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Il terremoto del 21 giugno conferma il potere delle socialità

Il terremoto del 21 giugno - magnitudo 5,2 con epicentro nei comuni di Minucciano (Lu), Casola in Lunigiana (Ms) e Fosdinovo (Ms), com’è stato reso noto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) – ha rafforzato la convinzione che le socialità e l’esser connessi alla rete web hanno radicalmente cambiato la gestione di informazioni, eventi, fatti e notizie.

Un esempio? Nei minuti successivi la scossa, sul satellitare a pagamento Sky nel canale dedicato ai telegiornali, il primo contenuto mostrato viene dal noto portale di diffusione video YouReporter dove gli utenti iscrivendosi possono caricare i propri video liberamente. Dunque non giornalisti o professionisti dei media, bensì utenti.

Perfino dal sito dell’Ansa si rintraccia una pagina dedicata a “La diretta Twitter #terremoto”. Ed è sempre aperta la ‘caccia’ ai contenuti in diretta: l’Ansa (ma è solo un esempio, molte testate rilanciano richieste simili) propone di inviare foto o video.

Sul sito de LaRepubblica.it, invece, si propone ‘La paura su Instagram’ ovvero una carrellata di scatti presi da uno dei siti di photosharing più popolari ormai anche in Italia, rilanciato su tutti i social network.

IlSole24Ore riunisce quanti più contenuti social possibili in una sezione appositamente dedicata online: Il terremoto sui social network.

Quello che è successo – in pratica – è stata l’ennesima diffusione a macchia d’olio dominata, spinta e alimentata dalle socialità.

E i media non hanno fanno altro che adeguarsi, rincorrendo.

Nell’approfondimento “La segnalazione dei danni provocati dal terremoto attraverso modalità innovative: Web 2.0 e crowdsourcing” pubblicato su Geomedia.it, Alessandro Prunesti riferendosi al sisma del 2012 rileva che “la narrazione collettiva della tragedia si è configurata come un intreccio tra i contenuti user-genereted dagli utenti sui social media e i mezzi di comunicazione tradizionale che hanno, in molti casi, rilanciato le informazioni originariamente pubblicate online dai comuni cittadini.” Al punto che, durante il sisma 2012, la rete è diventata anche un luogo ‘privilegiato’ dove chiedere aiuto e soccorsi, diversamente dai canali comunicativi principali.

Le socialità e l’essere sempre più spesso connessi alla rete hanno cambiato alcune delle regole a determinare la gestione delle notizie e le comunicazioni dei fatti. Nel caso poi di eventi di interesse collettivo come un sisma, la potenza degli strumenti social non ammette repliche. Chiunque può raccontare, documentare, mostrare cosa sta accadendo.

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