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Quel giorno d’estate (Amanda)

Quel giorno d'estate avvenne tutto. Un film di Mikhael Hers, apprezzabile perché fa assorbire lentamente le emozioni, quasi in modo dolce, graduale e senza troppe parole. Bello è poi che la macchina da presa inquadri i luoghi dove le vicende si svolgono, per ben collocarci, osserva tutto come se quanto avviene sia assolutamente reale, non recitato.

La scena che più mi resta in mente è quella dove David, 24enne protagonista, prima di accogliere sorridente e disponibile alla stazione dei turisti che pernotteranno a Parigi - e l'incarico di fare occupare degli appartamenti è uno dei lavoretti che svolge - scoppia in un pianto che non può contenere, si sente soverchiato da una grave perdita e dalla responsabilità di adottare Amanda (titolo originale), la bambina di 8 anni figlia di sua sorella, che è stata uccisa in un attentato. Un pianto così forte a volte aiuta quando non si hanno soluzioni, quando altro non si può fare o gli eventi non si riescono a modificare.

Nel suo ruolo deve consolare la sua nipotina, i pianti e gli incubi notturni di questa, troppo piccola per accettare l'assenza della madre, troppo presto per rielaborare l'accaduto. La cosa avverrà lentamente, ma i film mettono a posto tutto nel tempo della proiezione (106'). In un viaggio a Wimbledon vedranno che una partita di tennis non è finita fino all'ultima palla giocata e che la vita stessa ci riserva sempre delle possibilità. Il viaggio era stato programmato dalla sorella di David, madre di Amanda, anche per rivedere la madre dei due, Greta Scacchi: aveva lasciato la famiglia ed era partita per Londra molti anni prima senza più fare ritorno. Chissà, forse un affetto nuovo con cui confortarsi. Ricorda molto Manchester by the sea, anche lì c'era uno zio che adottava un nipote, ed eventi più sconvolgenti.

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