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Il destino della disobbedienza digitale

"Manuale di disobbedienza digitale" è un saggio di Nicola Zamperini, un giornalista che ci racconta l'utilità del mondo digitale e i grandi rischi del grande conformismo digitale (Castelvecchi editore, gennaio 2018, 235 pagine).

La cosa fondamentale di cui le grandi multinazionali dei media ci hanno quasi totalmente deprivato, è "il modo originario di poter pensare la tecnologia. Modo originario che continua a esistere e che va difeso con forza" (p. 219). 

In effetti la rete è nata con un notevole spazio di libertà, e quindi speriamo che nel mondo digitale del futuro rimanga un sufficiente spazio di libertà, utile e consapevole, indispensabile come "luogo di libero confronto" (p. 219). Attualmente gli esseri umani sono tutti più o meno imprevedibili, anche se stanno diventanto sempre meno "radicalmente imprevedibili" (p. 221).

Tra le numerose informazioni presenti in questo libro mi sembra giusto evidenziare due cose: "Google Books oggi possiede nei suoi archivi praticamente tutta la cultura [recente] disponibile: 25 milioni di libri in 35 lingue. Tutta la sapienza scritta e stampata, giova ripeterlo, scandirlo, è conservata nei server di Google. Nei conglomerati ferrosi di hard disk nascosti nel mondo" (p. 14). Ma un operatore ingegnere spiega così il suo lavoro: "Non stiamo scansionando tutti questi libri per farli leggere ad esseri umani. Li stiamo scansionando per farli leggere a un'intelligenza artificiale" (p. 16). Quindi i propositi appaiono piuttosto chiari...

Come afferma Sherry Turkle (psicologa e sociologa statunitense), "i nostri dispositivi mobili sembrano poter realizzare tre desideri... innanzitutto che saremo sempre acoltati; secondo, che possiamo rivolgere la nostra attenzione ovunque vogliamo; terzo, che non dovremo mai stare soli" (p. 24). Ci fanno compagnia...

Si potrebbero dire molte cose dell'attuale mondo digitale, ma forse basta citare l'intromissione di Facebook nelle relazioni tra amici e conoscenti: "Tra uomo e uomo si intromettono Facebook e il suo algoritmo che decidono quanto pesa la relazione e cosa possono vedere le due persone. Le foto che vedo nel mio spazio digitale, nella relazione con un amico, non le decide il mio amico ma Facebook. Si chiama Edgerank l'algoritmo, e ordina quanto appare sulla timeline del social network sulla base della sua intelligenza artificiale, non delle nostre preferenze di relazione" (p. 27). Noi siamo diventati semplicemente anche lo strumento utilizzato dalle varie intelligenze artificiali.

La tecnologia digitale rischia di trasformare gli esseri umani in semplici esecutori di ordini e di scelte di vita, magari dettati dall'intelligenza artificiale, più o meno collegata a qualche multinazionale. In definita, tutti i grandi governi, compreso quello degli Stati Uniti, "hanno costruito un minuzioso, pervasivo e potente sistema di sorveglianza globale attraverso la rete e con la collaborazione di molte grandi aziende", anche dei media (p. 11, Edward Snowden).

In definitiva si tratta di un libro molto utile, a professionisti e a persone comuni, per capire meglio l'attuale epoca digitale, in cui le intelligenza artificiali "osservano, succhiano e decidono", in molti spazi lavorativi e culturali. Infatti, "più esternalizziamo le funzioni di memoria, più rischiamo" (p. 179).

Per fortuna, la speranza è l'ultima a morire.

 

Nicola Zamperini è un giornalista e un consulente di comunicazione digitale, che collabora con istituzioni, aziende pubbliche e aziende private. Il titolo del suo ultimo libro recita così: "Lavorare (da casa) stanca" (Castelvecchi, 2020). Per approfondimenti: www.nicolazamperini.com

 

 Nota iniziale - L'imprevedibilità ci può aiutare: "L'essere umano cambia strada all'improvviso perché ispirato dalla luna, dalla marea, dal rumore del vento e dallo sgurdo di una bella donna, dagli occhi di un bambino che ci chiede una favola... Questa è l'unica speranza che ci rimane per poter rendere complicata la vita alle macchine" (p. 18).

 Nota basilare - L'errore risulta spesso l'anima dei veri cambiamenti. Il mondo digitale "può sia condurre alla distruzione dello spirito, che alla sua rinascita" (p. 10). In moltissimi casi, un uomo ribelle, è un uomo che ha il coraggio di dire no (Albert Camus). Inoltre, come affermato da Picasso, "I computer sono inutili. Possono solo darvi risposte" (p. 176). Perciò un essere umano moderno, dovrebbe essere in grado di farsi molte domande, piccole e grandi.

 Nota finale - Si dice che sia "facile fare in modo che i computer forniscano performance a livello di un adulto in un test di intelligenza o al gioco degli scacchi, ma parlando di percezione e mobilità è difficile o impossibile dar loro le capacità di un bambino di un anno" (paradosso di Hans Moravec, p. 220). Ma chi riuscirebbe oggi "a fare a meno di Google, Apple, Facebook e Amazon"? ("I quattro cavalieri dell'Apocalisse", secondo Bernard Stiegler, p. 228).

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