Il disagio giovanile: un grido silenzioso che chiede ascolto
Negli ultimi anni, il disagio giovanile è diventato una delle problematiche sociali più evidenti e preoccupanti. Sempre più ragazzi si trovano a vivere situazioni di malessere psicologico, difficoltà relazionali, senso di solitudine e perdita di fiducia nel futuro. Un fenomeno che attraversa le scuole, le famiglie e le piazze, ma che spesso rimane sommerso, nascosto dietro comportamenti di chiusura, aggressività o apatia.

Secondo recenti studi, l’ansia, la depressione e i disturbi del comportamento sono in costante aumento tra gli adolescenti. La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato la situazione, privando molti giovani delle loro abitudini quotidiane, delle relazioni sociali e di fondamentali momenti di crescita. Tuttavia, le cause del disagio giovanile sono profonde e non possono essere ricondotte a un singolo evento.
La pressione scolastica, l’instabilità familiare, la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, l’eccessivo utilizzo dei social network e la paura di non essere “abbastanza” contribuiscono a generare nei giovani un senso di inadeguatezza e di smarrimento. Troppi ragazzi si sentono soli, incapaci di trovare adulti pronti ad ascoltarli senza giudicarli.
Quello che manca alla generazione affluente sono i processi di soggettivazione in ciò che essi hanno di più essenziale, situazione che spesso genera la relatività del volere e l’intransitività della libertà e che quindi bisogna far biforcare dalla sua forma attuale che ha prodotto passività, microfascismi, razzismo e sessismo.
Compito quindi di famiglia, scuola, istituzioni è quindi risingolarizzare l’adoloscente esprimendo il suo divenire attraverso alleanze multiple in grado di favorire il riemergere di valori, di libertà di pensiero e di attitudine nell’investire per il futuro.
Le scuole, le famiglie e le istituzioni i concreto sono oggi chiamate a un compito fondamentale: riconoscere i segnali del disagio e intervenire con azioni concrete di supporto. Servono più sportelli di ascolto, più progetti educativi basati sull’empatia e soprattutto una maggiore attenzione alla salute mentale, troppo spesso trascurata.
Non si tratta di un’emergenza passeggera, ma di un problema strutturale che chiede risposte tempestive. Dietro ogni gesto di ribellione o di chiusura c’è un bisogno urgente di essere ascoltati, compresi e aiutati.
Investire sui giovani significa costruire una società più sana, consapevole e pronta ad affrontare le sfide future. Il disagio giovanile non è un problema dei ragazzi: è una responsabilità di tutti noi.
Andrea Mazzoleni, Sociologo clinico
Giugno 2025
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