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Morire di Taranto: in fabbrica e nel territorio

Ripreso da www.medicinademocratica.org

Vi sono due aspetti trattati nel convegno organizzato da Medicina Democratica e da altre 15 associazioni locali che hanno interessato i media e non solo.

Quello del numero dei decessi per malattie professionali nella provincia di Taranto (studio del dottor Cervellera) e la presenza di amianto sugli impianti ex Ilva. Diamo qualche informazione aggiuntiva sul primo tema.Lo studio del Dr. Cervellera ha elaborato i dati statistici disponibili dell’INAIL per gli anni 2013-2017.
Il link per visionare i dati elaborati è questo https://public.tableau.com/profile/stefano.cervellera#!/vizhome/PresentazioneTarantoMD/Story1

Una prima elaborazione ha riguardato il numero delle denunce di malattie professionali e i decessi “ufficialmente” correlati nello stesso periodo, per ogni Regione e quindi per ogni sede (provinciale) INAIL.
Se guardiamo a questi dati a livello regionali possiamo vedere che, in termini assoluti, le regioni a maggiore rischio sono la Toscana (37.150 malattie denunciate nel quinquennio), seguono l’Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Sardegna e Lombardia (17.850 casi denunciati).
Se guardiamo ai decessi riconosciuti per malattie professionali la Lombardia è in testa con 1.123 casi nel quinquennio, seguita da Piemonte (902) a questo punto entra in campo la Puglia con 725 casi e quindi la Toscana con 616 decessi.
Andando in un maggiore dettaglio locale (per sede provinciale INAIL) quello che emerge e che è stato oggetto di presentazione nel convegno è che il numero dei decessi (quinquennio 2013-2017) nella Provincia di Taranto è superiore a quello di ogni altra provincia italiana.
Per Taranto sono registrati 548 decessi seguiti da 505 per Torino, 446 per Napoli, 281 Genova e quindi Milano a 273 per restare alla “top” di questa orrida classifica.
Se si va a cercare di individuare le cause di morte di questi decessi (sempre da quanto è desumibile dai dati messi a disposizione da INAIL) il numero maggiore è quello di tumori maligni dei bronchi e del polmone (121) e mesotelioma della pleura (39 – e qui rientra in gioco l’amianto), seguiti da 11 cause di morte per tumori allo stomaco e altrettanti decessi per tumore alla vescica.
Anche dati elaborati da altri (Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro) per il solo anno 2018 confermano il triste primato di Taranto, prima per tumori professionali denunciati (il 70 % correlati ad esposizione ad amianto) : 164 a Taranto seguita da Torino (152) Napoli (106), Milano (97). Un trend comunque in discesa rispetto al 2014 ma va considerato che il sistema di raccolta, denuncia e riconoscimento delle malattie professionali non è “accurato” nè completo : tra casi reali e denunce effettive vi possono essere differenze importanti soprattutto nei casi dei tumori di origine professionale (per quelle con riconoscimento effettivo di malattia professionale poi c’è da aprire un’altra vertenza dato il comportamento dell’INAIL che non riconosce prontamente nemmeno le malattie “tabellate” -non ci stancheremo di dire che il sistema è inadeguato dalle fondamenta : non può essere l’assicuratore – l’INAIL – lo stesso soggetto che riconosce le malattie professionali, vi è un palese “conflitto di interessi”, infatti la riforma sanitaria del 1978 prevedeva che fossero le USSL a svolgere gli accertamenti per il riconoscimento delle malattie professionali, ma tale previsione non è mai stata concretizzata e l’INAIL continua a fare il bello e il cattivo tempo).

Infine, se si considerano questi dati, relativi alle patologie professionali con i più recenti dati epidemiologici si arriva alla conclusione che i residenti nei quartieri prossimi agli impianti ILVA (alla Cementir e alla Raffineria ENI) hanno una maggiore probabilità di morire precocemente (maggiori tassi standardizzati di mortalità).
Per dirla con le conclusioni dello studio del Dr. Gennaro e altri, di cui si riporta l’abstract :

GENNARO et al TARANTOlast

vi sono delle “zone rosse” in termini di salute di cui si dovrebbero occupare (anche) i politici ad altro affaccendati. 

“In letteratura internazionale l’associazione tra danni alla salute ed inquinamento ambientale da acciaieria è nota da circa un trentennio.
In Italia, studi più recenti hanno mostrato eccessi di mortalità per l’insieme delle patologie e per il complesso dei tumori nella popolazione residente nei pressi delle acciaierie di Genova e Taranto. L’analisi spazio-temporale dei dati anagrafici comunali consente un monitoraggio affidabile, aggiornato e puntuale per l’insieme della mortalità generale in ogni quartiere. Nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia-Borgo, l’eccesso di mortalità complessiva (maschi + femmine) rispetto al riferimento comunale è pari a 78 casi/anno, non attribuibili a differenze demografiche.
L’integrazione con le informazioni relative a specifiche patologie aiuterà la comprensione eziologica ed una efficace prevenzione primaria e secondaria.”
In particolare la immagine che evidenzia i quartieri con un SMR più elevato e con valori che evidenziano la correlazione tra condizioni ambientali e probabilità di decesso precoce, a conferma anche del peso del fattore che, a nostro avviso, determina pessime condizioni ambientali : processi produttivi obsoleti, insicuri e ad elevato rischio per i lavoratori. Insomma dove c’è una azienda che inquina c’è anche una azienda che non rispetta i diritti alla salute dei lavoratori e, aggiungiamo noi, così facendo mette in discussione il posto di lavoro degli stessi.
Come abbiamo già riferito tra le conclusioni del nostro convegno, occorre partire “dal riconoscimento del legame tra tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e promozione della salute nei luoghi di vita…. partire da una critica radicale e tempestiva dei processi produttivi e la chiusura di quelli che non si intende attuare a ciclo chiuso o modificare all’origine … dare sostegno alla iniziativa diretta, non delegata, dei lavoratori affinché siano i promotori del cambiamento radicale del modo di produrre” e non dai politici (o altri) pifferai di turno.

a cura di Marco Caldiroli

LA VIGNETTA – scelta dalla “bottega” – è di Mauro Biani.

Foto: Mafe de Baggio/Wikipedia

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