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L’Austria ed il passaporto ai sudtirolesi: boutade o episodio grave?

di Andrea Muratore

Nel panorama mediatico italiano una notizia che non ha avuto la rilevanza che meritava è la volontà dell’appena insediato Governo Austriaco del giovane Kurz di voler dare cittadinanza a tutti i cittadini sudtirolesi. Dopo la tiepida, per non dire “bollita”, risposta del Ministro degli Esteri Angelino Alfano che dichiarava la delicatezza della questione, il Governo austriaco ha poi fatto un passo indietro e smorzato i toni, parlando di cooperazione con il Governo Italiano.

Di pochissimo conto, sicuramente la provocazione è servita anche, e soprattutto, a scopo di consenso interno, ma non ci sarebbe da stupirsi se tra un anno e mezzo ci trovassimo di fronte al fatto compiuto dei sudtirolesi che si vedono recapitarsi per posta la lettera dove gli veniva annunciata la cittadinanza austriaca.


È per questo che la notizia non andava trascurata di così buon grado, di pari passo ai secessionismi, sembra andare ritrovandosi una dimensione imperiale delle ex nazioni che si consideravano tali. Gran Bretagna in primis, dopo la decisione di uscire dall’Unione Europea potrà tornare alle sue origini di cerniera tra il vecchio continente e il nuovo, le Americhe – gli USA in particolare – ma non solo, cerniera anche tra le regioni dell’ex Commonwealth britannico.

In seconda posizione troviamo sicuramente la Francia, che con l’insediamento del nuovo presidente Macron ha anch’essa ricordato di essere stata in precedenza una potenza coloniale. La dimostrazione è il rinato attivismo del novo presidente, dopo la disastrosa presidenza Hollande, che ha subito capito l’importanza della politica estera francese soprattutto nell’ex orticello di casa della francafrique. In questo senso va il sostegno al G5 del Sahel – fortemente voluto dal presidente Macron – che vedrà l’invio di un contingente militare (italo-francese) con compiti d’addestramento delle forze anti-terrorismo del contingente del G5.

Non è da meno, il tentativo chiaramente imperiale espresso dal nuovo Presidente Austriaco Kurz, che nel tentativo di un dividi et impera, cerca di minare l’integrità di uno Stato che risulta suo alleato, ma a cui, in fin dei conti, non è mai andato giu. Come non è mai andato giù agli austriaci l’esito della prima guerra mondiale che li vede perdere quasi sette ottavi del loro impero, compresi pezzi di Stato in lingua, e tradizione, tipicamente austriaca: il Sudtirolo. La strategia è appunto quella di fomentare il revanscismo pro-austriaco, nell’attuale contesto altamente favorevole dopo che è stato aperto il vaso di pandora facendo scoppiare i risentimenti nel vecchio continente: Catalani, Scozzesi, Corsi, Veneti, e chi più ne ha più ne metta.

La tattica austriaca è sempre la stessa, come accadde per la guerra in Jugoslavia, dove furono i primi (assieme agli Ungheresi) a riconoscere l’indipendenza Slovena e Croata, fomentando la guerra che poi insanguinerà i Balcani e potendo tornare ad avere maggiore influenza, soprattutto economica, sulle vecchie zone che un tempo possedeva. Certo, la situazione lì era ben diversa e incancrenita da tempo. Ma non dimentichiamoci che nei primi anni del dopoguerra vari gruppi separatisti anche nel Sudtirolo infiammarono la zona con attentati e violenze, con larga approvazione della popolazione che arrivava a non servire nei ristoranti la clientela di lingua italiana.

D’altronde il nome che ancora reca la nazione austriaca è: Österreich, che tradotto letteralmente significa “Impero Orientale”. Si può capire perciò che i tentavi neo-imperiali austriaci di revanscismo e stimolo dell’anima di lingua tedesca del Sudtirolo minano in prima persona il nostro Stato nazionale, costringendoci ad una reazione che non può e non deve essere solo accennata, ma concreta. Soprattutto perché se il Sudtirolo dovesse staccarsi dal nostro paese per tornare austriaco, non sarebbe più volontà di indipendenza, ma annessione. Cosa che rappresenta un significato geopolitico ben diverso e che va fermato in ogni modo.

Andrea Muratore

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Rocco Di Rella (---.---.---.104) 4 gennaio 2018 12:45
    Rocco Di Rella

    Non sono d’accordo. La questione sudtirolese va risolta una volta per tutte. Loro non sono italiani, perché non parlano italiano. Fanno solo geograficamente parte dell’Italia, ma non sono linguisticamente italiani. Io credo che uno Stato maturo e democratico debba chiudere il contenzioso con un referendum. Il referendum, però, non deve essere un prendere o lasciare su tutto il Tirolo del Sud. Il referendum dovrà rispettare la volontà dei singoli Comuni della Provincia autonoma di Bolzano. Sulla base dell’esito referendario andrà ritracciato il confine italo-austriaco. Questa, secondo me, è la soluzione più giusta e sensata della disputa italo-austriaca sul Tirolo del Sud. I Comuni sudtirolesi che si esprimeranno per l’Italia continueranno a farne parte; I Comuni sudtirolesi che sceglieranno l’Austria passeranno sotto sovranità austriaca. Lunare e impraticabile è l’ipotesi di creazione di uno Stato indipendente del Tirolo del Sud. Il sopra descritto percorso di consultazione della popolazione sudtirolese e di ritracciamento del confine italo-austriaco dovrà essere un percorso concordato con la Repubblica federale austriaca. Questa è la VIA MAESTRA per chiudere questo fastidioso contenzioso sul confine settentrionale dell’Italia che si trascina da circa due secoli. Ovviamente considero anch’io quella del doppio passaporto un’inaccettabile sparata propagandistica.

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.98) 4 gennaio 2018 17:53

    I termini "secessione" ed "annessione" non possono essere attribuiti all’Austria, questo è solo polverone mediatico. Dopo la II Guerra, l’Accordo De Gasperi-Gruber sull’Autonomia allegato al Trattato di Pace tra Italia e il ricostituito Stato Austriaco e successivamente sotto l’egida dell’Onu, riguardava l’Autonomia amministrativa, la salvaguardia di cultura, lingua, scuola ecc. Nel 1992 quando l’Austria, controllore ufficiale dell’accordo, emise la "quietanza liberatoria" riconobbe l’adempimento dell’obbligo da parte italiana e quindi l’appartenenza del Suedtirol all’Italia. I consiglieri delle Provincia di Bolzano a maggioranza chiesero all’Austria, non molto tempo fa, la doppia cittadinanza e Kurz, motivi suoi, concede. Se l’Austria avesse parlato di secessione o annessione avrebbe sollevato un bel vespaio ma così è tanto fumo e poco arrosto. Che poi Eva Klotz figlia di Georg, combattente per la libertà Sudtirolese o "dinamitardo" come veniva chiamato dai giornali italiani dell’epoca, abbia indetto referendum ufficiosi con buoni risultati è altra cosa. La verità è che in Europa ormai, essere divisivi, demagogici, populisti e nazionalisti è diventato uno sport, per la gioia di una informazione poco informata o meglio ancora poco "intellettualmente onesta"

    Un Saluto
    Enzo
    PS: io sono sudtirolese, bilingue, di madre lingua italiana.

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