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Il mazziere Zvi Sukkot

Lo indicano come un politico, e in effetti siede nella Knesset quale esponente del partito fondamentalista Sionismo religioso. Nel Parlamento di Israele infarcito di criminali, teorizzatori di genocidi presenti e futuri, razzisti, difensori di assassini in divisa e kippah, un delinquente come Zvi Sukkot si sente a casa.

Ieri nello stile vigliacco dei coloni-sicari, protetto da un manipolo di militari di Israeli Defence Forces, s’è presentato armato d’una mazza edile davanti al monumento del villaggio Madama dedicato ai martiri palestinesi di Nablus, assassinati in varie fasi dell’occupazione-sterminio attuata da Israele in Cisgiordania. E tum, tum, tum ha iniziato a colpire e sfregiare. I soldati guardavano svogliati o ammiccanti. Sorridevano e lasciavano fare. Anzi erano lì per proteggere il devastatore, che aveva un regolare permesso di “visita” a monumenti. Successivamente con una nota l’Idf dirà d’essere stata tratta in inganno, che il fine del killer della pietra spedito lì da Smotrich era manipolatorio. Proprio così. Ma cosa c’è da attendersi da un esercito maestro di menzogne, attuatore e complice d’infamie? In quella stele, fatta erigere nel 2008 da militanti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, erano menzionati i nomi di alcuni combattenti del gruppo politico, tacciato di terrorismo da Unione Europea e Stati Uniti, uccisi dalle forze di repressione di Tel Aviv. Gesto stupido quello di Sukkot? Provocazione in linea con le quotidiane angherie compiute dal fanatismo sionista sempre tollerate, protette, coperte dall’amministrazione statale e dai suoi organi della forza. Bisognerà conservare quel marmo sfregiato, quelle tacche sui nominativi simili alle cicatrici sui corpi che generazioni di palestinesi subiscono da decenni dagli aguzzini del settarismo ebraico. Simili ai moncherini senza gambe che si trascinano su un carrettino, a tronchi senza braccia che pure sopravvivono e imparano a tenere il corpo a galla e nuotare. Voleva cancellare la memoria di Tayeb Ali Faraj, Bnei Berak, Shadi Nassar il disonorevole in keppiah che brandiva l’enorme martello. Sforzo inutile. Quei nomi sono scolpiti nei cuori della sua gente che tramanda la Storia e le nefandezze della Storia. Per quanto Netanyahu, Smotrich, Sukkot godano dello sterminio che ordinano, i monconi di giovani e vecchi palestinesi percossi e menomati camminano, respirano, pensano e testimoniano una volontà di futuro. La loro resistenza incisa nella pietra e nella carne continua.

 

Enrico Campofreda

Questo articolo è stato pubblicato qui

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