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 Home page > Tribuna Libera > La politica dei bonus: l’elemosina pagata dagli stessi italiani

La politica dei bonus: l’elemosina pagata dagli stessi italiani

In piena campagna elettorale, gli italiani che – si sa – hanno memoria corta, plaudono alle ennesime promesse politico-elettorali. Almeno una parte di essi, quelli rimasti probabilmente affascinati dalle castronerie paventate da Renzi pre e post il suo incarico a premier.

Berlusconi game over” dichiarava dai talk show italiani che lo intervistavano in quanto giovane politico che avrebbe rivoluzionato l’Italia e "rottamato la vecchia politica” per poi regalare all’Italia – non appena nominato premier con un’ardita scalata alla poltrona - non solo la solita vecchia politica, ma un patto stretto in tempi non sospetti proprio con Berlusconi, mi riferisco al patto del Nazareno.

Era il 2013, e un’Italia stanca delle barzellette di Berlusconi, delle olgettine, delle Ruby Rubacuori ma anche di riforme Fornero e pseudo governi tecnici che hanno contribuito a portarci verso la rovina, non dubitò nemmeno un secondo che Renzi fosse l’unica soluzione ai problemi di una nazione sempre ai primo posti per dissesto politico e per livello di corruzione.

Invece…come già accennato, come prima misura di governo, Renzi ci regalò l’ormai famoso “Patto del Nazareno”, ricco di agevolazioni per Berlusconi – che chiese praticamente di esser tolto dalla melma delle condanne e della sua dipartita dal mondo della politica – e per lo stesso Renzi, che tra le cose “nuove” che apportò alla vecchia politica (…) trasferì nei palazzi del potere un centinaio di signore e signori nessuno, del calibro della Boschi (sconosciuta giovane avvocatessa alle prime armi ma figlia di cotanto padre) o di Luca Lotti, che dai campi di calcio amatoriale, dove aveva un posto di rilievo come allenatore, fu catapultato direttamente a dirigere il Ministero dello Sport.

Insomma: la nuova politica, il nuovo che avanza, si palesò subito per ciò che era d è nella realtà dei fatti: un gioco di potere e di poltrone. Nulla di nuovo sotto i soffitti di Palazzo Chigi, altro che “rottamatore”…

Tra le misure firmate dal governo Renzi che ci sarà difficile dimenticare e non per merito, il funesto Jobs Act, che oltre a cancellare il sacrosanto diritto dei lavoratori di poter contare sulla garanzia di un posto di lavoro dato da un contratto blindato, ha creato un vero dramma sociale: l’aumento posticcio dei posti di lavoro, sbandierati ancor oggi da tutto il PD come un “vero successo del Jobs Act”.

In realtà, molte persone che lavoravano con contratti da precari o addirittura senza contratto, si vedono modificare l’accordo contrattuale con quello che sembra un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma si dimentica che – a causa delle norme relative alla cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori – questi lavoratori possono esser sbattuti fuori dal posto di lavoro, almeno dopo tre anni: il tempo utile all’azienda per avvantaggiarsi delle agevolazioni fiscali, che durano appunto un triennio.

In tempi di crisi la gente fa poche storie, ma la realtà è questa: il governo Renzi non ha creato posti di lavoro, ma agevolazioni alle aziende, che ora possono avvantaggiarsi di agevolazioni fiscali e licenziare i lavoratori quando meglio credono, trascorsi i fatidici tre anni. In pratica, è un camuffare il precariato con una denominazione impropria: “Contratto a tempo indeterminato” che diviene a tempo determinato allo scadere delle agevolazioni fiscali per l’azienda. Geniali, non c’è che dire.

Ma la vera chicca renziana sono gli ormai famosi “Bonus”. Si può dire anzi che tutta la politica sociale di Renzi si basa sull’elargizione di un qualche bonus. Non più quindi progetti strutturali e di lungo respiro per garantire al popolo un futuro, ma elemosine vere e proprie, oltretutto pagate da tutti noi contribuenti. O qualcuno pensava che Renzi i soldi ce li metta di tasca propria?

Renzi è scaltro, si sa, e conosce bene i suoi polli. Sa che, nonostante tutto, nonostante si sappia che le sue politiche economiche, sociali, strutturali abbiano contribuito a far cadere gli italiani in un mare di guai, c’è sempre quello zoccolo duro di popolo convinto che Renzi, tutto sommato, i soldi li elargisce al popolo, senza contare che ogni singolo cittadino versa un obolo per far fare una continua campagna elettorale a Renzi e al suo seguito. A spese nostre.

Bonus di 500 euro ai diciottenni, bonus di 500 euro agli insegnanti, e poi bonus di 80 euro ai lavoratori che percepiscono uno stipendio al di sotto dei 1.500 euro, bonus bebè…E’ tutto un rotear di bonus, senza però contare che i soldi ce li mettiamo noi, che di progetti reali per rialzare la capacità economica degli italiani manco l’ombra e che, dietro a tutte queste vere e proprie elemosine di governo, si celano accordi con la UE, per il famoso pareggio di bilancio che – palesemente – non raggiungeremo mai.

Peccato poi che – proprio a causa della memoria corta di molti italiani – si dimentichi che persino i bonus non sono garantiti: c’è persino chi ha dovuto restituirli. Eh già, perché ben circa un milione di italiani, ha avuto la brutta sorpresa di vedersi chiedere indietro le somme percepite. La ragione? Errori nei calcoli, dice il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma nemmeno per sogno: hanno “semplicemente” modificato i criteri per l’assegnazione. In pratica: se in prima battuta si erogava il bonus di 80 euro ai lavoratori con reddito non inferiore agli 8.000 euro e non superiore ai 24.000 euro, aumentando questi due elementi, ecco che cala il numero degli aventi diritto, e per chi aveva già percepito le somme – considerando che la dichiarazione dei redditi è calcolata per l’anno precedente quello attuale – ecco che il governo prima da, poi toglie.

Malgrado ciò, si continuano a promettere bonusreddito di inclusione, misure a termine e nemmeno troppo sicure. Basta leggere i criteri per accedere al reddito di inclusione: manca solo che chiedano di rasarsi la testa, camminare su un piede solo e vedere da un solo occhio, e l’assurdo è servito.

Soldi sprecati, milioni di euro gettati al vento, che si aggiungono ai tanti denari pubblici sprecati da una politica sempre meno interessata al benessere della popolazione. E’ una sorta di aumento dei finanziamenti ai partiti, ma sotto mentite spoglie. La politica promette, e mette pure in atto “soluzioni” che però, soluzioni non sono, almeno per l’economia dei cittadini, che peraltro possono rischiare pure di sentirsi chiedere indietro il malloppo. Lo dicono i fatti.

Con gli stessi soldi, si potrebbe realizzare finalmente qualcosa di utile. Non so: aumentare di un poco le pensioni agli anziani, pensare alle famiglie mono genitoriali, finanziare la sanità pubblica che sta crollando miserevolmente, sostenere la scuola pubblica, aiutare gli invalidi… No, nisba, niente da fare: meglio una perenne campagna elettorale fatta di soluzioni spot, di regalie inutili e che non fanno girare l’economia.

In tutto ciò, manca un elemento fondamentale: gli italiani. Che non si ribellano mai. Si vede che, tutto sommato, tanto in crisi non sono. In altri tempi, avrebbero preso 80 euro in monetine da 10 centesimi, e le avrebbero tirate appresso a chi le promette. Macché: i tempi sono proprio cambiati. Renzi nel frattempo, continua a fare campagna elettorale, sul treno. Pagato dai contribuenti. 

Auguri, italiani...

Questo articolo è stato pubblicato qui

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