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 Home page > Tribuna Libera > Le tasse e la Costituzione della repubblica

Le tasse e la Costituzione della repubblica

L’articolo 1 della nostra Carta Costituzionale così testualmente recita:

"L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro"

La realtà dei fatti dimostra come questa fondamentale enunciazione sia assolutamente disattesa. È come se dicesse: "Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica che ostacola il lavoro in ogni modo".

Nella ineludibile riforma della Costituzione l’articolo 1 dovrebbe essere sostituito dal seguente:

Art.1 - L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, pertanto il sistema di tassazione per nessun motivo deve superare il 40 per cento dei proventi d’impresa o di lavoro subordinato, livello che se superato risulterebbe incompatibile con la sopravvivenza delle imprese le quali costituiscono il caposaldo di ogni sana economia, in quanto generano lavoro, e con il lavoro si realizzano le risorse economiche necessarie per la vita, la dignità dei cittadini e quindi del Paese.

I livelli di pressione tributaria in vigore, sono causa prima della progressiva distruzione dell’apparato produttivo, della perdita di posti di lavoro, della fuga di capitali, e della non attrattività degli investimenti esteri, oltre che nazionali, di gran parte dell’evasione fiscale, in sintesi, del disastro economico.

Chi esporta capitali, se il nostro fosse un Paese normale, troverebbe più facile più comodo, meno problematico, investirli nel proprio Paese. Si tratta di legittima difesa.

Bisogna mandare al governo gli imprenditori, sono loro che creano posti di lavoro e, con il lavoro, benessere per i cittadini, risorse per la sanità, per la ricerca, per la cultura ecc.

La centralità dell’azione di qualunque governo deve assolutamente privilegiare il lavoro, e poi i conti pubblici. Un paese dove tutti lavorano non crea debiti e se i debiti ci sono, si pagano senza drammi.

Le banche devono essere ricondotte alla loro funzione naturale di raccolta del risparmio, e anziché ricorrere alla speculazione finanziaria, di concessione del credito ai cittadini e alle imprese.

Il risparmio è tutelato dall’art.47 della Costituzione, che così recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina e coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione ecc".

Anche quest’articolo è assolutamente disatteso. Non per nulla nella “smorfia napoletana” al numero 47 corrisponde “morto che parla”, anzi se vogliamo essere precisi, dovremmo dire che la Repubblica combatte o rende impossibile il risparmio popolare e la proprietà dell’abitazione anche con gli strumenti dell’IMU e TARES.

Ma la insostenibile e demenziale pressione fiscale non è la sola responsabile del nostro disastro economico. Le concause sono le seguenti: l’ingovernabilità del Paese, per colpa di un’architettura costituzionale eccessivamente garantista, in base alla quale il presidente del consiglio dei ministri, presiede, ma non governa e si sa che quando il gatto è assente i sorci ballano.I danni prodotti da oltre mezzo secolo di guerra civile combattuta contro il Paese dai nostalgici del comunismo togliattiano e quindi stalinista; maggior costo dell’energia elettrica a causa di sciagurati referendum contro le centrali nucleari che rende ogni nostro prodotto non competitivo; la politicizzazione e insieme inettitudine dell’apparato giudiziario che in combutta con il fisco tiene alla larga gli investitori; la carenza e cattiva funzionalità delle infrastrutture stradali, portuali, aeroportuali e informatiche; la burocrazia, costosa da mantenere, costosa da gestire per le imprese e dai tempi biblici.

Cittadini che credevate che i sacrifici imposti dal Governo Monti sarebbero serviti a farci star meglio, vi siete sbagliati clamorosamente: quei sacrifici sono stati il colpo di grazia inferto ad un Paese in miserando declino da decenni a prescindere dalla crisi internazionale. E i risultati sono sotto i vostri occhi. Vi siete trastullati con l’antiberlusconismo e adesso, dopo due anni di assenza di Berlusconi dal governo, colpevole di tutte le colpe del mondo, raccogliete i frutti.

Non accampate menzogne: negli ultimi vent’anni non ha governato sempre Berlusconi, ma in misura preponderante governi di sinistra, come di sinistra è il governo attuale che mi pare stia menando il can per l’aia, anziché varare quelle riforme indispensabili al Paese che non avete consentito al governo Berlusconi.

 

Foto: 401(K) 2013/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.98) 3 agosto 2013 14:31

    "maggior costo dell’energia elettrica a causa di sciagurati referendum contro le centrali nucleari che rende ogni nostro prodotto non competitivo"

    a meno che non abbiamo giacimenti di uranio in Italia, che é piú raro e costoso del petriolio, questa affermazione é una fesseria

    giá adesso costa di piú l’energia prodotta dal nucleare e non c’é nemmeno il vantaggio economico contando i costi di costruzione della centrale, di gestione e di successivo smaltimento e stoccaggio dei rifiuti. Dove la vede la competitivitá? 

    Senza contare poi che sarebbe stato molto piú da sciagurati farle in un paese a cosí alto rischio idrogeologico, dove ogni 20 anni c’é un disastroso terremoto

    • Di (---.---.---.252) 3 agosto 2013 22:19

      Le faccio presente che siamo il solo Paese europeo a non avere centrali nucleari. A Cernobyl dopo l’incidente hanno costruito ben cinque centrali. Anche noi abbiamo costruito un paio di centrali primi in Europa,però dopo avere speso ingenti somme per costruirle e dopo avere creato le figure professionali necessarie , senza curaci di ammortizzare le une e le altre abbiamo gettato il tutto alle ortiche.

      Siamo l’unico popolo europeo intelligente o che altro?
      Buona parte della popolazione italiana è piena di paure d’ogni genere, perché terrorizzata da chi in mala fede ci specula per crearsi il proprio posto al sole, è il caso di dire,e così siamo un Paese immobile, anzi che regredisce. Non, vi è attività umana priva di rischi ma la miseria che avanza non è ipotetica, remota, è una certezza che già uccide. Certamente ora vista la situazione non è il caso di pensare alle centrali nucleari, tenga presente che ormai non produciamo più tecnologia, abbiamo distrutto tutte le aziende di una certa dimensione e le piccole o piccolissime aziende certo non sono in grado di fare ricerca. e quindi ci doveremo misurare con il terzo mondo sui prodotti di basso costo. Naturalmente non ce la potremo fare.
      Stia bene e rifletta senza preconcetti.
      CESARE ZACCARIA
  • Di (---.---.---.208) 4 agosto 2013 19:37

    BASTA PAGARLE INVECE DI EVADERE LE TASSE VEDI L’ULTIMO DELINQUENTE CONDANNATO DOVREBBERO FUCILARLI NO CONDANNARLI A QUESTI LADRI DEL POPOLO......BASTA ......!!!!!

    • Di (---.---.---.252) 7 agosto 2013 18:18

      Questo signore pare che non abbia letto l’articolo, comunque per quello ch dice, si commenta da sé.

    • Di (---.---.---.179) 8 agosto 2013 21:03

      SECONDO IL SUO PARERE E GIUSTO NON PAGARE LE TASSE LA NOSTRA TERRA E COSI PERCHE’ MOLTE PERSONE PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE IO METTEREI LA PENA DI MORTE A CHI FOTTE LE TASSE AL POPOLO NO QUATTRO ANNI SCONTATI TRE NE FAREBBE UNO ED POI CON I COMUNISTI LO ASSOLVONO ANZI LO PROPONGONO SENATORE A VITA ED IN CAMBIO A CHI SOLDI A CHI MINISTERI OD PEGGIO COME SAPPIAMO TUTTI CHE FA.....

    • Di Cesarezac (---.---.---.252) 8 agosto 2013 23:15

      Caro amico,

      capisco il suo sdegno, ma lei non ha letto il mio articolo con la dovuta attenzione.
      Sintetizzo anche per altri lettori:
      le tasse, o meglio, le imposte, devono essere proporzionate alla capacità contributiva dei cittadini.
      Quando come ora accade, per colpa di una fiscalità rapace e stolta, le imposte superano i limiti delle possibilità dei cittadini, l’EVASIONE è una conseguenza prevedibile e inevitabile, quindi, E’ LEGITTIMA DIFESA!!
      Le alternative sono: 1) il suicidio del soggetto d’imposta; 2) il fallimento dell’impresa con licenziamento dei dipendenti; 3) la fuga all’estero.
      Spero di essere stato chiaro. Se qualche lettore ravvisa in queste mie parole apologia di reato, mi denunci pure.
      Mi chiamo CESARE ZACCARIA 
       

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