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di claudia dani (sito) sabato 4 dicembre 2010 - 3 commenti oknotizie
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Morte e resurrezione del giornalismo

L’attuale scenario del giornalismo a che cosa porterà? Le riflessioni di alcuni grandi nomi del giornalismo e l’uscita di un nuovo volume che indaga la situazione.

L'altroieri a Genova, presentazione del nuovo volume di Enrico Pedemonte, giornalista e scrittore (Il Secolo XIX e L'Espresso), "Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà".

L'incontro è stato una riflessione, per nulla banale, sulla situazione reale delle testate giornalistiche cartacee. Non sono mancati i nomi illustri ed esperti dell'ambito. Ad affiancare Pedemonte, due grandi nomi del giornalismo italiano: Carlo Rognoni (giornalista e politico, ha diretto Panorama Epoca e Il Secolo XIX) e Piero Ottone (giornalista è stato direttore del Secolo XIX e del Corriere della sera).

La visione del futuro del giornalismo non sembra rosea per nulla. Ottone dichiara che il quotidiano era un'istituzione, rappresentava un modo di vivere della società internazionale occidentale e aggiunge: "sono d'accordo con Pedemonte quando dice che i giornali sono il centro di una ragnatela sociale". Ma il modello sembra non funzionare più. La voce calma e chiara di Ottone ricorda come funzionavano una volta i grandi quotidiani e racconta di quando all'interno della redazione del New York Times vi era una parte dello staff dedicato ai fatti, (News staff) e un'altra dedicata alle opinioni (Opinion News). "Quando si sentì la necessità di introdurre qualcuno che si occupasse di approfondire le notizie, il NYT si pose il problema se questi giornalisti dovessero appartenere alla redazione dei fatti o dei commenti". Oggi il problema nemmeno si origina. La visione del giornalista di lungo corso Ottone è che la carta stampata così come la conosciamo sia morta e non risorgerà più. 

Meno drastico, ma pur vicino alle tesi di Ottone l'intervento di Rognoni che accetta la fine di una cultura 'cartacea' ma condivide con l'autore Pedemonte, le possibilità future dell'informazione seppur drasticamente cambiate. Un problema che Rognoni mette in evidenza è che il dibattito sulla stampa in Italia non esiste, nessuno si pone il problema reale di quali siano le possibili soluzioni da adottare o da creare. Ricorda che i quotidiani dovrebbero rappresentare il quarto potere. Insieme a Pedemonte, afferma che due sono i problemi fondamentali: il giornalismo investigativo per il controllo del potere e l'iperlocalismo.

Dunque quale è il futuro del giornalismo? La nota positiva e soprattutto fiduciosa è contenuta nell'intervento dell'autore del volume. Innanzituttobisogna parlare, aprire un dibattito sul futuro del giornalismo italiano davvero. Questo uno degli intenti del libro. I punti fermi, che racconta Pedemonte, sono la comprensione che quello attuale è un momento di grande trasizione e che è necessario riprogettare il futuro della stampa. A questo va aggiunta la localizzazione, afferma Pedemonte "manca qualcuno che verifichi i fatti dove avvengono". 

Il punto di partenza per il giornalismo, che Pedemonte suggerisce, dunque, è la rifondazione a partire da nuovi ambiti (molti da scoprire), e che emerga una nuova cultura giornalistica, un giornalista che sappia definirsi alla luce dei cambiamenti in corso.

di claudia dani (sito) sabato 4 dicembre 2010 - 3 commenti oknotizie
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Giornalismo New York Times

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