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Muhammar Gheddafi: il profilo di un uomo scomodo all’occidente

Muammar Gheddafi (o al-Qadhdhāfī) è stato un militare e politico libico che ha governato la Libia per oltre quarant'anni, dal 1969 al 2011. Nato nel 1942 in una famiglia di beduini vicino a Sirte, Gheddafi ha frequentato le scuole coraniche e poi l'accademia militare a Bengasi, completando la sua formazione con un periodo di specializzazione nel Regno Unito. All'età di 27 anni, con il grado di capitano, guidò il colpo di stato incruento del 1° settembre 1969 che rovesciò la monarchia del re Idris I. Proclamò la nascita della Repubblica Araba Libica, diventando la massima autorità con il titolo di "Guida della Rivoluzione".

Il potere e la "Jamahiriya"

Durante il suo lungo regno, Gheddafi ha attuato politiche nazionaliste, nazionalizzando le risorse petrolifere e chiudendo le basi militari straniere. Ha esposto la sua visione politica nel "Libro verde", un testo che proponeva una "terza via universale" tra capitalismo e socialismo. Nel 1977, ribattezzò il paese "Jamahiriya", ovvero "stato delle masse", dove il potere sarebbe stato esercitato direttamente dal popolo, anche se in realtà il controllo rimase saldamente nelle sue mani.

Relazioni internazionali

La politica estera di Gheddafi fu spesso controversa. Sostenitore del panarabismo e in seguito del Panafricanismo che è un movimento ideologico e politico complesso che promuove e consolida l'unità, la solidarietà e l'autodeterminazione di tutti i popoli di discendenza africana, sia all'interno del continente che nella diaspora (i discendenti degli schiavi e migranti africani sparsi nel mondo). Si basa sulla convinzione fondamentale che i popoli africani condividano una storia, un destino e degli interessi comuni e che l'unità sia indispensabile per il loro progresso economico, sociale e politico. Fu accusato di aver finanziato e sostenuto gruppi terroristici. Particolarmente noto è il suo coinvolgimento nell'attentato di Lockerbie del 1988, che portò a sanzioni internazionali contro la Libia. Negli anni successivi, la sua posizione si ammorbidì, e la Libia tornò a intrattenere relazioni diplomatiche con i paesi occidentali.

La caduta

Nel 2011, sull'onda delle "primavere arabe", il regime di Gheddafi affrontò una rivolta popolare. Dopo mesi di guerra civile e l'intervento militare di una coalizione internazionale, fu catturato e ucciso il 20 ottobre 2011 a Sirte, la sua città natale. La sua morte ha segnato la fine di una delle dittature più longeve e ha aperto un periodo di instabilità e conflitto in Libia.

Welfare

È documentato che il regime di Gheddafi attuò diverse politiche volte a migliorare il benessere delle donne e della popolazione in generale:

Sanità e istruzione: L'istruzione e l'assistenza sanitaria erano gratuite per tutti i cittadini.

Diritti delle donne: Furono introdotte leggi a favore delle donne, come il diritto a pari retribuzione, il diritto al lavoro dopo il matrimonio e la maternità, e una pensione dopo il ritiro a 55 anni.

Assegni sociali: Il regime forniva sussidi e assistenza sociale a vedove e divorziate in difficoltà economica.

Assegni per i nuovi sposi: Spesso si menzionava un assegno di circa 60.000 dinari libici (equivalenti a circa 50.000 dollari dell'epoca, a seconda del tasso di cambio) per aiutare le giovani coppie ad acquistare la loro prima casa.

Abitazioni e prestiti: I prestiti bancari erano a tasso zero, dato che le banche erano gestite dallo stato.

Forte enfasi sul benessere sociale: Gheddafi aveva una politica mirata a garantire che ogni famiglia avesse una casa. Si narra addirittura che suo padre non avesse una casa in cemento e vivesse in una tenda, in ossequio alla promessa che Gheddafi si era fatto: “nessun suo genitore avrebbe avuto una casa finché tutti in Libia non ne avessero una”.

Istruzione

L'istruzione era gratuita a tutti i livelli, dalla scuola primaria all'università. Questo ha portato a un notevole aumento del tasso di alfabetizzazione in Libia durante il governo di Gheddafi, passando da circa il 25% prima della sua ascesa al potere a oltre l'80%. L'obiettivo era garantire che tutti i libici, compresi quelli provenienti da famiglie a basso reddito, avessero accesso all'educazione e potessero contribuire allo sviluppo del Paese. Uno studente neo laureato percepiva dallo stato uno stipendio, fino al momento di trovare un’occupazione.

Assistenza sanitaria

l'assistenza sanitaria era anch'essa gratuita. I cittadini potevano accedere a ospedali, cliniche e trattamenti medici senza dover pagare. Anche in questo caso, la politica mirava a migliorare il benessere generale della popolazione, utilizzando i proventi del petrolio per finanziare un sistema di welfare esteso.

Elettricità gratuita

L'elettricità per uso domestico era effettivamente gratuita o quasi. Questa era una delle politiche di welfare statale che il governo libico poteva permettersi grazie alle immense riserve di petrolio e gas del Paese. Il sistema funzionava in modo da non far pagare ai cittadini le bollette dell'energia elettrica, rendendola un servizio pubblico essenziale e gratuito.

Indipendenza economica: il sistema bancario statale e i prestiti a tasso zero erano un modello alternativo a quello capitalista e a quello delle istituzioni finanziarie internazionali (come il FMI), che molti paesi in via di sviluppo sono costretti ad accettare. Questo modello, se avesse avuto successo e fosse stato replicato, avrebbe potuto ispirare altri paesi a resistere all'influenza economica occidentale.

Tasso di alfabetizzazione

È ampiamente documentato che Gheddafi investì massicciamente nell'istruzione, portando il tasso di alfabetizzazione in Libia da circa il 25% nel 1969 a oltre l'80% nel 2011. Questo è un dato impressionante che testimonia l'impegno del regime a fornire un'istruzione di base a tutta la popolazione.

Terreno gratuito 

Il governo concedeva gratuitamente appezzamenti di terreno coltivabile a chi si impegnava a coltivarli. Questa politica faceva parte di un piano più ampio per sviluppare l'agricoltura e rendere il paese meno dipendente dalle importazioni alimentari.

Denaro e attrezzature 

Oltre alla terra, venivano forniti prestiti a tasso zero (come per tutti gli altri settori) o, in alcuni casi, sussidi diretti per l'acquisto di attrezzi agricoli, macchinari, semi, fertilizzanti e tutto il necessario per avviare un'attività agricola.

Uno dei progetti più ambiziosi del dittatore fu il Grande Fiume Artificiale (Great Man-Made River), un'opera di ingegneria colossale iniziata nel 1984. L'obiettivo era di pompare l'acqua dalle vaste falde acquifere sotterranee del deserto del Sahara fino alle zone costiere abitate, per l'agricoltura e il consumo urbano. Gheddafi definì questo progetto "l'ottava meraviglia del mondo" e lo considerava un simbolo dell'indipendenza e del progresso della Libia.

Muhammar Gheddafi e il CFA francese

Sì, è ampiamente documentato che Muammar Gheddafi, in qualità di presidente dell'Unione Africana nel 2009, promosse con forza l'idea degli "Stati Uniti d'Africa" e, all'interno di questo progetto, la creazione di una moneta unica panafricana. L'idea di Gheddafi era di unificare l'Africa economicamente e politicamente, liberandola dall'influenza delle potenze occidentali. La moneta unica, spesso definita "dinaro d'oro", era vista come uno strumento chiave per raggiungere questo obiettivo, permettendo ai paesi africani di commerciare tra loro senza l'intermediazione del dollaro, dell'euro o di altre valute occidentali. Questo progetto si poneva in diretta competizione con il franco CFA (acronimo di "Comunità Finanziaria Africana" e in passato "Colonie Francesi d'Africa"), la valuta usata da 14 ex colonie francesi in Africa. Il franco CFA è agganciato all'euro (e in precedenza al franco francese) e la sua gestione è strettamente legata al Tesoro francese. Questo sistema è stato spesso criticato come uno strumento di neo-colonialismo che permette alla Francia di mantenere il controllo economico e monetario su questi paesi.

Gli interessi della Francia non si limitano a una semplice percezione di interessi bancari sulle riserve, ma riguardano un controllo più profondo sull'economia dei 14 Paesi africani che adottano questa valuta. Il meccanismo fondamentale del Franco CFA che favorisce la Francia è il Deposito delle Riserve Valutarie così I Paesi della zona CFA sono obbligati a depositare una parte significativa (attualmente il 50%) delle loro riserve di valuta estera presso il Tesoro francese in un "conto operazioni". Questo deposito fornisce alla Francia liquidità (anche se l'impatto sul debito francese è considerato marginale da alcuni economisti). Gli Interessi sul Deposito maturano degli interessi. Tuttavia, contrariamente ad alcune convinzioni diffuse, questi interessi vengono generalmente incassati dalle banche centrali africane (BCEAO e BEAC), non dalla Francia. Il vero vantaggio francese non è la "cresta" sugli interessi, ma la disponibilità di questi fondi. La Francia garantisce la piena e illimitata convertibilità del Franco CFA con l'Euro, mantenendo un tasso di cambio fisso (1 Euro = 655,957 franchi CFA). Questo vincolo riduce la volatilità monetaria per i Paesi africani, mantenendo l'inflazione relativamente bassa. La stabilità e la garanzia di convertibilità proteggono gli investimenti diretti delle multinazionali francesi ed europee (in primis francesi) da svalutazioni improvvise o rischi di cambio, rendendo la zona CFA più attrattiva. Il tasso di cambio fisso spesso mantiene il Franco CFA relativamente sopravvalutato rispetto alla sua forza reale. Questo rende le importazioni di prodotti finiti dalla Francia e dalla zona Euro molto convenienti. Le merci francesi (o europee) hanno facile accesso ai mercati africani, spesso facendo concorrenza sleale ai prodotti locali. Al contrario, la valuta "forte" rende i prodotti africani (materie prime e prodotti grezzi come cacao, caffè) più costosi sui mercati internazionali e in Europa, ostacolando le esportazioni africane e lo sviluppo di settori manifatturieri locali. Le imprese transnazionali francesi possono rimpatriare i profitti ottenuti in Africa verso la Francia o la zona Euro senza restrizioni sui flussi.

Il progetto di Gheddafi, sostenuto da una Libia finanziariamente forte grazie ai proventi del petrolio e con significative riserve d'oro, avrebbe rappresentato una minaccia diretta al sistema del franco CFA e all'influenza francese in Africa. Molti analisti e commentatori, basandosi anche su e-mail del Dipartimento di Stato statunitense (rese pubbliche nel 2015) indirizzate a Hillary Clinton, hanno sostenuto che l'opposizione di Gheddafi al franco CFA e il suo progetto di moneta unica panafricana siano stati tra i motivi principali che hanno spinto la Francia di Nicolas Sarkozy a promuovere e guidare l'intervento militare in Libia del 2011.

Sotto il regime di Gheddafi, le banche in Libia erano di proprietà statale e i prestiti per i cittadini erano concessi a tasso zero, per legge. Questa politica era parte integrante della visione che aveva per una società libica che fornisse ai suoi cittadini i servizi essenziali e un elevato tenore di vita, finanziato principalmente dai proventi del petrolio. L'assenza di interessi sui prestiti era in linea con la sharia islamica, che proibisce l'usura, e serviva a rendere più accessibili gli acquisti importanti come la casa e altri beni. Infatti la Banca Centrale Libica (Central Bank of Libya) era controllata dallo stato e, a differenza di molte banche centrali occidentali, non era vincolata a un sistema monetario dominato da banche private o istituzioni finanziarie internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Gheddafi usava questo sistema per finanziare progetti pubblici e programmi di welfare, mantenendo il controllo sull'economia del paese. La ricchezza del Paese era gestita in modo centralizzato dal governo, che la usava per finanziare programmi sociali ma anche per sopprimere il dissenso e mantenere un controllo autoritario sulla società.

Dittatura e repressione interna: Indipendentemente dalle sue politiche di welfare, il regime di Gheddafi era una dittatura brutale e oppressiva, che non tollerava il dissenso interno. I suoi oppositori venivano incarcerati, torturati o giustiziati. Questo aspetto ha rappresentato una minaccia ai valori democratici e dei diritti umani promossi, almeno a parole, da molti paesi occidentali.

La minaccia di Gheddafi al sistema finanziario globale

Come accennato, il suo progetto era quello di creare una moneta unica africana, il "dinaro d'oro", che sarebbe stata garantita e sostenuta dalle riserve d'oro libiche e dalle vendite di petrolio; questo aspetto era visto come una minaccia diretta all'egemonia del dollaro americano e dell'euro. Un'Africa economicamente unita e indipendente, che commerciava al di fuori del sistema dominato dalle valute occidentali, avrebbe potuto indebolire significativamente il potere finanziario di Stati Uniti ed Europa, in particolare della Francia, data la sua influenza sul franco CFA. Molti analisti e commentatori ritengono che, nonostante le sue politiche interne che hanno migliorato la vita di molti libici, Gheddafi fosse effettivamente una minaccia per l'ordine mondiale, ma non per gli stessi motivi con cui si giustificò l'intervento militare del 2011 (ovvero la protezione dei civili). Le minacce percepite non erano tanto a livello di terrorismo internazionale (che si era attenuato dopo il 2004, quando Gheddafi cercò di riallacciare i rapporti con l'Occidente), ma piuttosto a livello di sfida al sistema finanziario e geopolitico occidentale. Le email della Segretaria di Stato americana Hillary Clinton, declassificate in seguito, hanno confermato che questo era uno dei motivi principali che spinsero la Francia all'azione. Inoltre, Il Trattato di Amicizia con l'Italia che Gheddafi aveva rafforzato con l'Italia di Silvio Berlusconi, in particolare con un trattato del 2008 che prevedeva risarcimenti e investimenti italiani in Libia, era visto dalla Francia come un consolidamento della posizione italiana, a scapito degli interessi francesi, in un'area vicina all'Europa. Non meno importante il fatto che l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy avesse avuto un rapporto molto ambiguo con Gheddafi. Inizialmente, nel 2007, lo accolse con grande sfarzo a Parigi. Tuttavia, successivamente, Sarkozy divenne uno dei principali promotori dell'intervento militare. Il rovesciamento di Gheddafi servì anche a distogliere l'attenzione da un altro aspetto molto delicato: le accuse di finanziamenti illeciti che il regime libico avrebbe fornito alla campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. L'eliminazione di Gheddafi, in un certo senso, avrebbe eliminato una fonte di imbarazzo e potenziale ricatto. Queste accuse sono state oggetto di indagini e processi in Francia per anni.

Il suo progetto di un'Africa unita e finanziariamente indipendente, unito al suo stile imprevedibile e alle sue politiche di nazionalismo economico, lo rendevano un elemento di destabilizzazione per lo status quo. Per anni, la Libia di Gheddafi è stata etichettata come uno "stato canaglia" a causa del suo sostegno a vari movimenti ribelli e terroristici in tutto il mondo, tra cui l'IRA provvisorio, gruppi palestinesi e altre formazioni. L'attentato di Lockerbie del 1988, sebbene la Libia in seguito si sia assunta la responsabilità, ha deteriorato le sue relazioni con l'Occidente per un lungo periodo.

La Francia aveva interessi economici e di accesso alle risorse petrolifere libiche, e l'instabilità del regime di Gheddafi e i suoi rapporti altalenanti con le potenze occidentali rappresentavano un rischio. L'intervento militare fu visto da alcuni come un modo per assicurarsi una fetta più grande del mercato petrolifero libico. L'intervento del 2011, promosso da Francia e Stati Uniti, ha spazzato via il regime di Gheddafi, ma ha lasciato il Paese nel caos e ha portato a una forte escalation di instabilità in tutta la regione, confermando le profezie di Gheddafi stesso, che in una telefonata a Tony Blair aveva avvertito che la sua caduta avrebbe aperto le porte ai jihadisti in Libia. È stato catturato e giustiziato dalle forze del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) dopo che era stato destituito. I rapporti tra Gheddafi e la Francia sono stati complessi e mutevoli nel corso degli anni. Tuttavia, la decisione della Francia di guidare l'intervento militare del 2011 che portò alla caduta del regime libico fu dettata da diverse motivazioni, che andavano oltre la semplice volontà di rovesciare un dittatore sanguinario.

La situazione in Libia dopo la sua morte

La Libia ha affrontato anni di instabilità, conflitti e divisioni politiche dopo la caduta di Gheddafi, e il suo nome viene spesso menzionato in contesti che analizzano le cause del caos attuale.

Restano in essere ancora dei processi legati alla sua famiglia e al suo regime, come ad esempio le indagini che riguardano presunti finanziamenti illeciti da parte del regime di Gheddafi a politici stranieri (come il caso dell'ex presidente francese Nicolas Sarkozy). Gheddafi era inoltre ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità commessi nel 2011, e indagini su presunti crimini commessi durante il suo regime continuano, come il caso dell'omicidio della poliziotta Yvonne Fletcher a Londra nel 1984.

I suoi figli, come Saif al-Islam Gheddafi e Saadi Gheddafi, sono stati al centro di notizie recenti riguardanti la loro detenzione, il loro rilascio o il loro tentativo di tornare sulla scena politica libica.

C’è anche da ricordare che il nome di Muammar Gheddafi è strettamente legato a una delle teorie più accreditate sulla tragedia del DC-9 dell'Itavia, nota come la strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. La tesi principale, sebbene non sia mai stata provata in via definitiva in sede giudiziaria, sostiene che l'aereo civile sia stato abbattuto accidentalmente durante un'operazione militare internazionale nei cieli italiani. L'obiettivo di quell'operazione non sarebbe stato il DC-9, ma un caccia militare libico (un MiG 23) su cui si pensava potesse viaggiare Gheddafi. Le ricostruzioni suggeriscono che un'alleanza di nazioni, tra cui la Francia, la NATO e gli Stati Uniti, avrebbe tentato di abbattere il leader libico. I rapporti tra Gheddafi e l'Occidente erano tesi e instabili. Il piano prevedeva l'intercettazione del jet libico. Tuttavia, nel corso di un vero e proprio duello aereo, un missile (probabilmente lanciato da un caccia francese) avrebbe colpito per errore il DC-9 dell'Itavia, facendolo precipitare in mare. Un MiG libico si schiantò realmente sui monti della Sila, in Calabria, circa tre settimane dopo la strage. Il pilota, il cui corpo fu ritrovato in stato avanzato di decomposizione, si ritiene fosse morto proprio la sera del 27 giugno. Questo ritrovamento supporta l'ipotesi di un combattimento aereo.

I depistaggi

La vicenda è stata segnata da una lunga serie di depistaggi, con la distruzione di prove, documenti e la manomissione di tracciati radar. Questo ha reso estremamente difficile l'accertamento giudiziario della verità e ha portato a processi che si sono concentrati più sull'occultamento dei fatti che sull'individuazione dei responsabili materiali. L'ex Presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga, nel 2007 ha esplicitamente dichiarato che l'aereo fu abbattuto da un missile francese. Più di recente, l'ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato ha ribadito la stessa tesi, aggiungendo che Gheddafi non salì a bordo del suo aereo perché fu avvisato in tempo. Quindi Gheddafi non è il responsabile diretto della strage, ma la sua figura è centrale nell'ipotesi più accreditata, poiché l'aereo civile sarebbe stato una vittima collaterale di un'operazione militare che aveva proprio lui come bersaglio.

Foto Wikimedia Commons

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