Milazzo (ME) - La "Sagra del pesce" di Vaccarella, dove il mare diventa memoria e futuro
A Vaccarella il mare non è soltanto un orizzonte: è una voce, che chiama, una radice, che tiene insieme la comunità, un gesto quotidiano, che diventa identità, ed ogni anno, quando la “Sagra del pesce” torna a riempire il quartiere di profumi, mani operose e sorrisi, quella voce si fa più forte, più chiara, più urgente.
La ventottesima edizione della manifestazione ha trasformato il borgo marinaro in un abbraccio collettivo: turisti, famiglie, anziani, bambini. Tutti in fila, pazienti, per assaporare una frittura, che non è solo cibo; ma racconto. Pesce di giornata, totani, gamberetti, un panino caldo e un bicchiere di Inzolia: gesti semplici, antichi, che parlano d’un mare generoso e di chi lo conosce da sempre. Dietro quei piatti, però, c’è molto di più: c’è la tenacia d’un quartiere, che lotta per non scomparire.
Lo ricorda con voce velata d’amarezza Melino Salmeri, presidente del circolo “Giovanni Cambria”: “Vaccarella rischia l’estinzione. Le barche sono poche, sette appena. Il mestiere del pescatore non attira più e senza giovani la sagra potrebbe morire”. Sono parole, che pesano, come reti tirate a riva dopo una notte difficile; parole, che raccontano una fatica non solo economica; ma emotiva, la fatica di vedere un mondo cambiare troppo in fretta, lasciando indietro chi vive di tradizione, di mare, di memoria. Accanto a lui Pasquale Maisano porta nel cuore un’eredità, che non si può misurare: quella di suo padre, il compianto Don Ciccio: “Ogni volta che partecipo alla sagra, penso a lui.
Ci teneva tantissimo. Per questo servono i giovani: non solo per aiutare; ma per non far perdere qualcosa di importante”. È un appello, che sa di amore, di responsabilità, di futuro, perché le tradizioni non si conservano da sole: hanno bisogno di mani nuove, di occhi curiosi, di qualcuno, che decida di restare. Eppure, tra le difficoltà, c’è anche la luce: Natale Sciotto, organizzatore, lo dice con un sorriso, che non nasconde la speranza: “La manifestazione piace, il riscontro turistico è enorme. Dal 1978, tranne la pausa del Covid, la sagra è sempre tornata ed ogni anno cresce”. La serata ha regalato anche un momento di commozione profonda: la commemorazione di Don Ciccio da ’rutta, nato in una grotta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
I nipoti hanno ricordato la sua storia e poi palloncini bianchi sono saliti verso il cielo, come un saluto, come una promessa. Oggi la “Sagra del pesce” è l’ultima rimasta nel territorio milazzese. Sopravvive grazie al coraggio di donne e uomini, i quali non si arrendono e continuano a credere che un quartiere possa vivere, se qualcuno lo ama abbastanza da difenderlo. Vaccarella non è solo un luogo: è un patrimonio vivente fatto di riti, di mani, che impastano, di reti, che s’intrecciano, di storie, che non vogliono essere dimenticate. È un pezzo di umanità, che resiste, che si ostina a restare se stessa, anche quando tutto intorno cambia ed ogni anno, in quella sagra, il mare racconta ancora la sua storia, una storia, che merita di essere ascoltata.
Foti Rodrigo
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