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Prima charitas incipit a me ipso

“L'autodistruzione della reputazione tramite una follia volontaria come una forma di ascesi superiore” (Nietzsche).

La questione è che spesso alcuni, e non pochi, di quelli che si interessano delle problematiche degli altri sono carichi essi stessi di simili fardelli, tanto da trovarvi una sorta di mitigazione all'ossessione, appassionandosi a vicissitudini diverse:

“Prima charitas incipit a me ipso” (La prima carità comincia da me).

Il sistema massmediatico insiste nella rappresentazione in tempo reale di bruti barbuti armati di Kalashnikov per una chiara individuazione del nemico tralasciando a volte i dovuti approfondimenti su chi questi mostri li ha creati, chi procura loro le armi e li foraggia.

Un legittimo interesse, per altri inopportuno, potrebbe diradare l'offuscamento dovuto all'impostura di una realpolitik, di sicuro riparo a una concretezza diversa. Logiche legate alle strategie della manipolazione indicano che se ci si rivolge a un individuo adulto come se questi fosse un adolescente il feedback sarà sprovvisto di senso critico.

L'imposizione di punizioni corporali, la mutilazione degli arti per i ladri. La fustigazione agli ubriachi o per una riprovevole condotta sessuale. Frustate inflitte da un punitore istruito per legge a sorreggere sotto l'ascella del braccio una copia del Corano tanto da contenere l'intensità dei colpi dello scudiscio.

“Non è rabbia. E non deve essere paura: Valeria non ci perdonerebbe mai se fossimo spaventati e dunque ora restassimo fermi. Nel suo nome, la nostra sfida deve essere quella di non smettere mai di provarci, per riuscire a cambiare le cose” (Dario Solesin, 25 anni, fratello di Valeria). 

L'essere in grado di ammettere un dubbio, demitizzare e screditare il contrassegno della propria obiettività; l'acutezza nel contenere l'imparzialità nell'intolleranza di pancia. L'avvedutezza di essere leali è l'analisi imprescindibile per capire una notizia. 

I media disegnano a tinte audaci giovani disinseriti sopravvissuti nei sobborghi del mondo evoluto assieme a grappoli di uomini vestiti come un insolito Babbo Natale con la barba nera che sbraitano sparando in alto nel deserto e poi fatti passare, nelle veline lette dai conduttori delle news, come credibili antagonisti di nazioni in possesso di arsenali atomici.

Dall'altra parte della trincea una guerra che insanguina il Medio Oriente per accaparrarsi l'energia indispensabile allo smisurato congegno capitalista.

E si racconta che "se tutti gli abitanti del mondo fossero europei, avremmo bisogno di tre pianeti; se fossero tutti americani addirittura di sei".

Per Hilary Clinton “l’Isis è un mostro che abbiamo creato noi”; c'è Tony Blair a testimoniare che “la guerra all’Iraq è stata un errore, da lì è nata Daesh” aggiungendo poi “la guerra che abbiamo accettato di fare dopo l’11 settembre 2001 non ha risolto nulla, ma solo peggiorato la situazione, causato la perdita di milioni vite umane, distrutto civiltà, infrastrutture, economie. E ha portato miseria e risultati utili non già a sconfiggere il terrorismo, ma anzi ad alimentarlo”.

Non si uccide il diavolo soltanto col dire che è morto. Mano che cerca nel buio trova altra mano che cerca.

“L'autodistruzione della reputazione tramite una follia volontaria come una forma di ascesi superiore” (Nietzsche).

Per quanto riguarda il tempismo degli statisti italiani, del Premier Renzi, una domanda e una risposta di Abramo Lincoln. 

“Sapete cosa spetta a chi aspetta?” 
“Soltanto gli avanzi di chi si è dato da fare”.

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