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Legittima difesa: a Monterotondo si apre il dibattito sulla nuova Italia

Le parole di Andrea Pulone a l'"Italia s’è Desta" aprono il dibattito sulla nuova Italia, quella che si sta interrogando sul limbo che separa tra la vita e la morte e che deve scegliere quanto deve essere pesante il dito sul grilletto della legittima difesa per non generare il Far West. 

«Nel momento in cui una persona purtroppo intraprende un percorso di vita dedito al crimine è quella stessa persona a mettere in pericolo la sua vita. Se non fosse entrato nella proprietà tutto questo non sarebbe successo». A parlare è Andrea Pulone, 29enne di alta statura, magro, dai capelli corti e dallo sguardo rassicurante. Un ragazzo normale che venerdì scorso si stava rilassando nella sua villetta di Monterotondo, quarantamila abitanti sulla Salaria, una delle principali arterie dell’hinterland romano. Si era appartato con la sua fidanzata, stava vedendo un film, o magari facendo l’amore, approfittando dell’assenza dei suoi genitori quando ha sentito dei rumori provenire dal salone della sua abitazione, al piano di sotto. E’ stato così che il ragazzo è andato a prendere l’arma in cassaforte e si è diretto verso il pericolo. La pistola Glock 21 calibro 40 in mano, presa nervosa e incerta. Non certo quella gelida di un killer di professione, ma solo quella di un ragazzo dedito al tiro sportivo, atteso ad una prova molto più difficile di un canonico tiro al bersaglio. Atteso ad un dentro o fuori per la vita.

Entrando nella stanza racconta all’ “Italia s’è Desta” «ho sentito una resistenza, quando ho provato a spingere questa porta. Ho spinto con forza e mi sono trovato di fronte tre persone. Uno reggeva la porta per non farmi entrare e poi ce ne erano altri due. Me li sono trovati davanti con una spranga di ferro. Quando li ho visti il mio primo pensiero - ha aggiunto - è stato per la mia ragazza che si trovava al piano di sopra». Questa volta non poteva sbagliare: c’erano i ladri di fronte. Tre, intenti a rovistare tra le cose di famiglia, in cerca di denaro e preziosi. All’opera poco dopo essere entrati forzando la grata metallica al piano terra. In pieno giorno, mentre fuori, per strada, il rumore della vita riecheggiava abitudinario, tra i normali brusii di un normale pomeriggio in una delle zone più transitate della cittadina romana.

Poi il boato degli spari, la fuga, e la chiamata alle forze dell’Ordine, con la confessione e l’invito ad intervenire. «Ho sparato a dei ladri che sono entrati nella mia abitazione», avrebbe detto il giovane al 112 pochi minuti dopo il tentato furto.

«Come è accaduto a me poteva accadere al vicino o a mia madre mentre non c'ero. Questo è il fatto che mi ha scosso di più» ha raccontato il giovane rampollo.

La Procura di Roma e quella di Tivoli hanno aperto le indagini, e stanno vagliando tutti gli indizi e i fatti raccolti. Ma in queste ore, mentre si indaga sui complici, è lo scenario giuridico e politico ad intrigare, molto di più dell’esito delle perizie mediche e forensi.

L’episodio è infatti il primo dopo la promulgazione da parte del capo dello Stato, venerdì, della legge sulla Legittima Difesa, votata in via definitiva in Senato lo scorso 28 marzo con 201 sì, 38 no e 6 astensioni, col sostegno di Forza Italia, Fratelli d'Italia, Movimento 5 Stelle e Lega, e in attesa del completamento dell’iter legis per essere effettiva.

Della particolare situazione normativa ha riferito anche il procuratore capo di Tivoli Francesco Menditto, secondo cui «le eventuali decisioni di iscrivere nel registro degli indagati l'autore degli spari non è influenzata dalla nuova norma sulla legittima difesa che, tra l'altro, non è ancora entrata in vigore». 

Severo il giudizio del principale promotore della legge, il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini: «se entri in casa mia per rubare sei fuori posto. Che tu abbia 16 anni o 36. La legittima difesa è una legge di civiltà» ha sentenziato il leader leghista, accogliendo comunque in parte i dubbi di Mattarella, per lo più legati ad una interpretazione troppo morbida della legge che generi un Far West stile americano.

I dubbi del Capo dello Stato sono leciti. Ma ora il rischio più imminente sembra un altro. Quello che una volta che tutti gli elementi al vaglio degli inquirenti saranno stati valutati, il giovane venga inserito nella lista degli indagati per eccesso di legittima difesa. Etichettato come colpevole, esattamente come Enrico P., il giovane e recidivo albanese che con fare da gangster si è introdotto nel villino di un noto astrofisico con l'intento di derubarlo in sua assenza. E' vero che per lui è pronto un giudizio per tentato furto. Ma è anche vero che per fortuna è stato fermato. Con le cattive. E che sia stato solo Enrico ad aver portato a casa "solo" una ferita all’inguine, dopo che a lui e ai suoi complici era stato intimato di andare via.

«Come è accaduto a me poteva accadere al vicino o a mia madre mentre non c'ero. Questo è il fatto che mi ha scosso di più» ha raccontato un sereno Pulone. Sereno di aver fatto la cosa giusta. 

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.128) 29 aprile 20:52
    Damiano Mazzotti

    Ora con tre uomini contro uno vorrei vedere chi è quel giudice che ancora insisterà col reato di eccesso colposo di legittima difesa, reato istituito molto probabilmente solo in Italia, per via di una cultura cattolica deviata e per poter foraggiare una moltitudine di avvocati (una delle categorie più rappresentate in Parlamento).

    Qualsiasi persono di buon senso e qualsiasi studioso di Criminologia sa che l’aggressore gode sempre del vantaggio della sopresa e che qualsiasi persona deve avere il diritto di usare qualsiasi mezzo per salvare la propria salute o la propria vita o quella degli altri. Se una persona entra in casa di nascosto e non fugge subito dopo aver avvistato i proprietari è da ritenesere sempre potenzialmente aggressivo e pericoloso. E se il proprietario non vuole correre dei rischi deve agire o reagire nel modo che ritiene meno pericoloso per se stesso, non meno pericoloso per l’intruso o aggressore manifesto.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.128) 29 aprile 20:55
    Damiano Mazzotti

    Molti aggressori inoltre godono anche del vantaggio dell’utilizzo abituale della violenza, dati i precedenti, data la vita di strada burrascosa e visto a volte un breve o lungo soggiorno in carcere, che rimane tuttora in molti casi una vera scuola di delinquenza.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.128) 29 aprile 22:55
    Damiano Mazzotti

    Semplificando: Ognuno di noi è libero di rischiare di porgere l’altra guancia, ma nessuno di noi può obbligare un’altra persona al rischio di porgere l’altra guancia.

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