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Il PD che deve dire grazie a Lega e M5S

Nonostante il tentativo di maquillage, con l’elezione a Segretario del PD di Zingaretti, e il rientro dei finti secessionisti di Art. 1 Mdp, il PD continua a restare nelle palude. A partire dall’elezione di Zingaretti la stampa ha cercato in tutti i modi di rilanciare l’immagine del PD; i media di regime sono arrivati al punto di dare notizia false e tendenziose sul risultato elettorale delle elezioni europee. 

Pur di dimostrare che il PD fosse tornato a crescere i media hanno comparato i dati più strampalati e disomogenei. Leggendo l’opinione espressa dagli opinion makers mi sono ritornate in mente le parole di un giornalista in una tribuna elettorale degli anni ‘70 in merito al compromesso storico; invitò Berlinguer a cuocere insieme riso e spaghetti. Il giornalista, del quale ricordo solo che rappresentava una testata giornalistica veneta, spiegò al politico che era impossibile cuocere insieme i due alimenti. Fuor di metafora, spiegò che l’ipotesi del “compromesso storico” era campata in aria. Alla luce delle vicende storiche successive bisogna riconoscere che aveva ragione.

Oggi il PD ha la pretesa di tenere insieme Socialismo e Neoliberalismo volendo cuocere insieme riso e spaghetti. Il problema del PD è proprio nel voler tenere insieme culture politiche e quindi modelli economici alternativi tra di loro in un contesto ampiamente superato. La stagione delle “Terze vie” inaugurata dal New Labour di Blair è ampiamente superata.

Il PD, che nasce nel 2007 per dare una risposta alla crisi finanziaria ed economica scoppiata in quell’anno, è nato vecchio. Alla fine il progetto politico di Veltroni ha mostrato tutti i suoi limiti. Renzi, più di altri, ha impersonato quel progetto. Renzi non è un corpo estraneo al progetto del PD. Coloro che sostengono una tale idea lo fanno ipocritamente sperando di poter continuare a difendere se stessi in quanto ceto politico. Renzi da Segretario del PD ha portato il partito liquido, per dirla con Veltroni, al di là del guado. Ciò che restava di comunista sul piano della cultura politica si è definitivamente sciolto.

Il superamento della cultura politica comunista rientra a pieno titolo nello processo di trasformazione del PCI da partito marxista – lenista in soggetto politico neoliberale saltando completamente il Socialismo. In Italia non abbiamo avuto nessuna Bad Godsberg e questo nonostante la dirigenza PCI a partire dalla fine del compromesso storico guardasse con attenzione la SpD. Ricordo il dibattito sulla rivista Rinascita tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80. L’ambiguità di fondo, forse è più corretto dire la doppiezza della dirigenza PCI, che ha caratterizzato la nascita del PD continua. Se ancora oggi una parte di elettorato di provenienza ex PCI continua a votare PD lo fa proprio per quella doppiezza che ha caratterizzato dirigenza e militanza PCI per anni. Doppiezza alimentata dal culto della personalità e dal mito di Berlinguer. 

Il PD con l’ambiguità che lo contraddistingue continua a definirsi di centrosinistra e addirittura anche di sinistra. Il dato vero è che il PD è un partito neoliberale che ha sposato in pieno le politiche economiche e sociali neoliberali e che alla difesa dei diritti sociali preferisce difendere i diritti di libertà individuali. Che sia così lo provano le prese di posizioni di una delle organizzazioni che da sempre è stata cinghia di trasmissione del PCI: mi riferisco alla CGIL. Non essendo più in grado di rappresentare i lavoratori fino in fondo e non essendo in grado di indirizzare politicamente i propri iscritti (il 40% degli iscritti CGIL vota M5S o Lega), partecipa ai Gay Pride e sponsorizza convegni a favore della GPA cioè dell’utero in affitto. Probabilmente si porta avanti con il lavoro in vista della costituzione del sindacato delle fattrici.

L’ambiguità del PD che contribuisce a bloccare il sistema politico italiano si evince dalla vicenda Lotti. Un partito serio lo avrebbe cacciato a pedate. Invece no, Lotti dirige l’assemblea nazionale del PD facendo leva sulla componente che lo rappresenta. Rispetto a questo quadro il “ segretario dimezzato” non è assolutamente in grado di fare scelte politiche chiare e nette tali da definire la fisionomia politica del partito. Zingaretti dovrebbe definitivamente prendere atto del processo di trasformazione del PD, dovrebbe porre fine a questa ambiguità e rivendicare con forza ciò che il PD è, cioè un partito neoliberale, neoliberista e transnazionale.

Alle elezioni europee il PD ha perso qualcosa come sei milioni di elettori rispetto alle precedenti elezioni europee ed oltre centomila rispetto alle politiche. Alle politiche ha sostituito i radicali della Bonino con Art.1 MdP. Se Zingaretti non fosse un segretario dimezzato e ambiguo avrebbe preso atto di questo dato e avrebbe avviato un processo costituente con Art.1 Mdp e con + Europa della Bonino aderendo nel contempo alla famiglia politica dei liberali europei. E’ questa l’area politica nella quale si colloca il PD, sia per consenso elettorale che per cultura politica.

Le esternazioni di Speranza che invoca Corbyn sono patetiche, come patetici sono i richiami al Socialismo europeo. Anche i sampietrini che lastricano le strade sono consci che quando si parla di Socialismo europeo si parla di tutto e del contrario di tutto. Se in Paesi come Spagna, Portogallo, Regno Unito ci sono partiti che si richiamano alla cultura socialista originaria ciò succede perché i partiti socialisti in quei Paesi non sono mai scomparsi. In Italia il PSI è stato annientato dall’azione politico – giudiziaria che va sotto il nome di tangentopoli e il PD che aderisce al PSE lo fa solo perché questa formazione politica ha cambiato ragione sociale. Nonostante i media di regime spingano perché si ritorni al bipolarismo tra un centrodestra e un centrosinistra ossia tra due raggruppamenti politici che difendono entrambi gli stessi interessi, il PD continua a restare imballato. Per movimentare il quadro politico c’è bisogno di un soggetto politico in grado di rappresentare istanze democratiche e sociali. Come si evince dai flussi elettorali e dal livello di partecipazione c’è un elettorato anche abbastanza ampio alla ricerca di rappresentanza.

Questo elettorato, a seconda del tipo di elezioni, viene in parte intercettato dal M5S e in parte perfino dalla Lega. Il M5S a causa del suo modello disorganizzato non è in grado di farsi carico fino in fondo delle istanze sociali che vengono dalla società. E’ un soggetto molto giovane cresciuto molto in fretta. Che siano questi i limiti lo provano le elezioni europee dove la crescita dell’astensione ha penalizzato il solo M5S. Per quanto riguarda il PD, questo PD non è assolutamente in grado di sommare all’elettorato consolidato quell’elettorato formato dalle periferie sociali del nostro Paese. Il PD è un partito borghese che rappresenta le upper class.

L’unico disagio sociale che riesce a vedere è quello degli immigrati. Il disagio sociale di chi emigra e delle periferie sociali non gli appartiene. La cultura post moderna e individualista propria del PD fa si che queste forme di vera e propria espulsione vengano viste in positivo. Per il momento il disagio sociale è rappresentano in prevalenza dal M5S , dall’astensione e in parte dalla stessa Lega. Oggi il PD esprime il nulla, il vuoto cosmico. Il suo è un abbaiare alla luna incapace di uscire fuori da una crisi di sistema che ha contribuito a produrre.

Foto: Governo Italiano/Wikipedia

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