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La Telenovela del Piano per il Sud

Si trascina ormai da mesi la presentazione del Piano per il Sud da parte del governo. Un’intenzione manifestata ciclicamente dal governo, fino a ieri quando il ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, Raffaele Fitto, ha annunciato l’ennesima scadenza: entro la fine di aprile il Piano sarà pronto. Si tratta della terza volta da settembre ad oggi, ma il tema dello sviluppo del Mezzogiorno è stato affrontato anche all’inizio della legislatura.

Si trascina ormai da mesi la presentazione del Piano per il Sud da parte del governo. Un’intenzione manifestata ciclicamente dal governo, fino a ieri quando il ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, Raffaele Fitto, ha annunciato l’ennesima scadenza: entro la fine di aprile il Piano sarà pronto. Si tratta della terza volta da settembre ad oggi, ma il tema dello sviluppo del Mezzogiorno è stato affrontato anche all’inizio della legislatura.

 In principio era stato il ministro dell’economia e teorico della finanza creativa, Giulio Tremonti, a declamare la necessità di un intervento forte: si chiamava Banca del Sud. Un provvedimento indispensabile visto che l’accesso al credito è una delle principali difficoltà per le imprese. Il Mezzogiorno è povero di banche ed è quasi del tutto privo di grandi istituti. L’iniziativa riscosse l’apprezzamento di molti esponenti della maggioranza, almeno a parole. La Lega, ovviamente, non la prese bene, mica si trattava di utilizzare i soldi pubblici per salvare la CrediEuronord, da tutti conosciuta come la banca del Carroccio! La stessa che, indebitata fino al collo, prese 1,45 milioni di euro dallo Stato grazie ai Bond voluti proprio da Tremonti per soccorrere le banche in difficoltà, quasi tutte del Nord.

 

Comunque le dichiarazioni del ministro dell’economia sulla Banca del Sud rimbalzarono per settimane su tutti i media nazionali e locali. L’argomento venne utilizzato dal governo in risposta alle critiche dell’opposizione e della società civile meridionale che invocavano l’intervento dell’esecutivo a favore del Meridione. I buoni propositi, tuttavia, rimasero tali e giorno dopo giorno l’iniziativa fu accantonata e messa nel dimenticatoio.

 

Trascorrono i mesi e della “questione Mezzogiorno” nessuna traccia nell’agenda politica dell’esecutivo fino al 29 settembre 2010, giorno in cui in Parlamento viene votata la mozione di fiducia al governo dopo la frattura tra Fini e Berlusconi. Il mancato impegno del governo per lo sviluppo del Sud, infatti, è uno dei principali argomenti di critica sostenuti dagli uomini di Fini. Berlusconi, come uno scolaretto ripreso dall’insegnante, decide di dedicare al tema uno dei cinque punti del suo discorso con il quale chiede alle Camere di rinnovargli la fiducia. Nasce così il Piano per il Sud.

 

Il 26 novembre il Presidente del Consiglio e il ministro Fitto, in una conferenza stampa, comunicano che il Piano è pronto e ripetono, a memoria, le linee di intervento: ritorna la Bancadel Sud, gli investimenti per rafforzare il sistema dei trasporti, quelli per l’edilizia scolastica e l’università. Secondo Berlusconi sono disponibili 100 miliardi di euro. Una quantità considerevole di risorse che dovrebbe far gioire i Presidenti delle Regioni meridionali. E invece nessuno di questi è entusiasta, anzi il loro giudizio è esattamente contrario. Come mai? Perché nelle intenzioni del governo il Piano verrebbe finanziato con i soldi del Fas e con la rimodulazione dei Fondi strutturali, ovvero con risorse che già spettano al Sud. Inoltre, c’è anche l’aggravante che parte del Fas è stato dirottato alle regioni del Nord, mentre l’altra quota si trova da più di due anni in standby presso il ministero.

 

Comunque, malgrado i proclami, del Piano scritto nessuna traccia.

 

I giorni passano in un continuum decrescente di dichiarazioni e annunci. La Lega continua a storcere il naso e a minacciare il governo sul federalismo fiscale. Il Presidente del Consiglio, con il governo e la maggioranza al seguito, è sempre più occupato a lanciare invettive contro i magistrati e a trovare espedienti ed escamotage per sottrarsi alla giustizia. Il Piano per il Sud, quindi, ripiomba nell’oblio.

 

Giovedì scorso è andata in onda l’ultima puntata della telenovela. Il ministro Fitto tira il Piano ancora una volta dal cilindro magico, dicendo che “si articola in 8 priorità strategiche che fanno riferimento a quei colli di bottiglia che bloccano lo sviluppo del Mezzogiorno: infrastrutture, istruzione, innovazione, sicurezza e legalità, certezza dei diritti e regole, pubblica amministrazione, sistema finanziario e Banca del Mezzogiorno, sostegno alle imprese”.

 

A circa 5 mesi dal suo annuncio siamo ancora alle “priorità strategiche”?

Niente paura perchè, come ha assicurato il ministro, “il prossimo passo dell'attuazione del Piano nazionale per il Sud mi porterà in tutte le Regioni meridionali nell’arco dei prossimi dieci giorni”. E c’è già chi è pronto a scommettere che questi incontri si trasformeranno in ulteriori spot propagandistici.

 

“Parlerò - conclude Fitto - con i Presidenti affinchè non possa esserci più alcun fraintendimento circa la reale volontà del Governo di cambiare pagina e di conseguire più elevati livelli di efficacia delle politiche”. E come non dargli credito!

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