Milazzo (ME) - Dubbi giudizi verso alcuni addetti portuali
In Italia la crescente disaffezione verso le istituzioni coinvolge anche il potere giudiziario, non più vitale ed in grado di far valere la propria autonomia nei confronti degli altri poteri. Se negli anni passati la sua azione incisiva ed imparziale garantiva una sana giustizia sociale, oggigiorno i cittadini si mostrano esitanti a rivolgersi con fiducia per le sentenze per lo più prive d’una valida motivazione logica e non conformi alla normativa vigente mettendo a repentaglio quel principio di eguaglianza stabilito dall’articolo 3 della Costituzione italiana e posto alla base della comunità nazionale.
Ciò è anche causato da un’azione nociva per i ceti più deboli, attuata dai vari Governi nell’ultimo trentennio, i quali hanno smantellato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e cancellato normativamente molti diritti, peraltro previsti dalla Carta fondamentale dello Stato e giammai applicati nel vissuto quotidiano, permettendo agli imprenditori licenziamenti più facili, a volte arbitrari ed ingiustificati, e rendendo per i lavoratori dipendenti difficilissima, quasi impossibile, la possibilità di reintegro nel proprio posto di lavoro.
Al generale stato di rassegnazione si sottraggono tuttavia alcuni lavoratori, che con coraggio testimoniano le loro drammatiche traversie: è il caso di Sergio Lopresti, lavoratore portuale, che, esacerbato dalle angherie e dai verdetti giudiziali, scevri di un riconoscimento dei diritti civili e contrattuali, ha voluto deporre quanto lui accaduto. Egli, impiegato nell’impresa “Mare Pulito”, dopo molteplici comunicazioni al datore di lavoro circa pesanti problematicità per carenze nella sicurezza e nella salute del personale imbarcato (assenza di aria condizionata, di frigorifero nonché il malfunzionamento del generatore di corrente, che aveva reso impossibile l’uso del bagno), e lamentando anche difficoltà nell’espletamento del servizio a causa delle proprie condizioni di salute, perché colpito da disfunzioni enteriche invalidanti, era stato prima sospeso in via precauzionale dal servizio con la conservazione dello stipendio in attesa di riscontri sullo stato di salute, richieste all’A.O.U. “G. Martino” secondo l’articolo 5 dello Statuto dei Lavoratori. In seguito, era stato colpito da una procedura disciplinare per avere esposto l’azienda a lesione dell’immagine ed intralciato la sua operatività. Lopresti ha inoltre contestato l’applicabilità dell’accordo sindacale del 20 marzo 2003, che creerebbe il potere d’irrogare la sanzione oggetto di causa, perché disdettato alla scadenza naturale del 24 marzo 2022 dopo il triennio di proroga, iniziato il 25 marzo 2019. Inutile il ricorso giudiziale, i cui gradi (Tribunale e Corte d’Appello) hanno rigettato le sue istanze: “Abbiamo novità a riguardo la situazione INPS, poiché gli ispettori hanno chiamato il mio legale ed il consulente di fiducia per comunicare un danno non quantificabile nei confronti di INPS e INAIL. – è la denuncia di Lopresti – A loro hanno dato gli estremi per l’accesso agli atti alla visita ispettiva, falsata del 2015. Essi stanno lavorando con le loro indagini. Uno di questi ispettori è in pensione e l’altro ancora in servizio. Ovviamente il danno si ripercuote su di noi, che, oltre alla situazione contrattuale, contributiva e assicurativa, abbiamo subìto l’enorme danno delle archiviazioni alle denunce e le pronunce ambigue dei giudici, per non parlare di pignoramenti del mutuo ed altri abusi”.
Insieme a lui la deposizione del comandante Ivano Cuciti, dipendente della suddetta società, il quale, a seguito di ben due sentenze favorevoli, stabilite rispettivamente dal Tribunale di Barcellona P.G. e dalla Corte d’Appello di Messina, che ne decretavano il reintegro al proprio posto di lavoro, non solo non è stato ancora riaffidato ai suoi incarichi; ma dovrà affrontare l’ultimo grado di giudizio alla Suprema Corte di Cassazione, giacché la “Mare Pulito” persevera nel licenziamento, del tutto illegale, visto dai più come vendicativo. “In qualità di comandante sono stato minacciato telefonicamente ed accusato con una nota p.e.c. del luglio 2022 di non applicare il regolamento di sicurezza, previsto a bordo, per aver segnalato quanto previsto dal Codice della Navigazione alla Capitaneria di Porto. – ha criticato Cuciti – Dopo la denuncia di evento straordinario, la ditta mi ha trasbordato per non essere presente nella visita dell’ente RINA. Con sentenza del giugno 2024 il giudice del lavoro aveva annullato il licenziamento in quanto ritorsivo, nullo ed illegittimo (con obbligo di reintegro a tutt’oggi non rispettato), mentre in Appello venne meno la ritorsione; ma rimane l’obbligo di reintegro ancora omesso. La società ha iniziato ad avere atti persecutori nei confronti delle persone iscritte al sindacato, le quali chiedevano i propri diritti, ovvero applicare il C.C.N.L. di categoria marittimi e non quello di operaio metalmeccanico con inquadramento previdenziale (confezionamento prodotti servizi per l’agricoltura, fotografia aerea, ecc.). Il registro orario di lavoro giunse a bordo a novembre 2021, quando l’obbligo sussisteva fin dal 2005. Lo sbarco per volontà dell’armatore fu deciso ai sensi dell’articolo 342 del Codice della Navigazione, articolo dichiarato incostituzionale con sentenza della Corte Costituzionale n° 41 del 31 gennaio 1991, ed operato dalla Capitaneria di porto di Milazzo e dall’agenzia marittima del Sig. Angelo Laquidara su richiesta del medesimo armatore. Non è stato mai garantito il rispetto delle normative di sicurezza sul lavoro (es. lavoro notturno non dichiarato e retribuito, riposi compensativi mai retribuiti, ecc.) e, nonostante sia stato denunciato alle autorità competenti (Capitaneria di porto di Milazzo, Ispettorato del lavoro di Messina e Direzione marittima di Catania, Comando generale della Capitaneria di porto, INPS, INAIL) per mezzo della p.e.c., non è stato ottenuto alcun riscontro. A ciò si aggiunga che la ditta non ha mai ha aperto alcuna posizione assicurativa della navigazione (P.A.N.)”.
Foti Rodrigo
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