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(In)ter(per)culturando Read&Listen: ’Orfeo in paradiso’ di Luigi Santucci

‘Orfeo in paradiso’ è un romanzo di Luigi Santucci (Milano, 11 novembre 1918 – Milano, 23 maggio 1999). Prima pubblicazione del 1967 con cui vinse il premio Campiello.
 
Nel 1971 si realizzò il film (mantenendo lo stesso titolo) per la regia di Leandro Castellani (tra i writer credit assieme allo stesso Santucci, e Italo Alighiero Chiusano), con Alberto Lionello nel ruolo di Orfeo, Magda Mercatali (Eva) e Arnoldo Foà (Des Oiseaux).
 
Si tratta di un libro che poggia su alcuni elementi narrativi semplice impastati da Santucci con naturalezza assieme ad ingredienti che – anche oggi, nel XXI secolo – appaiono da subito come ‘surreali’.
 
È però di una surrealtà sotto controllo, sapientemente gestita e proposta al fine di approfondire dinamiche dell’essere attraverso gli accadimenti e i pensieri del protagonista Orfeo.
 
Non è una storia ‘passata’, ne conserva il sapore, le atmosfere rarefatte del primo decennio della seconda metà del Novecento. Ne conserva l’approccio linguistico – inevitabilmente disseminato di termini e strutture meno note al lettore contemporaneo ma non per questo incomprensibili, tutt’altro.
 
È un romanzo moderno, che ‘parla’ al lettore di oggi raccontando di dolori, perdite, disperazioni quanto tentativi di rimanere ancorati a piccole fragili incertezze. Racconta di quanto una perdita improvvisa possa cambiare l’orizzonte di un figlio, e di quanto sia difficile entrare nel passato senza alterarlo. Racconta della pazienza, delle miserie del quotidiano e d’un epoca che sembra oggi lontana ma che ruota semplicemente angolazioni. I corpi, i sentimenti e gli umori non sono poi così differenti da quelli che chiunque può conoscere e avvertire nel suo presente.
 
Santucci tratteggia scene rarefatte ma precise, introduce anche tematiche meno usuali negli anni Sessanta come le pulsioni sessuali ma anche la morte stessa che è già personaggio dalle prime pagine. Ed introduce il Tempo come filo conduttore quanto misura della cose.
 
Un libro consigliato soprattutto ai giovani, che potranno cimentarsi con un linguaggio meno vicino a quello a cui – forse – sono abituati dai narratori contemporanei ma che entra facilmente nelle comprensioni di chi legge apportando termini, usi e strutture a virare le abituali angolazioni stilistiche.
 
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Immagine di Barbara Gozzi.

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