. Il "gendarme" Mussolini fu finanziato, protetto e armato dalle casse della Real Casa e dai latifondisti per fare il lavoro sporco: ripulire le campagne, blindare le rendite e fare da scudo umano al Trono.

Il libro ricostruisce con spietata chiarezza ogni fase di questo ingranaggio. A partire dalla colossale operazione di alfabetizzazione di massa: insegnare a leggere ai contadini italiani, dalla Sicilia all'Agro Pontino fino alle campagne del Nord, non serviva ad emancipare le menti, ma a garantire che tutti potessero sillabare le parole d'ordine dipinte a calce sui fienili e divorare la stampa di regime. A questo si aggiunse la pedagogia del martello: gli italiani dovevano essere resi ossessivamente consci delle grandezze e dei fasti della Roma del passato. Un'operazione studiata per inoculare in una popolazione stremata dalla miseria la certezza narcisistica di essere gli eredi diretti di Giulio Cesare, trasformando d'un tratto contadini scalzi in spavaldi legionari di carta.»

Mussolini fu, prima di tutto, il primo vero animale mediatico della storia moderna. Dalle trebbiatrici a torso nudo alle sfrecciate in Alfa Romeo sulla Roma-Ostia, ogni sua mossa fu studiata per la cinepresa e per il consenso. Fu lui il modello e il punto di riferimento imprescindibile per la successiva macchina propagandistica nazista. Ma quando l'illusione delle adunate si è scontrata con la realtà delle suole di cartone e delle bombe americane, la fabbrica della bugia è crollata, travolgendo la carne e il sangue degli italiani.

Una lettura cruda, viscerale e polemica che restituisce la storia alla sua dimensione vera: non un romanzo di eroi, ma un cinico calcolo di potere. Scevro da condizionamenti politici, questo testo offre una dimensione inedita dell'epoca.

Perché alla fine, a guardare bene le carte e i bilanci dell'epoca, sorge un dubbio terribile: forse il "Demonio" fu voluto.

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