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 Home page > Tribuna Libera > L’arcobaleno all’improvviso. Una mezzora insolita all’ufficio postale

L’arcobaleno all’improvviso. Una mezzora insolita all’ufficio postale

Stamattina mi trovavo alla posta. Gente in piedi e gente seduta, chi in silenzio, chi al telefono, chi intento a scambiare qualche breve parola col vicino sulla fila che non scorre o sul cielo che promette pioggia. Ordinaria routine di un ufficio postale, una giornata come tante, di quel grigiore soffuso tipico delle mattine uggiose.

Prendo il mio numeretto e lancio uno sguardo al tabellone: sospiro di sollievo, solo dieci persone davanti! Poteva andare molto peggio, invece farò presto e potrò andare anche al centro commerciale per sbrigare altre commissioni. Mi metto in attesa in un angolo vicino a un tavolino, non lontana dallo sportello dove sarò da qui a poco servita. Mentre sono persa nei miei pensieri, sento un po' di vociare e alzarsi il canto di un uomo: "Toccava a me e se n'è andata, vorrei per pranzo tornare a casa, che ho un poco di famina... dov'è la signorina?".

Un sorriso sboccia spontaneo e, incrociando lo sguardo di alcune signore vicine, mi sporgo oltre la colonna che ho di fronte. Un bohémien di altri tempi, di età indefinibile tra i 65 e i 75 anni, capelli di media lunghezza un po' bianchi e un po' biondastri, giacchetto marrone e un foulard colorato legato in vita, sta in piedi davanti allo sportello dei conti correnti. La sedia dell'impiegata è vuota e lui, consapevole di avere una bella voce, continua a cantare: "Chissà dove se n'è andata, chissà dove starà".

È impossibile non sorridere e davvero non c'è nessuno che riesca a trattenersi. Non è scherno, non sono volti di gente che pensa "Povero matto!". È sincera allegria. Una ragazza sussurra a una signora: "Meno male che c'è questo signore a rallegrare un po' questa giornata grigia". E ha ragione. Improvvisamente, quest'ufficio postale ha assunto qualcosa di diverso: è entrato il colore, gli sguardi assenti hanno iniziato a comunicare, un'altra energia fluisce tra le persone che fino a poco prima stavano tristemente ad attendere il proprio turno per pagare l'ennesimo bollettino.

È davvero improbabile non notare il cambiamento. Il signore, guardandosi intorno e vedendo l'apertura della gente, prende coraggio (non che gli sia mancato fino a questo momento) e trae spunto per il suo discorso cantato, intonando note di "O sole mio", intervallate con "Vedo tanti sorrisi sui vostri volti, continuerò ad allietarvi ancora un poco con il mio canto" e "Ho un po' di famina, dov'è la signorina che a pranzo vorrei andare a casina?".

Intanto, dalle postazioni degli impiegati si sente volare qualche "Shhh" scocciato. L'uomo però se ne cura poco e con lui anche tutti quelli che stanno lì ad ascoltarlo. Fare la fila è diventato quasi piacevole. Poi incomincia a parlare con un gruppo di signore: "Le mie spasimanti mi chiamano al mattino e vogliono che alle 7 intoni loro le mie canzoni. Ma io alle 7 voglio dormire". Sorrisi, Dio quanti sorrisi ho visto in quell'ufficio postale. L'uomo tira poi fuori dal borsello un suo cd: "Ho fatto tour ovunque, ho cantato nelle più belle città".

Una signora, nel guardare la copertina del disco, gli chiede se è mai stato in Spagna, "Sa, io sono spagnola" e lui le racconta di tutte le città dove ha portato la sua musica, di quella volta a Saragozza, di quando si è esibito a Madrid e nelle città sulla costa. C'è un mondo dietro quel signore eccentrico, così tante storie che si perderebbe la cognizione del tempo ad ascoltarlo.

Nel mentre, dallo sportello chiamano il suo numero. L'uomo si avvicina prontamente ("Finalmente, visto che l'ora di pranzo è vicina") e l'impiegata, nel servirlo, lo rimprovera: "Qui si lavora, non deve fare confusione". "Signora, - le risponde gentile - ho solo portato sorrisi, sorrida anche lei e lavorerà meglio". La donna replica seccata e con fare stizzito sbriga la sua pratica, come se avesse davanti un povero vecchio pazzo di cui liberarsi appena possibile. L'uomo paga, prende la sua ricevuta e con garbo e un sorriso triste la saluta.

Prima di andarsene torna dal gruppo di signore con cui aveva parlato: "Dovreste cantare anche voi, sapete? Guardate quanti sorrisi e quanto più belle sarebbero le giornate se tutti noi cantassimo". La signora spagnola gli risponde: "Sarebbe bello, però poi ci cacciano tutti". Lui la guarda e annuisce. Saluta tutti gli astanti e se ne va, portando via con sé l'allegria. E si avverte, oh se si avverte. Gli sguardi tornano assenti e persi nel vuoto, le facce inespressive, il cellulare riprende a essere il migliore amico. Perso quel collante momentaneo che per una decina di minuti ci aveva reso una piccola comunità, ognuno fa ritorno nel proprio bozzolo.

Nel frattempo, è quasi arrivato il mio turno. A precedermi di due numeri c'è proprio la signora spagnola con la figlia; le due si avvicinano allo sportello e sento che l'impiegata dice loro qualcosa, ad alta voce: "Non avreste dovuto dargli confidenza, né parlare con lui". La signora si allontana e i nostri sguardi si incrociano. Le sorrido, quasi a dire "Non si curi di quello che le ha detto, è poca cosa". Lei allora si avvicina. È una bella signora, non avrà più di 60 anni, i capelli lunghi e corvini, occhi vivi e luminosi. +

"Sai qual è la verità? - mi chiede, senza aspettare la risposta, - le persone felici e solari sono scomode, perché fanno sentire alle altre il peso della loro tristezza. Tutti vorrebbero che fossimo vittime della vita, perché così sarebbe più facile sentirsi migliori. Ma è difficile avere a che fare con persone che, nonostante tutto, hanno la forza di sorridere e di essere allegre. Chi non riesce a essere così vorrebbe succhiarne la luce, appiattirne l'esistenza allo stesso livello della propria o di più. Guarda questo posto, com'è tornato grigio e piatto dopo che quel signore se n'è andato. Lo vedi? Ha portato via con sé il colore".

È vero, lo avevo avvertito subito, non appena l'uomo era uscito. Non è una sensazione facilmente descrivibile: potrei paragonarla a una perdita di intensità di luce, legata allo smarrimento di quell'improvvisa coesione e complicità che si era creata tra un gruppo di sconosciuti. Intanto la figlia della signora finisce la sua pratica allo sportello e si avvicina alla madre, pronta per andare via. La signora le sorride, e poi volge di nuovo lo sguardo verso di me: "Non smettere mai di sorridere e di mostrare la tua luce al mondo. Ti invidieranno, ma porterai sempre il colore con te".

Una mezzora all'ufficio postale non è mai stato così densa di significato.

 

Credits Photo: David J. Roberts

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.191) 1 marzo 2014 20:40

    La signora spagnola aveva ragione a dire che "le persone felici e solari sono scomode", ma aveva torto a credere che le persone, se cantassero tutte (se fossero tutte allegre), verrebbero cacciate dall’ufficio perché l’ufficio, se cacciasse tutti le persone felici (e se tutte fossero felici), chiuderebbe e l’impiegata scocciata perderebbe il posto...
    Quindi aveva ragione il cantante. Seguiamo il suo consiglio: portiamo l’allegria tra le persone e, se qualcuno prova a riprenderci, proviamo a farlo sentire allegro e, se insiste a bacchettarci, si ritroverà automaticamente contro... la gioia di TUTTI gli altri!

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