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Napoli tra le città più inquinate

L’essere umano è un animale immerso in un ambiente particolare e ben determinato, al di fuori di questo ambiente non sopravviverebbe. 

Gli elementi fondamentali che rendono possibile la vita umana, come la vita di qualunque altro essere vivente presente su questa terra, sono aria-ossigeno e acqua. E terreno o suolo.

Se il suolo si consuma, si deteriora o si impoverisce, la catena vivente subisce una grave perdita il cui danno effettivo si misura in base alla ampiezza e profondità del danno. Questo perché il suolo è una risorsa limitata i cui tempi di formazione sono generalmente molto lunghi ma che, al contrario, può essere distrutto in tempi molto brevi o alterato chimicamente e biologicamente, sino alla perdita delle proprie funzioni. Il suolo, nodo centrale delle risorse fondiarie dello sviluppo agricolo e della sostenibilità ecologica, costituisce la base per la produzione di cibo, foraggio, fibre e persino carburante.

 l consumo di suolo è un fenomeno associato alla trasformazione di superfici originariamente agricole, naturali o seminaturali in aree a copertura artificiale a seguito della occupazione da parte di edifici, fabbricati, infrastrutture e altre aree impermeabilizzate , non necessariamente in area urbana. L’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo, in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di fertilità nei terreni agricoli, contribuisce alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale. Le funzioni produttive dei suoli sono, pertanto, inevitabilmente perse, così come la loro possibilità di assorbire CO2, e quindi di purificare l’ambiente, di fornire supporto e sostentamento per la componente biotica dell’ecosistema, di garantire la biodiversità e, spesso, la frui

Rimini, 15 luglio 2016. Allagamenti nella zona tra il centro ed il lungomare (fonte: www.ilrestodelcarlino.it).

La percentuale di suolo consumato rappresenta il valore percentuale del suolo consumato riferito all’intera superficie comunale, ed è stata calcolata relativamente al 2016 ed aggiornata per il 2015 con i dati forniti direttamente dal programma satellitare Copernicus ed in particolare dalla missione Sentinel-2A, che elabora dati multispettrali con una risoluzione geometrica di 10 metri

Analizzando i dati del 2016 si osserva che i valori più alti, superiori al 50%, si registrano nei comuni di Torino (65,7%), Napoli (62,5%), Milano (57,3%) e Pescara (51,1%), mentre i valori più bassi, inferiori al 5% si registrano in Sardegna nei comuni di Sanluri, Iglesias, Lanusei, Tempio Pausania e Villacidro ed in Sicilia (Enna).

Nella Dichiarazione delle Nazioni Unite alla Conferenza “su L'Ambiente Umano” tenutasi a Stoccolma da 5 a 16 giugno 1972, che ha considerato il bisogno di prospettive e principi comuni al fine di inspirare e guidare i popoli del mondo verso una conservazione e miglioramento dell'ambiente umano, nel Preambolo al primo capoverso leggiamo L'uomo è al tempo stesso creatura e artefice del suo ambiente; al secondo capoverso leggiamo La protezione ed il miglioramento dell'ambiente è una questione di capitale importanza che riguarda il benessere dei popoli e lo sviluppo economico del mondo intero; essa risponde all'urgente desiderio dei popoli di tutto il mondo e costituisce un dovere per tutti i governi.

Il rapporto del 2015 dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sulla “Qualità dell’ambiente urbano”, ripreso anche da Terranuova, punta i riflettori sulle alte percentuali di suolo urbanizzato, e quindi consumato, nei capoluoghi di provincia.

 Sono diverse le città ad elevate percentuali di dispersione urbana, in particolare Napoli e Milano che toccano punte del 60%. Ma oggi la percentuale sarà anche maggiore. Superano il 40% anche Bergamo, Brescia, Monza e Padova e anche tra alcune città del sud la percentuale è alta con Bari e Palermo che si attestano intorno al 40%, mentre nei comuni vicini le percentuali scendono al 30%.

 Altro dato preso in considerazione è stato l’estensione territoriale dei comuni; tra le città più ampie i valori assoluti più alti si riscontrano a Roma con oltre 33.000 ettari ormai persi e Milano con 11.000 ettari.

Aria irrespirabile, rumore insopportabile, traffico caotico, servizi insufficienti, disordinata e spesso inutile espansione edilizia che ha svuotato molti centri storici, creato brutte periferie, peggiorato la qualità della vita dei cittadini – dice Legambiente

Da nord a sud della Penisola spesso questa è la poco confortante fotografia delle città italiane. Ma vivere in città può essere altro, come ci dimostrano tante capitali europee moderne ed efficienti. Per seguire i buoni esempi e restituire vivibilità ai nostri centri urbani occorre una strategia politica nazionale compatta nella volontà di immaginare un Paese moderno, dinamico. Dalla mobilità alla gestione dei rifiuti passando per la riqualificazione energetica degli edifici, sono tante le questioni aperte su cui diventa sempre più urgente definire un percorso di rinnovamento.

Fino all’epoca pre-industriale si può dire che ad ogni fase di crescita urbana si sia accompagnata una proporzionata crescita del patrimonio verde e dei campi a coltura. Gli orti erano piuttosto comuni in tutte le grandi città, ad esempio Roma manteneva un aspetto paesano ancora alla fine del XIX secolo. In Italia il minimo storico della coltivazione amatoriale dell’orto è stato raggiunto negli anni Sessanta e Settanta. (Mirko Olivieri)

Oggi in via di estinzione questa sana abitudine viene rimpiazzata addirittura dall’abbattimento degli alberi, soprattutto in quanto pericolosi. In realtà, l’ammorbamento del terreno urbano, l’inquinamento costante e sempre in aumento, i cambiamenti climatici e la cattiva cura, senza una vera conoscenza esperenziale, fanno in modo che irrimediabilmente gli alberi, e con essi il verde ‘urbano’, finiscano per ammalarsi, creando quelle condizioni di pericolosità che potrebbero essere tranquillamente essere messe in sicurezza con una buona ed esperta manutenzione.

La cura del verde ed il mantenimento di un sano equilibrio urbano sono doveri imprescindibili per ogni Comune.

Prendendo in esame i primi tre settori prioritari del 7° Programma d’Azione Ambientale europeo, si evince che l’Europa e la stessa Italia hanno compiuto progressi nella riduzione di alcune pressioni ambientali fondamentali, ma spesso questi miglioramenti non si sono tradotti in una migliore resilienza degli ecosistemi o nella riduzione dei rischi per la salute e il benessere.

Inoltre, le prospettive a lungo termine sono spesso meno positive rispetto a quanto potrebbero suggerire le tendenze recenti.

Il capitale naturale dell’Europa non ha ancora raggiunto livelli di protezione, conservazione e rafforzamento in linea con le ambizioni del 7° PAA. La riduzione dell’inquinamento ha migliorato significativamente la qualità dell’aria e delle acque europee, ma la perdita delle funzioni del suolo, il degrado del territorio e i cambiamenti climatici continuano a destare preoccupazione perché minacciano i flussi di beni e servizi ambientali alla base della produzione economica e del benessere dell’Europa.

Una vasta percentuale di specie protette (60%) e tipi di habitat (77%) è ritenuta in uno stato di conservazione non favorevole e l’Europa non è a buon punto per raggiungere l’obiettivo generale di fermare la perdita di biodiversità entro il 2020, anche se alcuni obiettivi specifici sono stati raggiunti.

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