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L’economia del benessere psicosociale

"Storia economica della felicità" è un saggio polivalente che racconta l'evoluzione dell'importanza del concetto di felicità nella società occidentale (Emanuele Felice, Il Mulino, Bologna, 2017, 345 pagine effettive).

Questo libro è affascinante dal punto di vista umanista e dal punto di vista scientifico, e tratta questioni presenti fin dalle origini della storia umana, e sintetizza la valutazione del concetto di felicità nella società di oggi, prendendo in esame la felicità basata sul piacere e la felicità che si sviluppa tramite l'etica.

Naturalmente si può scoprire la storia della "relazione fra sviluppo economico e felicità", e si valuta la felicità da tre punti di vista: 1) libertà dalle costrizioni materiali, personali e relazionali; 2) libertà nelle relazioni sociali; 3) la libertà ampia del "senso della vita" dello sviluppo umano (da p. 9 a p. 14). La felicità viene quindi esaminata a 360 gradi.

Però oggi i benefici e i rischi della dipendenza tecnologica stanno raggiungendo dimensioni davvero ampie in entrambe le direzioni. Come considerazione generale si può tenere presente il noto "paradosso di Easterlin": "al crescere del reddito inizialmente la felicità aumenta, ma a un certo punto non più e anzi diminuisce" (p. 18 e p. 292). La felicità più moderna si può considerare come il raggiungimento della conoscenza più utile al miglioramento personale, familiare e sociale. Questo avviene con l'aumento delle tecnologie a disposizione di ogni cittadino, per facilitarlo in varie occasioni pubbliche e private, come avviene in moltissimi casi con i vari collegamenti Internet.

Indubbiamente "la Rivoluzione scientifica" valorizza la "conoscenza utile" e l'Illuminismo instaura "la tesi dell'uguaglianza giuridica" e "un nuovo concetto di felicità" (p. 26), facendo sviluppare moltissimo la cultura delle società occidentali. Inoltre "Se si considera la libertà un valore universale, il cui significato permane anche al di là delle culture e delle epoche", si può considerare un grande miglioramento "negli ultimi cinquant'anni", soprattutto in tre ambiti: la diffusione della democrazia; la riduzione del tasso di violenza; non ultima, la diversa considerazione che sta iniziando a maturare per i diritti degli animali" (p. 323). Forse siamo diventati troppo liberi di essere felici, in uno dei vari modi offerti dalla complessa società di oggi. Siamo quindi realmente liberi?

Sicuramente "l'emancipazione delle donne" e "l'affermazione della democrazia di massa" (p. 323), sono grandissimi fenomeni che hanno allargato in modo considerevole gli orizzonti sociali degli esseri umani. In ogni caso l'idea di felicità è piuttosto diversa in molte culture e sottoculture. Ogni visione personale è più o meno locale e più o meno storicizzata. E, dopotutto, ci sono culture più o meno uniformi, come la cultura islamica, ed altre grandi culture in molti casi meno uniformi come la cultura occidentale.

Comunque, alla crescita mondiale della felicità, ha contribuito "il sorgere dello stato moderno, che ha assunto il monopolio della violenza sottraendolo alle famiglie e ai clan", e ha consolidato "un'etica della responsabilità individuale, la quale esonera il singolo dal vincolo morale di compiere vendetta per i propri cari" (p. 330). La progressione della "cultura umanista che aborre la violenza come strumento di risoluzione dei conflitti" ha sicuramente facilitato la crescita personale, sociale, nazionale e internazionale.

Quindi si tratta di un coraggioso approccio "pluridisciplinare del confronto con la storia del pensiero economico e con la filosofia morale... con l'antropologia e la psicologia", che prende in esame la radice individuale della felicità dei grandi gruppi sociali e delle culture (p. 9). Così le persone possono essere stimolate a fondo.

In conclusione, si può affermare che la ricerca della "felicità sia una dimensione cruciale per il presente, al fine di affrontare le sfide poste dallo sviluppo tecnologico: nella sua mancanza si può cogliere l'enorme divario che ha preso corpo fra le possiblità del progresso e la realtà delle relazioni umane; a un tempo, essa incarna la prospettiva che consente di superare quel divario, di ricongiungere etica ed economia" (p. 341). La felicità personale non sembra in molti casi ricalcare il benessere economico, ma da qualche anno sembra sempre più in relazione al benessere lavorativo. Il capitalismo finanziario di derivazione americana sembra aver ottenuto i suoi risultati.

Infine, per chiudere in maniera sintetica e accattivante, ci si può soffermare sul pensiero di un famoso filosofo come Voltaire: "La felicità è un'idea astratta composta da qualche sensazione di piacere" (nota a p. 294).

E la felicità può durare nel tempo? Per oltre il 95 per cento delle persone sembra di no.

Forse è meglio una felicità rilassata. Forse è meglio una felicità di stampo buddista...

Emanuele Felice è un econonomista e uno scrittore che insegna a Milano, presso l'università privata di comunicazione e lingue IULM. Segnalo inoltre gli ultimi due saggi pubblicati dall'economista: "Manifesto per un'altra economia e un'altra politica" (Feltrinelli, 2025); "Libertà contro libertà" (con Alberto Mingardi, il Mulino, 2024).

Nota primitiva - I Sapiens erano più piccoli dei Neanderthal, "avevano forse armi migliori, "e non è detto che in uno scontro a due queste facessero la differenza. Tuttavia i Sapiens erano superiori dal punto di vista organizzativo" (p. 65; e sapevano usare molto bene l'arco).

Nota sintetica - "L'uomo è una corda tesa fra la bestia e il Superuomo. (citazione ristretta di Nietzsche, p. 345); La felicità rappresenta il "principale dovere dell'uomo" (Denis Diderot, p. 293).

Nota finale - "E' legge dell'universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri (Antonio Genovesi, p. 13); "Parlano di una vita di amore fraterno, mostratemi uno che sappia viverla" (Bob Dylan, Slow Train, 1979; p. 291).

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