Come schiavi: il lavoro forzato dei tamil nelle aziende private del tè dello Sri Lanka
Secondo un rapporto di Amnesty International, i raccoglitori di tè di etnia tamil impiegati nelle aziende private della provincia di Malaiyaha, nello Sri Lanka meridionale, sono privi di qualsiasi protezione e soggetti a lavoro forzato.

Sottoposti a minacce, intimidazioni e violenza fisica, intrappolati nella spirale dei debiti, limitati nei movimenti e costretti a lavorare e a vivere in condizioni misere, questi lavoratori sono ignorati dalle autorità, nonostante lo Sri Lanka sia uno stato membro dell’Organizzazione internazionale del lavoro e di 44 sue convenzioni.
Il rapporto è il risultato di una lunga ricerca condotta da Amnesty International dal 2024 al 2026, realizzata attraverso visite in 45 aziende, 159 interviste e 15 focus group di discussioni con 65 lavoratori.
I tamil della provincia di Malaiyaha sono i discendenti dei lavoratori portati dall’India dai colonizzatori britannici nel XIX secolo per impiegarli nelle piantagioni di tè. La discriminazione e l’esclusione che patiscono vengono da lontano e le loro conseguenze si avvertono ancora oggi.
I lavoratori di tutte le 45 aziende visitare hanno dichiarato che i loro precari alloggi sono forniti dai proprietari con la costante minaccia di sgombero.
In 15 aziende i lavoratori sono stati sottoposti o hanno assistito ad aggressioni verbali o fisiche per essersi presentati in ritardo, aver reclamato salari non versati o aver protestato per altre ragioni.
“Se non lavori per raggiungere l’obiettivo, vieni picchiato. Ti prendono a bastonate, a schiaffi, a calci”, ha testimoniato uno di loro.
I lavoratori di 27 aziende devono raccogliere oltre 25 chili di tè al giorno, un obiettivo irrealistico il cui mancato raggiungimento può comportare una diminuzione del salario (fino a pagare tre giorni di lavoro uno solo, tre euro), il suo ritardo o addirittura il mancato versamento.
In questo modo, i lavoratori s’indebitano col proprietario rischiando di non uscire più da questa situazione e di trasferirla ai figli e ai nipoti.
I lavoratori di 22 aziende hanno denunciato limitazioni alla libertà di movimento, imposizioni di coprifuoco e necessità di autorizzazioni a viaggiare.
Considerati erroneamente e volontariamente come “lavoratori occasionali”, i tamil della provincia di Malaiyaha sono privati di molte tutele. Molti di loro non ottengono permessi per malattia, congedi per maternità e pensioni.
Chi prova a reclamare giustizia si trova di fronte una serie di ostacoli: il primo è linguistico, dato che le autorità non parlano il dialetto tamil locale; poi c’è la mancanza di documenti di lavoro; infine, l’assenza di sindacati all’interno delle aziende. Le visite degli ispettori del lavoro sono mere formalità.
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