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Messina e Viareggio: una stagione di catastrofi e stragi non accidentali

Sta arrivando l’autunno, non possiamo migrare, e a settembre non si è morti di meno. I respingimenti li facciamo noi a certe atroci giustificazioni e menzogne. Fosse pure a bassa velocità, non ci passerete sopra, e non siamo disposti a ballare sulla morte, sia pure per uno spettacolo di passaggio, complice la tv, i media, per il paese della vergogna, del "do ut des", dove i mafiosi sono degli idioti.

Il 29 settembre, c’erano tante ricorrenze. Sono trascorsi tre mesi dalla strage di Viareggio, dove persero la vita 31 persone. Il giorno dopo il 29 giugno 2009, arrivò lui, l’uomo della Provvidenza, quello che avrebbe ridato a tutti le casette, contestato mentre le cifre erano ancora in tragico movimento, come oggi lo sono a Messina.

Non sono solo le case a mancare, in Italia piaga perenne, manca la giustizia e la verità, dopo tre mesi, nessuno è indagato. Vecchi problemi e nuovi soldi in criminali dismissioni.

Oggi è la volta della catastrofe a Messina per il nubifragio, evento naturale. I morti sono arrivati ad essere 20, 40 i feriti, 35 i dispersi, 400 gli sfollati. Cifre anche questa volta tutte in tragico movimento.

Quando scrissi di quell’inferno del 29 giugno 2009, Petrolio e Persone, chiudevo dicendo amaramente ironica: “Globalmente tra la vita e la morte, il petrolio e le persone. Viaggiando tra scambi di merce, dovremmo imparare i tempi delle tartarughe… Vicina a chi rimane, senza affetti, senza casa, senza un perché, che possa giustificare questa fine”. Sappiamo bene che gli eventi naturali possono far morte, non sempre accidentale, e il perché non lo vogliamo vedere e non ce lo fanno vedere.

E’ di ieri la dichiarazione in prefettura ai giornalisti, del sindaco Giuseppe Buzzanca: “Messina non aveva i fondi per poter prevenire il disatro che ha colpito la città a causa del nubifragio… Questo è un momento molto triste, questa vicenda viene da lontano: due anni fa c’è stato un fenomeno molto contenuto, ma la mancanza di fondi non ha consentito di intervenire”.

E ancora: “La Procura di Messina ha aperto un’inchiesta, allo stato conoscitiva e senza indagati, sulla “tragiche conseguenze” del nubifragio. Il reato ipotizzato è di disastro colposo. “Abbiamo dato mandato, in prima battuta, ai carabinieri del comando provinciale - ha detto il procuratore capo Guido Lo Forte - di compiere tutti gli accertamenti per cercare di individuare le cause, anche pregresse, dell’accaduto”.

E la notizia sciacallo del 2 ottobre:” Spero che per gennaio i primi lavori possano partire se non addirittura per dicembre”. Lo ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli in merito al ponte sullo stretto di Messina, a margine della cerimonia per i 170 anni della prima linea ferroviaria delle Ferrovie dello Stato a Pietrarsa (Napoli). La società Stretto di Messina e il general contractor “hanno trovato l’accordo l’altro ieri - ha detto Matteoli - credo che arriveranno a firmare per l’avvio dei lavori. Ho parlato con il presidente Ciucci e mi ha detto che è tutto a posto”.

Non tornano i conti ma tornano anche quelli della NO TAV. “Oggi pomeriggio tre distinti cortei confluiranno a Chiusa di San Michele (Torino), in piazza della Repubblica. L’iniziativa, denominata ”Balla che ti passa. Passeggiata a bassa velocità”, è totalmente pacifica. Due i punti di partenza fissati per le 15, a Sant’Ambrogio di Torino e a Vaie, con l’arrivo dei cortei alle 16 a Chiusa. Qui seguiranno gli interventi, tra cui quello di Alberto Perino, leader dei No Tav, e la raccolta fondi per il presidio permanente di Venaus".

Manca la solidarietà reale come l’informazione vera che non delega tempi e persone, a grancasse mediatiche, a bande e benedizioni, la sicurezza delle nostre esistenze. Per questo allego alla fine e trascrivo i commenti trovati su un giornale locale online, il Viareggino, dopo il 29 agosto e prima della manifestazione per i 3 mesi, dove alcuni diranno che erano in ventimila e altri, coinvolti come i primi, poche centinaia. E hanno entrambi ragione come le loro testimonianze autentiche.

Quanto continueranno ad avere la pazienza, i parenti delle vittime, gli sfollati, i senza casa e senza lavoro, di sfilare con quegli striscioni, sempre uguali da decenni, in cui c’è scritto "Basta morti", per le stragi, per le catastrofi non accidentali, per la morte senza spiegazioni climatiche patriottiche teologiche istituzionali? E’ vero il clima è cambiato, non i tempi e le modalità nell’affrontare la verità e la giustizia, in Italia, dove la violenza non scorre sotterranea, si percepisce fuori e dentro le mura del silenzio e delle grida.

Per non dimenticare: Viareggio 29 settembre 2009 mostra un grande video con le immagini strazianti che potete immaginare e la musica sottofondo, il silenzio... alla fine un piano sequenza con donne e uomini che altrettanto silenziosamente, continuano a reggere degli striscioni con scritto “sicurezza, giustiza e verità per Viareggio”. Saranno gli stessi che grideranno le stesse parole, poco dopo: perché tre mesi dopo la pazienza se ne sta andando. Il video è pessimo, ma si ascoltano distintamente le grida e si vedono le stesse persone, esasperate. Questo è il commento che lo accompagna: “mentre i fondi stanziati risultano insufficienti e i colpevoli restano tra gli ignoti qualcuno ha pensato di strumentalizzare l’iniziativa unitaria in ricordo delle vittime dando un video fazioso pro Berlusconi. Il video proiettato in Piazza Mazzini sotto degli sponsor è stata una mancanza di rispetto alle 31 vittime e i fischi non sono mandati. Criticabile l’atteggiamento della polizia che voleva censurare commenti e fischi. Lo sappiamo sono tempi di censura e chi critica lo stato di cose esistenti e si batte per verità, giustizia e sicurezza dà noia al potere. Nel video che segue anche esso di parte (ma non ha la pretesa ipocrita di negarlo) si mette in risalto come l’assemblea del 29 giugno prosegua la lotta nonostante il tentativo maldestro di isolarla da parte di personaggi manovrati dalla destra locale. I viareggini pretendono giustizia e non le passerelle delle istituzioni”.

I commenti trovati su un giornale locale online, il Viareggino

[1] di rossana – 07/09/2009 alle 08:33:31

Le persone erano poche ma io vedo mezzi che rallentano e teste che si girano sempre quando sono in cima al cavalcavia o passano davanti a Porta Pietrasanta: i viareggini non hanno dimenticato, ma probabilmente dobbiamo fare qualcosa di diverso. Tanto per cominciare domandiamo perchè al telegiornale non se ne parla più, facciamo venire “striscia”, i cortei facciamoli a Roma, non organizziamo solo la Messa dal Papa…..

[2] di IL MORALIZZATORE – 05/09/2009 alle 11:49:59

Nel rispetto dei morti, dei feriti, di chi ha perso tutto le battaglie da fare sono altre. 01) non serve (secondo me) prendersela tra viareggini e non si può ogni ricorrenza mensile pretendere che 4/5 mila persone sfilino. 2) Bisogna coinvolgere i Media nazionali con anche gesti eclatanti ma non violenti, 3) far partecipare i nostri politici locali e i rappresentatni delle vittime ai vari Porta a Porta o Matrix, Stiscia, purtroppo siamo in un mondo che la guerra e le battaglie si vincono solo sul fronte mediatico. Bisogna farcela!!!

[3] di simone – 03/09/2009 alle 11:12:44

Non sarà una manifestazione, o tante manifestazioni, o tanta gente alle manifestazioni a risolvere qualcosa…se si vuole giustizia si deve combattere concretamente contro il silenzio di chi ha delle responsabilità, fare pressione vera per avere delle risposte… entrare negli uffici delle FS senza violenza ma con determinazione affrontando di persona chi di dovere…gli striscioni e i cori non li guarda più nessuno… per quanto commoventi essi possano essere…tanto meno serve accusarsi a vicenda tra viareggini di poca o troppa sensibilità… di poca o troppa partecipazione…sempre ammesso che avere delle risposte possa servire… quando le teste cadranno quei 31 angeli non torneranno ugualmente indietro…

[4] di astor – 01/09/2009 alle 19:22:18

Serena, insabbiare o meno, Viareggio ha 70mila abitanti…e’ vergognosa la scarsa partecipazione registrata l’altra sera. Viareggini tanto egoismo e ignoranza.

[5] di Serena – 01/09/2009 alle 14:31:11

Non ho niente da aggiungere a quello già scritto … eravamo veramente in pochi … secondo me dietro questa strage c’è veramente tanto da insabbiare … ma se continuiamo a gridare forte la nostra voce .. prima o poi qualcuno ci sentirà!!! Lo dobbiamo a 31 angeli!!!

[6] di astor – 01/09/2009 alle 10:45:47

Il numero delle persone che hanno preso parte alla manifestazione era molto basso,vergognosamente modesto..Purtroppo I viareggini si son comportati da soliti Viareggini. Tanti discorsi all’inizio, poi fatti pochi, e molto menefreghismo.

[7] di astor – 01/09/2009 alle 10:45:30

Il numero delle persone che hanno preso parte alla manifestazione era molto basso,vergognosamente modesto..Purtroppo I viareggini si son comportati da soliti Viareggini. Tanti discorsi all’inizio, poi fatti pochi, e molto menefreghismo.

[8] di Asprito – 31/08/2009 alle 20:00:54

Volevo fare solo un’appello ad una più massiccia partecipazione a queste manifestazione (che senza far polemica mi è sembrato modesta), perchè è l’unico grande modo che abbiamo di stringerci attorno alle persone colpite da questa sciagura e fargli sentire la presenza di Viareggio. Perchè chi vuole tacitare questa tragedia non aspetta altro che si allenti la solidarietà tra concittadini cominciando a far cadere tutto nel “dimenticatoio”. Pertanto sono ancora a rinnovare l’invito a partecipare a questi cortei fino a che non si arrivi alla verità.

 

 

 

 


Commenti all'articolo

  • Di Renzo Riva (---.---.---.190) 8 ottobre 2009 09:58

     

        Dati di fatto e non chiacchiere frutto di pregiudizi ideologici.

        Mandi,

        Renzo Riva
        Via Avilla, 12
        33030 Buja - UD

        renzoslabar@yahoo.it
        349.3464656


         


        ENERGIA/1

        Più di un dubbio sulla necessità


        C’è una tabella, i cultori della rete possono scaricar­la dal web, che riporta tutti gli incidenti di varia natura occorsi nel mondo e fra loro quelli industriali. Alla sua lettura sono basito per la su­perficialità con la quale gruppi d’interesse (lobby) di­vulgano ad arte le bugie e la disinformazione per orienta­re la percezione del pubblico destinatario delle loro in­formazioni. Prendo a esem­pio il gas causa dell’ultimo di­sastro a Viareggio.

        Il lettore nemmeno imma­gina di quanti disastri è re­sponsabile il gas e, fra i più recenti, cito l’impianto di li­quefazione di Skikda in Alge­ria che nell’anno 2004 ha pro­dotto 29 morti e 74 feriti a se­guito dell’esplosione e del­l’incendio durato otto ore che ha provocato danni per 1 miliardo di dollari. L’ufficio investigativo di una compa­gnia assicuratrice attribuì la causa a una fuga di gas liqui­do in fase di carico dalla tuba­zione di collegamento alla nave metaniera. Inoltre, lo stesso anno in Belgio, in fase di scarico un’analoga esplo-sione provocò la morte di 15 persone. Storicamente si ri­corda, uno per tutti gli anni antecedenti, l’esplosione di un serbatoio di gas liquido a Cleveland (Ohio) che nel 1941 produsse 131 morti, 225 feriti, 680 senzatetto, 2 fatto­rie e 79 case distrutte.

        Comunque, in assoluto, quello che causò più morti accadde in Messico a St J. Ixhuatepec, nell’anno 1984 e fu dovuto all’esplosione di un grande serbatoio di stoc­caggio di Gpl; ci furono 500 morti, 2.500 feriti, 200.000 al­lontanati. Ora proviamo a collegare questo incidente con gli impianti.di rigassifi­cazione proposti a Trieste da Gas Natural nel vallone di Zaule e da Endesa off-shore nel golfo di Trieste.

        Il terminal petrolifero del­la Siot di Trieste conobbe un attentato attribuito all’orga­nizzazione terroristica Set­tembre nero nell’anno 1972. Quali rischi per Trieste in ca­so d’attentato o incidente al­le navi metaniere - oggi pos­sono trasportare fino a 253.000 metri cubi - attracca­te e ai rigassificatori? Bom­be termobariche semoventi? Che bisogno c’è di rigassifica­tori in Italia quando dal pros­simo anno arriverà anche il gasdotto Nabucco? Dove si accumulano tanta energia e incuria accadono i più gran­di disastri: fra i vari, leggasi Vajont

        Renzo Riva
        Energia e ambiente
        Nuovo Psi Fvg
        Buja

        Messaggero Veneto
        Messaggero di Udine
        Venerdì 10 Luglio 2009
        Per posta e per e-mail
        Pagina XVIII
        posta.lettori@messaggeroveneto.it

        La seguente lettera, pur inviata a tutti i giornali locali, non ha avuto l’onore di alcuna pubblicazione.
        Chissà perché?
        Come lo spiegherebbe lei Signora Doriana?
         

      2009.08.01 - Dati di fatto

        Perché tanti rigassificatori in Italia?

        Riprendo quanto scritto dal mio presidente ing. Paolo Fornaciari recentemente scomparso e riporto alcune cifre da un suo rapporto.

        Rigassificatori esistenti oggi nel Mondo sono 54 (4 negli Usa e 15 in Europa). Le navi metaniere per il trasporto del GNL (gas naturale liquido) con stazza da 143.000 mc a 253.000 mc oggi in servizio sono 192. In tutta Italia sono state depositate richieste per la realizzazione di altri 12 rigassificatori che assieme agli esistenti porterebbe il loro totale a 15.

        Ora da tecnico ed abituato a ragionare con i numeri e non a darli, elenco chi produce elettricità con il gas e la percentuale sul fabbisogno totale prodotto. L’Italia al primo posto con oltre il 50%, gli Usa al pari con gli inglesi con il 20%, la Germania col 10% e fanalino di coda la Francia col 5%.

        Questi dati danno già la misura dell’anomalia italiana che nel 1987, in epoca di prezzi del gas irrisori, spense l’ATOMO a Montalto di Castro e nel resto d’Italia.

        Oggi le centrali a gas a ciclo combinato (CGCC) con la loro resa massima del 65% e di peggio le centrali turbogas (TG) con rendimento massimo del 37%, sono la causa del costo proibitivo del kWh che gli utenti utilizzano e pagano; inclusi i balzelli dei costi per l’uscita dal nucleare insieme a quelli originati dalle insensatezze delle energie alternative sponsorizzate dai Verdi che poi sono contrari a tutto: idraulico, biomasse e termovalorizzatori ecc. dove proposto.

        A favore del turbogas però c’è la sua versatilità nel rispondere in termini relativamente brevi, da freddo può andare in servizio nel tempo da una a due ore al massimo, alle richieste di aumento di carico e perciò utili per periodi di picco dei consumi nonostante il loro basso rendimento energetico: il caso del loro utilizzo in Germania e Francia.

        Ma la ciliegina sulla torta dell’insensatezza italiana nel massiccio uso del gas sta nella delibera n. 178/2005 e successive integrazioni dell’autorità dell’energia e gas che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento RLC. Tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto e ha durata per un periodo di 20 anni.

        Che cosa vuol dire? Che se non c’è metano da rigassificare (come accadrà: vedasi i numeri sopra riportati), il gestore incasserà comunque ed ecco perché tutti vogliono venire in Italia a costruire e/o installare i rigassificatori.

        Ovviamente a fronte dell’utente-cliente della rete gas a cui toccherà la parte di Pantalone cioé di pagatore.

        L’ironia della sorte vuole che l’importazione di energia elettronucleare, per grande parte dalla Francia al prezzo di 7÷8 €cents col suo 15% del nostro totale fabbisogno, compie una calmierazione del prezzo di produzione nostro che altrimenti sarebbe ancora più elevato.

        Sapere poi che la bolletta pagata alla Francia negli ultimi vent’anni ha finanziato, per loro a costo zero, un terzo dei loro 59 reattori del loro parco elettronucleare dà la misura della nostra dabbenaggine, di gente dedita al buonismo e alla “politically correctness”.

        Ultima considerazione che “taglia la testa al toro” è che dal prossimo anno andrà in servizio il gasdotto Nabucco e proprio questa settimana sono stati firmati gli atti ufficiali per la costruzione del gasdotto South Stream portando perciò le canne de gas che arrivano in Italia al numero di sei: caso unico al Mondo e che pertanto rende inutili i rigassificatori per le nostre necessità che richiedono anzi d’affrancarci dalla quasi totale dipendenza del carente mix energetico del Paese.

        Se proprio volessimo poi perché non considerare “tout-court” l’importazione diretta dell’energia elettrica da chi in Europa o sulle sponde del mediterraneo è in grado di fornircela economica ed abbondante come invece noi non siamo capaci d’assicurare al sistema delle imprese e delle famiglie?

        Renzo Riva
        C.I.R.N. F-VG (Comitato Italiano Rilancio Nucleare)
        Buja - Ud

         

        L’Italia non è mai uscita dal NUCLEARE

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.212) 8 ottobre 2009 15:37
    Doriana Goracci

    Caro Renzo ci vuole attenzione e molta a leggere il tuo messaggio-documento, lettera mai pubblicata dai giornali. sono contenta che almeno hai avuto questa opportunità. Nella biografia stringata che mi è stata richiesta da Agoravox, parlo di un cestino. Prova a chiedere a chiunque, cosa gli viene in mente a questa parola: io l’ho fatto, ed è buttare, eliminare, zavorra, rotture, rifiuti, icona del pc, dove vanno a finire le domande non solo di lavoro...
    Per rispondere alla tua di domanda. Da anni scrivo in rete e qualche volta anche ai giornali. Cosa raccolgo?
    Testimonianze come la tua, anche molto diverse. Le assemblo con la mia testa e il mio cuore, scrivo d’istinto, perchè il ragionamento l’ ho fatto da un pezzo e sui fatti, la mia vita. Chiamalo pure laboratorio culinario, sono io che ci metto gli ingredienti, non è un Menù che mi deve propinare nessuno e "rendere" in termini economici ma ci vuole tempo, cura, costanza e impegno.
    Il tuo commento lo rileggerò con cura e lo pubblicherò, non desistere tu dal fare informazione e parteciparla.
    Perchè l’emergenza in corso, per me è questa.
    E grazie!

    • Di Renzo Riva (---.---.---.190) 8 ottobre 2009 19:44

      Cara Signora Doriana,
      Ecco spiegati i motivi della non pubblicazione degli articoli o lettere che s’inviano ai mass-media.
      Il prof. Battaglia "disegna" la "Via cucis" che deve seguire un testo quando non risponde ai desiderata.

      Mandi,

      Renzo Riva
      renzoslabar@yahoo.it
      349.3464656
       

      SE L’INFORMAZIONE FA TERRORISMO
       (Il Giornale, 8 ottobre 2009)
      di Franco Battaglia

      Cominciai a scrivere per il Giornale perché accadde che un giorno fui animato dalla imperdonabile presunzione di volermi rendere utile ad una società più ampia di quella, strettissima, interessata alla chimica teorica (che è la mia specialità). Accadde nel 2000, quando il Paese già da un pezzo era entrato nel pallone – era anzi ampiamente all’apice – dell’isteria da elettrosmog. Il quale, si temeva, diceva, e, soprattutto, scriveva, avrebbe mietuto leucemie infantili in abbondanza. Non conoscendo nulla sull’argomento ma avendo una figlia che era, allora, un’infante di 3 anni, sentii l’obbligo d’informarmi. In capo ad un’ora scoprii dalla letteratura scientifica disponibile che l’elettrosmog non esisteva.
       

      Animato dalla imperdonabile presunzione di rendermi utile, dicevo, sollevai il telefono e composi il numero della redazione di quello che, quando ero piccolo, ricordo, mio papà diceva essere il più stimabile quotidiano nazionale: il Corriere della Sera. La conversazione col capo-redattore si svolse nei termini seguenti:

      – Buon giorno, sono un docente del dipartimento di fisica dell’università di Roma; vi interessa un articolo sull’elettrosmog?

      – Eccome no, professore, è l’argomento del giorno… ma mi raccomando, non sia troppo tecnico… sa, i nostri lettori… Ma, piuttosto, cosa vuol scrivere?

      – Che l’elettrosmog non esiste.

      – Allora no, non ci interessa, grazie.

      • Ma come… le leucemie… i bambini…

      •  

      La circostanza era curiosa perché erano mesi che quasi quotidianamente tutti i giornali, nessuno escluso, denunciavano l’inquinamento elettromagnetico. Ancora più curioso il fatto che la conversazione si ripeté, esattamente nei termini sopra esposti, quando telefonai a Repubblica e alla Stampa. Quarto della mia lista era il Giornale; anch’esso, come tutti gli altri, avvertiva dei rischi da elettrosmog, ma quando gli telefonai ebbi tutt’altra accoglienza: si incuriosirono, mi chiesero di inviar loro l’articolo e lo pubblicarono. Da allora cominciò sia la mia collaborazione al Giornale, sia l’impegno del quotidiano a denunciare la frottola-elettrosmog. L’impegno durò per mesi anche perché, nel frattempo e con mio stupore, anziché rivedere le proprie posizioni in merito, tutti gli altri quotidiani elevarono vieppiù il livello di allarmismo. A onor del vero, tutti fuorché Libero: ricordo ancora una lunga conversazione telefonica col vicedirettore Renato Farina che mi telefonò perché voleva apprendere come stavano i fatti. Gli raccontai, tra le altre cose, che trovavo strano che il Corsera avesse pubblicato un articolo ove riportava, completamente alterati, i risultati di ricerca del grande epidemiologo Richard Doll: questi aveva trovato che l’elettromog non esisteva, ma il più stimabile quotidiano italiano pubblicò esattamente il contrario. Raccontai a Farina che avevo pure telefonato a Doll, a Oxford, per avere conferma di quanto il Corsera aveva riportato: era tutto sbagliato, mi disse e mi scrisse Doll. Pur da collaboratore del Giornale, mi sembrò corretto che fosse il Corsera a smentire, lo contattai ma si rifiutò di pubblicare le dichiarazioni di Doll da me intervistato. Naturalmente il bravo Farina non si lasciò sfuggire l’occasione e mi chiese che inviassi a lui l’intervista a Doll, che fu così pubblicata da Libero.

       

      Per farla breve, a quel tempo sulla faccenda elettrosmog vi era da una parte il Giornale e Libero; dall’altra, a terrorizzare su un’emergenza – era venuto alla luce – inesistente per la scienza, il resto del gotha dell’informazione italiana, televisione inclusa.
       

      In prima linea c’era Rai3, sia nei Tg che in vari programmi tipo Report o simili. Ricordo ancora quando il Tg3 mi intervistò: avevo dichiarato alle loro telecamere che l’elettrosmog non esiste, ma con un appropriato taglia-e-cuci mandarono in onda una mia dichiarazione con l’esatto contrario di quel che avevo detto. Inviai una email alla povera giornalista che aveva realizzato il servizio, la quale mi rispose scusandosi ma anche dichiarando che non poteva farci niente.
       

      Quanto ai politici, c’era, da una parte, interessatissimo a far passare la frottola-elettrosmog, l’intero centro-sinistra (che era al governo). Con una sola eccezione: Umberto Veronesi, che però, allora, non era un politico ma “solo” il ministro della Sanità; essendo anche stimato oncologo, non aveva evidentemente alcuna intenzione, solo per compiacere i suoi colleghi di governo, di perdere la faccia predisponendo la prevenzione dai tumori tramite interramento delle linee di trasmissione elettrica (perché di questo – 60mila miliardi di lire – si trattava). Dall’altra parte c’era il centro-destra, all’opposizione, che navigava nella più assoluta ignoranza sulla questione, coi più che s’erano fidati di quel che avevano appreso dagli organi di – diciamo così – informazione. Quando la verità cominciò a emergere, una minoranza, più perspicace di tutti, osservò del rischio che, se avessero fatto propria la voce della scienza, il loro leader, Silvio Berlusconi, sarebbe stato oggetto di ulteriori pesantissimi attacchi (di cui certamente non sentiva il bisogno) di conflitto d’interessi: da proprietario di reti televisive era anch’egli responsabile di quell’inquinamento.

      Particolarmente interessante fu l’atteggiamento di Antonio Di Pietro. Per ragioni sulle quali è ora troppo lungo dettagliare, il senatore mi aveva contattato per chiedermi di aiutarlo nella stesura della voce protezione-ambientale del suo programma politico, dicendomi che intendeva porre, al centro dello stesso, la questione – a suo dire – morale. Onorato di tanta considerazione gli dissi di dubitare di intendermi io di questioni morali ma che, per quel che capivo, poteva forse interessargli la faccenda elettrosmog che, al di là dei 60mila miliardi di lire, stava impropriamente allarmando l’intero Paese, e che avrebbe potuto rassicurare, almeno lui – che non era col centrosinistra né possedeva impianti di emissioni di campi elettromagnetici – che l’elettrosmog non esiste. Mi rispose che non poteva farlo perché non poteva perdere voti e che avrebbe invece messo la lotta all’elettrosmog al centro del suo programma di protezione dell’ambiente. Sconsolato per la certezza di non intendermi affatto di questioni morali salutai definitivamente il senatore.

      Chiosa finale: NEL 2001 il centro-destra vinse le elezioni e nel 2002 il bravo Altero Matteoli, allora ministro all’Ambiente, pose la pietra tombale sulla questione in modo da evitare al Paese lo sperpero di 60mila miliardi di lire in interramento delle linee di trasmissione elettrica, una manovra che, anche se fatta, non avrebbe evitato neanche una leucemia infantile. Antonio Di Pietro, invece, assieme a Verdi, Rifondazione comunista e compagnia cantando, nel 2003 organizzò un referendum che, se fosse passato, avrebbe obbligato, comunque, l’interramento dei cavi elettrici e lo sperpero di 60mila miliardi. Gli italiani al referendum di Di Pietro neanche ci andarono.

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