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Myanmar, giornalista condannato a tre anni per aver denunciato il colpo di stato

Arrestato il 3 marzo, Min Nyo, giornalista di “Voce democratica della Birmania”, storico organo d’informazione indipendente del paese del sud-est asiatico, è stato condannato a tre anni di carcere ai sensi dell’articolo 505 del codice penale, che punisce chi “pubblica o diffonde dichiarazioni, dicerie o rapporti con l’intento di spingere, o che potrebbe spingere ad ammutinarsi o a venir meno al loro dovere appartenenti alle forze armate, all’aeronautica o alla marina”.

Dal colpo di stato del 1° febbraio, numerosi giornalisti sono stati arrestati, minacciati o raggiunti da colpi d’arma da fuoco mentre seguivano le proteste.

“Voce democratica della Birmania”, che era nata in esilio, è tornata di nuovo a fare informazione dall’estero dopo che i militari golpisti le hanno ritirato – così come accaduto ad altri organi d’informazione – la licenza.

Proprio dall’esilio, nel frattempo, rischiano di tornare in Myanmar tre giornalisti della “Voce”, arrestati in Thailandia il 9 maggio.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Truman Burbank (---.---.---.5) 14 maggio 10:34
    Truman Burbank

    Credo non si possa parlare del Myanmar (ex Birmania) senza parlare di oppio, che è la principale produzione del Paese.

    Ma il traffico dell’oppio si vuole che sia monopolio degli USA, i quali hanno invaso a questo scopo l’Afghanistan, ripristinando le piantagioni di papavero estirpate dai talebani. Il business è grosso, l’oppio afgano viene prodotto localmente, trasportato con aerei della NATO in Kossovo è lì raffinato per produrre eroina.

    La concorrenza del Myanmar disturba, e quindi si muovono i "sostenitori della democrazia" per appoggiare il commercio e lo spaccio di oppiacei riservato agli USA.

    Lo ripeto: qui l’argomento principale è l’oppio, non la democrazia.

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