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Il ritorno del Berluska

Nella notte del 28 ottobre 2013, anniversario della Marcia su Roma, Berlusconi sogna mamma Rosa in orbace che lo sgrida, incitandolo a farla finita con le larghe intese e a riprendere con maggior vigore la battaglia frontale contro il comunismo, ateo e statalista. Il mattino dopo, Silvio convoca Brunetta e Santanché a cui dà il tanto sospirato ordine: far cadere il governo. Detto fatto. Viene scelto un decreto legge a caso e il PdL fa mancare la fiducia. Letta corre in lacrime dallo zio Gianni, ma non c'è niente da fare.

Sconcerto nel mondo politico. Napolitano esorta tutti ad una maggiore unità per il bene del Paese e, comunque, ad abbassare i toni. Il Pd fa sommessamente presente che la Merkel potrebbe inquietarsi e che non bisogna cadere nelle provocazioni. Grillo, fra un'espulsione e un'altra, la butta in ridere dicendo che è tutto merito del M5S. Casini e Monti chiedono che vengano proclamati tre giorni di lutto nazionale. In attesa delle nuove elezioni, viene confermato il governo Letta per il “disbrigo degli affari correnti” ma nessuno si accorge della differenza rispetto a prima.

Nella primavera dell'anno successivo nuova campagna elettorale. Il Pd, per bocca degli onorevoli D'Alema e Violante, dichiara di non volere speculare sulle vicende giudiziarie di Berlusconi, invoca la pacificazione nazionale e il superamento delle contrapposte ideologie, e fa appello alla correttezza istituzionale di tutte le forze politiche. La conseguenza è inevitabile: stravince Forza Italia. Maggioranza assoluta alla Camera e al Senato.

La nuova legislatura vede la realizzazione di alcune importanti riforme. I giudici vengono nominati dal governo, il governo viene nominato dal Presidente del Consiglio, il Presidente del Consiglio viene nominato dal partito di riferimento del Presidente del Consiglio che ne è anche segretario unico e presidente. La Costituzione viene ripulita da tutti i riferimenti socialisteggianti e dai numerosi orpelli finto-democratici. L'articolo 1 della Costituzione viene riformulato nel modo seguente: “L'Italia è una repubblica fondata sulla libertà di intraprendere”.

Per favorire la semplificazione amministrativa e ridurre drasticamente la burocrazia, le tasse vengono abolite e vengono sostituite da un prelievo unico uguale per tutti, indipendentemente dal reddito. Finalmente tutti eguali di fronte alla legge.

Naturalmente il bilancio dello stato va a ramengo e allora si corre ai ripari. Per recuperare liquidità, il Colosseo viene messo all'asta in una gara internazionale che viene vinta dal sultano del Brunei. L'antico anfiteatro romano viene ristrutturato e trasformato in uno splendido centro commerciale. L'Altare della Patria viene raso al suolo e al suo posto viene eretta una copia esatta della villa di Arcore.

Per incentivare il turismo Pompei viene trasformata in una Disneyland d'epoca e Venezia in un parco acquatico con i delfini e il sindaco vestito da Doge. A Firenze, per dare una mano a decongestionare il traffico, piazza della Signoria viene adattata a parcheggio.

Per legge nella piazza principale di ogni comune d'Italia deve essere eretto un vulcano che erutta ad ogni ora per segnare il tempo. L'inno nazionale viene sostituito da “Meno male che Silvio c'è” e da “Sono orgogliosa di essere italiana” della Santanché.

In Parlamento, dopo aver consultato i resoconti parlamentari sulla nipote di Mubarak, si vota a maggioranza che il tunnel fra il Gran Sasso e il CERN di Ginevra esiste davvero ed è stato percorso dal neutrino ad una velocità superiore a quella della luce. Di conseguenza la Gelmini, nominata astrofisica ad honorem, prende il posto lasciato vacante da Margherita Hack. Nel frattempo Apicella diventa il nuovo direttore della Scala.

Verso la fine della legislatura viene nominata una commissione di saggi per riprendere in esame i risultati del referendum del 1946 sulla scelta fra Repubblica e Monarchia. I saggi stabiliscono che aveva vinto la monarchia e che quindi bisogna rifare tutto da capo. Si stava discutendo se il re dovesse chiamarsi Berlusconi Primo oppure Silvio Primo quando di colpo mi sono svegliato, madido di sudore e spaventato.

Beh, insomma, quest'Italia di oggi non è proprio il peggio.
 

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