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Immigrazione in Campania: i dati del Dossier Statistico 2019

E’ stato presentato, giovedì 24 ottobre, il “Dossier Statistico Immigrazione 2019” realizzato dal “Centro Studi e Ricerche IDOS” in partenariato con il “Centro Studi e Rivista Confronti” e con il sostegno dei fondi otto per mille della Chiesa Valdese. Come ogni anno, il Dossier pone spunti di riflessione interessanti, offrendo una panoramica dettagliata del fenomeno immigrazione su tutto il territorio nazionale con degli approfondimenti sulle singole regioni.

I dati in Campania

Secondo il Dossier (dati aggiornati al 31/12/2018) gli stranieri residenti in Campania sono 265.163 (176.897 non provenienti dall’UE), di cui il 15,5% del totale sono minori. I cittadini stranieri residenti in Campania rappresentano il 4,6% del totale, mentre i nuovi nati stranieri rappresentano il 5,2% del totale in regione. I migranti in accoglienza sono 11.962, anche se i nuovi dati, aggiornati al 30 giugno 2019, dimostrano una riduzione del 23,3% calcolata in 9.117 unità. Rispetto allo scorso anno diminuiscono anche i permessi rilasciati che in totale sono 16.944 (compresi i nuovi nati) facendo registrare un calo del 15,1%. Sulle motivazioni abbiamo il 9,5 per motivi di lavoro, il 43,1% per motivi familiari e il 47,4 per asilo e altri motivi.

 

La storia delle migrazioni in Campania

Quest’anno la sezione dedicata alla Campania, oltre ai dati, propone un approfondimento sulla storia dell’immigrazione, come ha spiegato a Stranieriincampania la dottoressa Rosa Gatti dell’Università Federico II di Napoli che ha curato la redazione regionale del rapporto: “Ho cercato di fare una ricostruzione del fenomeno immigrazione in Campania nel tempo, concentrandomi sull’inquadramento storico e recuperando anche un po’ di bibliografia. Gli altri anni ci siamo concentrati solo sul commento dei dati, però da un anno all’altro il micro-dato varia veramente poco, mentre a livello nazionale il dato riesce, essendo più consistente numericamente, a verificare delle variazioni più significative. Per esempio un dato che si può citare è quello del numero degli stranieri regolarmente presenti in Campania, però la variazione non la calcoliamo da un anno all’altro ma in cinque anni. Perché in cinque anni, dal 2013 ad oggi, c’è stata una variazione del 30 per cento. Quindi c’è stato un incremento della presenza regolare straniera in Campania. Altro dato è quello relativo ai minori stranieri, in particolare ai nati stranieri, con almeno un genitore straniero, che incidono sul totale dei nuovi nati campani di meno rispetto all’incidenza percentuale a livello nazionale. Cosa vuol dire questo, che i nuovi nati stranieri sui nuovi nati campani sono il 5,2% e questo ci fa riflettere su di noi, oltre che sugli stranieri. Il rapporto ha una funzione specchio e ci dice quanto in realtà osservare il fenomeno immigrazione ci parla anche degli italiani. In Campania la natalità complessiva è più elevata rispetto al livello nazionale e quindi la natalità degli stranieri incide meno rispetto alla natalità totale.

 

Come leggere il Dossier

Cosa ci dice di nuovo quest’anno il rapporto IDOS in termini di importanza del fenomeno, di differenze nei contesti territoriali e quindi di avanzamento del processo di integrazione, Stranieriincampania lo ha chiesto al docente di Demografia della Federico II, Salvatore Strozza: “La Campania è la prima regione del mezzogiorno per numero di stranieri, ma è solo la settima in Italia perché la presenza di stranieri è anche un segnale di come vanno le cose, dei meccanismi che determinano l’arrivo, il successivo insediamento sul territorio e la mobilità interna. La Campania è stata luogo di transito ed è diventata anche regione di radicamento, ma indubbiamente il grosso dell’attrazione è espresso dalle regioni centro-settentrionali dove, in alcuni casi, la presenza straniera della componente residente supera il 10%. Nel Mezzogiorno siamo intorno al 4%. Questa è la differenza di fondo, che mostra le diverse condizioni di due grandi realtà italiane. Gli stranieri residenti sono più di 250mila, ma se considerassimo anche i non residenti e gli irregolari, stimavamo qualche anno fa, insieme alla prof.ssa Elena De Filippo, che si superavano le 300mila unità.

In questi anni si è caratterizzata di più che nel resto d’Italia la presenza straniera anche della componente profughi e richiedenti asilo, anche perché prevalentemente gli arrivi attraverso il Mediterraneo, ossia le persone salvate in mare, poi si traducono nella richiesta di un riconoscimento di una qualche forma di protezione e quindi in altri casi della concessione. C’è stata una redistribuzione sul territorio di questo flusso di arrivi che è prevalentemente di profughi e richiedenti asilo, ma sono rimasti soprattutto concentrati nelle regioni meridionali.

E’ interessante notare come la presenza straniera negli ultimi 5/6 anni è cresciuta più nel Mezzogiorno, in termini relativi ovviamente, in termini assoluti è nettamente più importante nel Nord Italia, ma è cresciuta di più al Sud per un motivo molto semplice, che al Nord diventano italiani e la propensione a diventare italiani, o quanto meno il tasso di acquisizione della cittadinanza, è più forte. Il Mezzogiorno è stata principalmente area di transito, le persone poi nel tempo hanno raggiunto i requisiti che non sono pochi (10 anni di residenza ininterrotta e un’autorizzazione ordinaria). Le persone che comunque hanno raggiunto questo obiettivo, si sono radicate e diventate italiane. Oramai si parla di 1,3/1,5 milioni di naturalizzati in Italia, che è una componente importante, come dire Milano, o più della città di Napoli. Questa è una componente dell’immigrazione che ci dice come siamo ormai una civiltà articolata, nel Sud e in Campania un pochino meno, qui il processo di integrazione è più indietro. In generale il processo è più lento perché richiede più tempo e alle volte si realizza con lo spostamento verso il Nord Italia dove ci sono più opportunità di lavoro regolare e quindi di stabilizzazione e di radicamento, ma certamente c’è una certa presenza straniera anche al Sud non trascurabile e la Campania è la regione con il numero più elevato, ma allo stesso tempo con una caratterizzazione particolare.

Pensiamo a Napoli: Napoli ha presenza straniera differente dalla media nazionale. La prima comunità nel comune di Napoli è quella srilankese che nella media nazionale non è neanche tra le prime dieci, e poi ci sono i romeni che sono la collettività più importante, così come i cittadini del Bangladesh, come i cinesi e via di seguito. Anche sul territorio, in cui si gioca la partita dell’immigrazione, va tenuto conto delle differenze e ci sono delle peculiarità tipiche della regione Campania che si differenziano anche in termini di origini. C’è un Governo nazionale che deve fornire la cornice, ma poi la partita dell’inclusione si gioca tutta sul territorio con le amministrazioni locali”.

 

L’inclusione a livello locale

Dopo questa esaustiva panoramica che ci offre maggiori elementi per la lettura dei dati, il prof. Strozza ha voluto evidenziare un aspetto importante: “Chiudo con una battuta: a questo punto è un sogno, forse non all’altezza di ‘I have a dream’, ma il sogno potrebbe essere diventato un incubo: sono praticamente quasi vent’anni che pensavamo di poter creare un osservatorio sull’immigrazione in Campania, non ci siamo riusciti. Forse però, in futuro qualcuno ci riuscirà, l’auspicio è che si possa fare. Creare un osservatorio vuol dire mettersi in condizione di conoscere e quindi di poter agire con cognizione di causa”.

Foto: Sranieriincampania

Questo articolo è stato pubblicato qui

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