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Morte e resurrezione del giornalismo

L’attuale scenario del giornalismo a che cosa porterà? Le riflessioni di alcuni grandi nomi del giornalismo e l’uscita di un nuovo volume che indaga la situazione.

L'altroieri a Genova, presentazione del nuovo volume di Enrico Pedemonte, giornalista e scrittore (Il Secolo XIX e L'Espresso), "Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà".

L'incontro è stato una riflessione, per nulla banale, sulla situazione reale delle testate giornalistiche cartacee. Non sono mancati i nomi illustri ed esperti dell'ambito. Ad affiancare Pedemonte, due grandi nomi del giornalismo italiano: Carlo Rognoni (giornalista e politico, ha diretto Panorama Epoca e Il Secolo XIX) e Piero Ottone (giornalista è stato direttore del Secolo XIX e del Corriere della sera).

La visione del futuro del giornalismo non sembra rosea per nulla. Ottone dichiara che il quotidiano era un'istituzione, rappresentava un modo di vivere della società internazionale occidentale e aggiunge: "sono d'accordo con Pedemonte quando dice che i giornali sono il centro di una ragnatela sociale". Ma il modello sembra non funzionare più. La voce calma e chiara di Ottone ricorda come funzionavano una volta i grandi quotidiani e racconta di quando all'interno della redazione del New York Times vi era una parte dello staff dedicato ai fatti, (News staff) e un'altra dedicata alle opinioni (Opinion News). "Quando si sentì la necessità di introdurre qualcuno che si occupasse di approfondire le notizie, il NYT si pose il problema se questi giornalisti dovessero appartenere alla redazione dei fatti o dei commenti". Oggi il problema nemmeno si origina. La visione del giornalista di lungo corso Ottone è che la carta stampata così come la conosciamo sia morta e non risorgerà più. 

Meno drastico, ma pur vicino alle tesi di Ottone l'intervento di Rognoni che accetta la fine di una cultura 'cartacea' ma condivide con l'autore Pedemonte, le possibilità future dell'informazione seppur drasticamente cambiate. Un problema che Rognoni mette in evidenza è che il dibattito sulla stampa in Italia non esiste, nessuno si pone il problema reale di quali siano le possibili soluzioni da adottare o da creare. Ricorda che i quotidiani dovrebbero rappresentare il quarto potere. Insieme a Pedemonte, afferma che due sono i problemi fondamentali: il giornalismo investigativo per il controllo del potere e l'iperlocalismo.

Dunque quale è il futuro del giornalismo? La nota positiva e soprattutto fiduciosa è contenuta nell'intervento dell'autore del volume. Innanzituttobisogna parlare, aprire un dibattito sul futuro del giornalismo italiano davvero. Questo uno degli intenti del libro. I punti fermi, che racconta Pedemonte, sono la comprensione che quello attuale è un momento di grande trasizione e che è necessario riprogettare il futuro della stampa. A questo va aggiunta la localizzazione, afferma Pedemonte "manca qualcuno che verifichi i fatti dove avvengono". 

Il punto di partenza per il giornalismo, che Pedemonte suggerisce, dunque, è la rifondazione a partire da nuovi ambiti (molti da scoprire), e che emerga una nuova cultura giornalistica, un giornalista che sappia definirsi alla luce dei cambiamenti in corso.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.230) 4 dicembre 2010 12:39

    quello che i poveri ingenui chiamano giornalismo e’ solo propaganda. E gli studi dicono che crepera’ presto. Speriamo ancora piu’ presto. L’unico girnalismo e’ quello alla Wikileaks. il resto e’ solo merda propagandistica da propinare al popolino che ci crede.

  • Di paolo (---.---.---.126) 17 dicembre 2010 22:54

    Cara Claudia 


    Ha proposito di morte e resurrezione dei giornali . E’ di oggi la notizia che Libero si avvarrà di una sinergia editoriale tra Belpietro e Feltri che , pertanto, abbandona il Giornale .
    Dopo il " Fatto" di Padellaro e Travaglio ecco nascere un’altra testata a schieramento garantito . 
    Sembra quasi che il giornalismo italiano si stia radicalizzando su fronti da trincea in un campo di battaglia . Le altre testate , chi più chi meno , non sfuggono alla regola di appartenza politica o di interessi particolari .
    Ma il libero giornalismo di inchiesta dov’è ? Dove sono i giornalisti che si spaccano il culo per la ricerca della verità , a prescindere ? Che senso ha oggi ancora parlare di giornalismo ? 
    Esiste ancora l’informazione sulla carta stampata ?
    Logico che internet stia diventando il luogo dell’informazione , non senza rischi , ma libera da lacci e laccioli .
    Non è un caso che Wikileaks sia un fenomeno nato in rete , se era per la carta stampata nessuno avrebbe mai saputo niente o il tutto sarebbe stato filtrato ad arte .

    paolo

  • Di claudia dani (---.---.---.250) 15 gennaio 2011 23:43
    claudia dani

    Chiedo scusa ho letto solo ora i commenti e rispondo ora.
    Quale sia la situazione del giornalismo italiano mi è ben noto e chiaro, ma è fondamentale ricordare che ci sono ancora molti giornalisti che fanno il loro mestiere seriamente e con passione e proprio la rete può essere un luogo in cui possiamo leggerli. Non vanno dimenticati quelli che vengono minacciati solo perchè esercitano la loro professione.

    Inoltre è altrettanto ovvio che il futuro del giornalismo è in internet e su questo bisogna investire, lavorare e non va dimenticato che è importante saper filtrare e scegliere quello che si legge sulla carta o su uno schermo video, è questo il bello di essere lettori!

    claudia dani

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