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Juventus: sulla scia delle leggende

La Juventus di Massimiliano Allegri si accinge a “predare” l'ottavo Scudetto di seguito, prolungando il proprio flirt con la storia...

La Zebra dell'ultimo decennio ci riporta alla mente altri team che hanno segnato un'epoca...

Mancano ormai poche giornate all'assegnazione del Titolo Nazionale, che, salvo sorprese, dovrebbe arridere alla Juventus per l'ottavo anno consecutivo. Un traguardo sbalorditivo che le consentirà di ritoccare il già eccellente record di sette Tricolori di seguito, permettendole di alzare ulteriormente l'asticella delle possibilità umane, e di porla su di un livello pressoché inarrivabile da qui all'infinito.

Una conquista straordinaria che la proietterebbe di diritto nel firmamento delle leggende del calcio italiano, sulla scia di altre super corazzate del passato. E quando parliamo di compagini memorabili come non ricordare, limitatamente al Dopoguerra, il Grande Torino, quello che coi vari Maroso, Castigliano, Loik, Gabetto e “dio” V. Mazzola predicò il verbo calcistico in Italia e nel continente europeo? Quella fu una squadra favolosa, la cui bellezza e forza d'urto non sono più state eguagliate, e che solo la tragedia di Superga ha potuto mettere in ginocchio. A cavallo della Seconda Guerra Mondiale, fra il 1943 ed il fatidico 1949, il Torino si fregiò di ben 5 Scudetti uno dopo l'altro, mietendo tutti i record (come quello, non ancora eguagliato, di 125 gol in un campionato), entrando per sempre nell'immaginario dei tifosi e degli appassionati, che nei granata vedevano l'archetipo della magnificenza universale.

Negli anni Sessanta la Grande Inter allenata dal mago Helenio Herrera riuscì, seppur in scala ridotta, ad emularne in parte le gesta, aggiudicandosi 3 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni ed altrettante Intercontinentali, nonché la venerazione degli intenditori di tutto il Pianeta. Era l'Inter la cui formazione tipo in molti recitano tuttora a memoria, avente fra le primedonne gente del calibro di Sarti, Facchetti, Jair, S. Mazzola e L. Suarez, ovvero l'architetto, colui che più di ogni altro contribuì alla liaison con la gloria imperitura. Quindi negli anni Ottanta i cultori del calcio doc si sarebbero lustrati gli occhi e fregate le mani per la Juventus di M. Platini (1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Interc. e tanto altro) e per il Napoli di D. Maradona (2 storici Scudetti ed 1 Coppa UEFA), anche se in questi casi (specialmente per i partenopei) l'adorazione non era certo calamitata dall'intero gruppo ma esclusivamente (o quasi) dalle giocate egregie delle rispettive stelle, che da soli valevano praticamente l'intera squadra, specie il Pibe de Oro, senza dubbio il più grande che abbia mai calcato i campi della Serie A.

Sempre in quel periodo particolarmente prodigo di eccellenze furoreggiò il Milan di Arrigo Sacchi (avente come superstars M. Van Basten, R. Gullit e l'intero reparto difensivo facente capo a F. Baresi e P. Maldini), capace fra l'altro di ergersi due volte sul tetto d'Europa e del Mondo, con un gioco all'olandese (vi dicono qualcosa l'Ajax di J. Crujff ed il calcio totale?) che sinora tutti gli invidiano e cercano, invano, d'imitare. Oggi a suscitare lode e rispetto vi è proprio la Juventus di Andrea Agnelli, che da oltre un lustro vince sempre e comunque, ma contrariamente ai colossi succitati che l'hanno preceduta nel tempo (e nel tempio...dello sport), la compagine di Max Allegri, non ha mai conseguito trionfi in ambito europeo (alla pari del Grande Torino, che però signoreggiava in un'era priva di coppe extra nazionali), per una pecca non da poco che la costringe ad assestarsi a debita distanza dalle altre leggende del passato. Leggende che non vanno mai confinate nell'oblio, perché, come asseriva l'artista danese James Christensen, “Se dimentichiamo le nostre leggende, temo che dovremo chiudere la porta dell'immaginazione”. E senza immaginazione, che mondo sarebbe?

Alberto Sigona

 

 

 

 

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