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 Home page > Attualità > Società > Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia

Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia

Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.

Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.

L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.

Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi“, oltre ad essere ridicolo è platealmente falso, com’è falso scrivere che “Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione (delle banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole “islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente diffusa, mentre con ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese in risposta al fallimento delle proprie banche.

Quello che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto) rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno determinato prima la cacciata del governo, poi pesanti processi per i banchieri più spericolati e infine una riscrittura della costituzione volta ad evitare che si ripeta un’altra vota lo stesso tipo di crack e che gli operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come continuerebbeo a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano. Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile.

Tutte cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è una serie di personaggi che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi.

E non è un caso che chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche” (!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione” e che nell’occasione:

“Il Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non si è verificato in Islanda è perché i prestiti forniti dall’FMI al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo per fissare budget e obiettivi.“

Baggianate ripetute dall’estrema destra sempre in cerca di utili tarocchi, come da altri che s’atteggiano a sinistra. No, l’Islanda non è quella che ”Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale“.

L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso FMI imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90. L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.

Che poi gente del genere si spacci per paladina del popolo e grande disvelatrice d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che anoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare diffusamente, nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.151) 28 dicembre 2011 10:39

    Grazie, in tanta confusione e’ utile ripristinare una informazione corretta, e cio’ sulle banche e sul potere finaziario e’ particolarmente difficile, fin dal tempo delle truffe della banca romana, di oltre cento anni fa, su cui ancora oggi non c’e’ chiarezza.

    Il fatto e’ che le banche e le loro fondazioni controllano sia l’economia che la politica e i mezzi d’informazione e -se non proprio controllano- condizionano anche la cultura, che e’ tanto attenta a certi aspetti e tanto cieca su altri.

  • Di (---.---.---.122) 28 dicembre 2011 18:48

    Per i meno informati...leggetevi questo articolo:http://www.ilcambiamento.it/lontano...
    Ma ne trovate molti altri simili con date,dati,cifre, nomi e cognomi...fatti.
    Se non è una "rivoluzione" quella Islandese!
    X Mazzetta: O non capisci quello che leggi..o sei in malafede.

    • Di Geri Steve (---.---.---.71) 28 dicembre 2011 21:09

      Io ho letto adesso, e non ho trovato sostanziali differenze con cio’ che scrive Mazzetta: gli Islandesi si sono rifiutati di accollarsi il debito estero di banche ( o di una banca ) private islandesi; cosa ben diversa dal debito sovrano di uno stato. 
      Infatti, hanno respinto proprio l’ipotesi che quel debito privato diventasse debito di stato.

      I problemi di Grecia, Italia e Spagna sono relativi ai loro debiti di stato.

      Nel caso dell’Italia, al debito di stato si sommano i debiti di regioni, comuni, enti pubblici, e il debito previdenziale, compresi i lussuosi vitalizi dei politici. Sono tutti debiti che, in qualche modo, ricadono sui cittadini, in quanto debiti pubblici.
      Non vedo grande analogia con l’Islanda.

  • Di (---.---.---.122) 28 dicembre 2011 22:02

    Non confondiamo le idee...e le acque. Il contendere era la questione "rivoluzione" e lo si evince chiaramente anche solo dal titolo:"Le bufale sulla rivoluzione Islandese". Ora un paese( i cittadini) che manda a casa i propri governanti incapaci e corrotti, che non si piega al Fondo Monetario, che condanna penalmente i banchieri corrotti,e che cambia la propria costituzione....
    Altre considerazioni sono decisamente fuori luogo..o di parte.

  • Di (---.---.---.211) 28 dicembre 2011 22:51

    questo articolo fa solo confusione 


    1) la valuta dell’Islanda, la Krona, è passata da 60-70 per 1 dollaro a 120-130 per 1 dollaro dal 2008 cioè ha perso più del 50%, quindi in ogni caso rimborsa ora il 50% del valore dei suoi debiti visto che li ha contratti a quando la valuta valeva il doppio

    2) l’Islanda non aveva quasi debito pubblico, il suo problema erano solo i debiti delle banche, pari al 300% del PIL che lo stato si doveva assumere e non si è assunto come hanno fatto gli irlandesi, i greci e ora gli italiani
    • Di (---.---.---.164) 29 dicembre 2011 09:49

      Il debito si paga in dollari e non in valuta nazionale, quindi se hai un debito di X milioni di dollari non viene svalutato se la tua moneta è svalutata. Succede l’inverso, che il tuo denaro ha perso valore e quindi devi fare ancora più sacrifici per rimborsare un debito contratto in precedenza.

    • Di Mazzetta (---.---.---.93) 8 maggio 2012 18:55
      Mazzetta

      guardi che nel caso numero uno succede esattamente il contrario di quello che ha scritto, 100 dollari di debito passano da 6000/7000 corone a 12000/13000 di botto, quindi raddoppiano per chi paga in corone un debito contratto in dollari

      per il resto l’Irlanda ha disconoscito solo il debito di ICEsave, come può verificare chiunque

  • Di (---.---.---.189) 28 dicembre 2011 23:12

    sono contenta di vedere come si cominci ad avere il ’coraggio’ (essere contro certe derive abbisogna di gran coraggio) di raccontare le cose dopo averle approfondite...cosa che noi di approfondendo.it facciamo per vocazione...ecco, ora diamoci dafare per non permettere piu’ alla banalizzazione idiotizzante, tanto ’premiante’ negli ultimi anni, non abbia piu’ mercato...perchè di mercato delle stupidaggini si tratta, mercato e basta.Grazie
    Roberta
    roberta.anguilles@approfondendo.it 

  • Di (---.---.---.82) 3 gennaio 2012 20:11

    Non è che invece hanno applicato la nozione di "debito detestabile"?

  • Di (---.---.---.5) 8 maggio 2012 17:51

    una sola domanda all’articolista illuminato
    L’islanda si è opposta ad una direttiva europea? si...... o no? 
    Mi sa che hai sritto un sacco di cose ma la realtà è questa
    Che anmmazza gli stati europei non sono i debiti a sostegno delle economie interne ma sono i debiti che si "devonono" contrarre per "Costituzione" a fronte degli interessi sui debiti...... troppo difficile articolista .... ma dai ho capito io che sono un ignorate....

  • Di Mazzetta (---.---.---.93) 8 maggio 2012 18:50
    Mazzetta

    no

    nessuna direttiva europea d’altronde potrebbe imporre nulla all’Islanda, che non è nella UE e nemmeno nell’euro

    non so cosa tu abbia capito, ma odora di signoraggio e disinformazione messa in giro dai noti astuti ;)

  • Di (---.---.---.173) 13 giugno 2012 00:06

    allora dall’articolo che se scritto dobbiamo tacere senza una parola? dobbiamo accettare tutto ciò vogliamo dire che l’islanda a buttato solo fumo negli occhi? ma la domanda da porsi noi cittadini italiani vogliamo ancora vivere in queste situazioni? e pensare che la vita di un essere umano ne una sola e de unica? si può tacere su tutto ciò ci sta accadendo? devo pagare un debito non fatto da me e altri cittadini? e allora se vogliamo accettare tutto ciò non ci resta che piangere....

  • Di حكيم النور (---.---.---.252) 13 giugno 2012 09:04
    Luca Troiano

    La gente ha bisogno di credere in qualcosa, pure se non è vera.

    Perciò la "favola" islandese ha avuto tanto successo. Ma guarda che ingenuo che sono, io che alle favole ho smesso di crederci quando ero piccolo.. ingenuo io o ingenui gli altri? Ai posteri l’ardua scemenza.

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