Il cubo di Rubik
Provi a completare il cubo di Rubik, ma non ci riesci
Nulla cambia. Non decidiamo mai, subiamo soltanto.
Guardi verso il basso, non vedi il fondo, ma non è necessario vedere, è tutto dentro di te. E non puoi impedirti di pensarlo, è tutto dentro di te.
Non osi poggiare il piede, potrebbe esserci il vuoto. Resti in attesa. Non è paura. È stanchezza. Sai già che è tutto inutile. Allora aspetti. Non sai bene cosa, ma aspetti.
I silenzi tolgono il respiro e non sai cosa fare. Guardi avanti ed hai paura, di fronte a te non c’è che il nulla. Rimangono solo i singhiozzi di un bambino e le lacrime che non vengono.
Allora provi a leggere, ma non ci riesci. Ci sono solo assenze. I pensieri sono devastati. I movimenti rallentati. La vita un respiro affannato e non voluto.
Ed è in quel preciso istante che comprendi che è stato un sogno senza un lieto fine e che il tuo tempo è stato un tempo sprecato. Hai provato e riprovato, ma è stato tutto inutile.
Cosa aspetta ad arrivare? Non sei un ‘convitato di pietra’, cosa aspetta ad arrivare?
Provi a completare il cubo di Rubik ancora una volta, ma non ci riesci.
I colori delle facce non combaciano mai. Insisti ruotando il cubo, ma anziché andare avanti ti sembra di tornare indietro. Fai un ragionamento, ma poi ti accorgi che è sbagliato. Torni al punto di partenza, per ricominciare di nuovo. Il disordine prevale. Non c’è una logica. È solo istinto ed egoismo. Ci vorrebbe cattiveria, almeno un po', quella che non hai, che non puoi avere e che non vuoi avere. Ad essere prepotenti bisogna essere predisposti. Non ci si diventa, ci si nasce con uno spirito malvagio. Se non ce l’hai non puoi inventartelo.
Allora rinunci e aspetti.
Sei stanco, sei sfinito, attendi in silenzio, ma è un silenzio che non viene.
Il cubo di Rubik (foto di Giovanni Pulvino)
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