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Primo passo verso il "federalismo morale"

E’ solo il primo passo di una creatura che è stata un embrione per un bel po’ di anni, alimentata dal cordone ombelicale della retorica nei palchi di piazza e nei gazebo del settentrione e cullata nelle sale dei palazzi di governo. Adesso il Federalismo cammina sulle gambe del demanio, preparandosi a vedere trasferiti beni sino a ieri a carico (e quindi a tutela) dello Stato (e quindi di tutti) agli enti locali.

Primo passo verso il "federalismo morale"

In breve, il testo attuativo del federalismo demaniale, limato e ultimato solo mercoledì sera (19 maggio) introduce il passaggio della proprietà di fiumi, laghi, spiagge, strade, aeroporti, caserme e patrimonio di interesse artistico agli enti locali come Comuni (primi nelle liste di assegnazione), Regioni, Province, Comunità Montane.

La gestione e manutenzione di proprietà di immenso valore (economico e non solo) avrà di certo delle ricadute sulle casse degli enti, che notoriamente godono di meno fondi e capacità gestionale del Governo Centrale. Gli enti dovranno favorire una "Massima valorizzazione funzionale" utilizzando e rendendo fruibile al meglio il bene ricevuto. 

Piccola nota: agli enti in dissesto finanziario non potranno essere attribuiti beni di alcun tipo. Al di là dei comuni in rosso o commissariati, però, c’è da dire che diverse delle città più importanti in Italia non godono di buone condizioni economiche. Torino, Milano, Roma e Trieste sono in assoluto i comuni con maggiore debito (Ricerca Civicum 2009). Purtroppo si tratta anche di città con patrimonio demaniale di interesse (sino a ieri) nazionale.

Riusciranno gli enti locali a farsi carico della gestione delle spiagge, del restauro dei palazzi antichi, delle strade? E se non ci riusciranno basterà una maggiore pressione fiscale o bisognerà ricorrere ai privati? E con quali conseguenze?

Non è un caso che il primo passo della super manovra federalista passi da questo testo: è in fondo la vittoria di un aspetto così tipico dell’Italia da essere più caratteristico persino della Pizza e del mandolino (chi lo ha poi davvero visto un mandolino?). Ossia la prevalenza del localistico sull’interesse per il nazionale. Perché mai a Milano ci dovrebbe importare di cosa viene fatto della Valle dei Templi di Agrigento? E perchè mai i bergamaschi dovrebbero preoccuparsi della salvaguardia delle spiagge del Salento o della Costiera amalfitana tanto da volere che sia lo Stato centrale a farsene carico, con i soldi e le tasse di tutti gli italiani?

Coloro i quali, invece, per tanti anni si sono interessati delle sorti del patrimonio ambientale a artistico di tutta Italia, dovranno mettersi l’anima in pace su due cose: la prima, sono rimasti in pochi. La seconda, devono accettare l’idea che quello che un tempo era anche il loro parco, la loro montagna o il loro castello mediavale, potrà essere messo in vendita o lasciato al degrado. Senza che la cosa debba più essere un loro problema. 

"Non è un mio problema" sarà forse la prossima frase di battaglia del prossimo federalismo morale?

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