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Le “Manuelas” del Perù

Nonostante la crescita dei casi di femminicidio e transfemminicidio in tutto il paese, il Movimiento Manuela Ramos è tra le organizzazioni popolari che si battono maggiormente per i diritti delle donne in un paese dove, ogni ora, 16 donne sono vittime della violenza machista.

Foto: https://www.manuela.org.pe/

All’inizio di febbraio la presidenta de facto del Perù Dina Boluarte, tramite il primo ministro Gustavo Adrianzén, ha reso noto che il Ministerio de la Mujer y Poblaciones Vulnerables (MIMP) e il Ministerio de Desarrollo e Inclusión Social (Midis) si fonderanno: fumo negli occhi per mascherare la volontà di eliminare il Ministero dedicato alle donne, come del resto, nel luglio 2024, aveva già preannunciato la Boularte stessa.

Eppure, proprio il 2024 si era chiuso con il più alto tasso di femminicidi mai registrato in Perù, come denunciato dal Programma Aurora, che ha segnalato 162 casi rispetto ai 146 dell’anno precedente e ha già ricevuto la notizia, nel solo mese di gennaio 2025, di ulteriori 10 casi. Altrettanto critico è il versante relativo alle violenze sessuali, di cui sono state vittime, sempre secondo il Programma Aurora, oltre 142mila tra bambine, adolescenti e donne. In Perù, ogni ora, 16 donne sono vittime della violenza machista.

Altrettanto allarmante è il dato che riguarda ben 7 transfemminicidi avvenuti tra il 1° gennaio e il 15 febbraio di quest’anno, ma il progetto di legge che assimila il femminicidio e il transfemminicidio ai cosiddetti “crimini di odio” che includono casi di discriminazione, pregiudizio e intolleranza per motivi di razza, etnia, religione, politica, identità di genere e orientamento sessuale sembra ben lontano dall’essere approvato, al pari della Ley de Identidad de Género richiesta a gran voce dalle organizzazioni Lgbtiq+.

In questo scenario, l’Onu ha chiesto al governo peruviano di non abolire il Ministerio de la Mujer y Poblaciones Vulnerables e lo stesso hanno fatto associazioni femministe e impegnate nel campo dei diritti umani quali Demus, Flora Tristán, Promsex, Las Tejedoras e Manuela Ramos.

Proprio il Movimiento Manuela Ramos, sorto in Perù nel 1978 grazie a 7 donne limeñas, tra cui María Graciela “Maruja” Barrig, Carmen Espinoza, Victoria Villanueva e Susana Galdós, affermatosi come una delle maggiori realtà femministe del paese, è tra le organizzazioni popolari che si battono maggiormente per i diritti delle donne. La denominazione dell’associazione non prende il nome da una lottatrice sociale, bensì da un nome e cognome assai diffusi, ma anonimi: tutte le donne che vi facevano ingresso si definivano Las Manuelas.

In un contesto come quello peruviano, dove il 59% della popolazione, secondo le statistiche diffuse dallo stesso Movimiento Manuela Ramos, tollera la violenza nei confronti delle donne ed è convinto che non possano indossare gli abiti che vogliono, in particolare quelli corti, perché, secondo loro, rappresenterebbero una provocazione nei confronti del genere maschile, las Manuelas si adoperano invece per sensibilizzare i propri connazionali affinché non percepiscano le donne come dedite esclusivamente alla famiglia.

Presente in nove dipartimenti del paese, il Movimiento Manuela Ramos aspira a trasformare il Perù in un paese libero dalla violenza machista, ma il contesto e la congiuntura politica in cui si trova ad operare non è dei migliori. L’attuale presidenta, Dina Boluarte, è la principale responsabile della violenta repressione che, da ormai troppo tempo, esercito e polizia scatenano nei confronti dei movimenti sociali.

Se in occasione delle prossime elezioni presidenziali, previste per il 12 aprile 2026, sarà confermata la maggioranza del blocco di estrema destra attualmente al potere, si tratterebbe di un duro colpo per l’agenda femminista portata avanti dal Movimiento Manuela Ramos, a partire dall’eliminazione della categoria di genere dalla Costituzione. Inoltre, in un paese dove è tollerato esclusivamente l’aborto terapeutico, a fare il bello e il cattivo tempo sono organizzazioni di destra radicale come La Resistencia, i cui ideali retrogradi sono tutelati dal potente blocco ultraconservatore all’interno del Congresso.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie anche alla misoginia divenuta politica di Stato e adottata apertamente da presidenti come Fujimori e Toledo, che non si sono fatti alcun scrupolo nell’autorizzare la sterilizzazione forzata di centinaia di migliaia di donne indigene e contadine senza che i responsabili di quell’orrore abbiano mai pagato.

E ancora, l’inquietante presa di posizione del Congresso peruviano, intenzionato a ridurre o a condonare le pene a coloro che si sono resi responsabili di casi violazione dei diritti umani, nonostante la coraggiosa opposizione di alcuni giudici, non fa altro che peggiorare la situazione dei diritti civili, sociali e politici in un paese messo in ginocchio dalla repressione di stato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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