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Europee 2019: una brutta campagna elettorale

La campagna elettorale più inutile di sempre sta per volgere al termine.
Salvini la considera un referendum su sé stesso (ai predecessori che hanno usato questa formula non ha portato bene).


Gli europeisti considerano l'Europa la nostra patria, che ci ha dato tanto (la possibilità di viaggiare, il roaming) facendo di fatto campagna elettorale per i nemici di questa Europa.
Ci serve questa Europa? Quella del dualismo commissione e consiglio europeo? Quella che sulla questione immigrazione ci ha lasciati soli? Quella che su Orban non è riuscita a prendere una decisione chiara?

Quella che tollera il dumping salariale, gli accordi tra gli stati nazionali e le multinazionali del web per fargli pagare meno tasse, quella che non riesce ad esprimere una sua politica estera unica?


In queste elezioni si è spostato il focus sul nemico contro cui fare campagna: l'Europa cattiva per i sovranisti (che però ai fondi europei ci tengono eccome) e dall'altra parte, i populisti che spacciano fake news, i sovranisti nemici dell'Europa unita.
Nessuno dei due indica il modello europeo che ha in mente: un'Europa sola dove si mette a fattor comune anche il debito (e si mettono da parte le piccole furbizie nazionali)?
Oppure una finta Europa unita dove gli stati continuano a fare quello che vogliono (e su questo Francia e Germania hanno fatto scuola, non solo l'Ungheria di Orban).

Che brutta campagna elettorale: non si è parlato di lavoro, di politica estera, di una vera lotta ai cambiamenti climatici, di diritti sociali e civili da far rispettare.
Peccato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.105) 24 maggio 18:55

    APPELLO > La Brexit è tutta da riscrivere. L’indice di fiducia degli industriali USA e Tedeschi sta frenando.

    Il nostro DEBITO ci costa quasi 65 miliardi all’anno d’interessi da pagare e la nostra BORSA sta salutando il 10% di capitali.

    DOPO ben 1 anno dal loro insediamento i due sommi leader di Governo prospettano il decantato rilancio della crescita verso la fine dell’anno. Un “cambiamento” dello stato del paese per ora di là da venire.

    Il punto.

    Alla vigilia dell’Elezioni del nuovo Parlamento europeo la sensata, ultima speranza è che dopo i Gruppi dei Popolari e dei Socialisti abbiano ancora la forza ed il peso di tracciare il futuro dell’Europa; un percorso tutt’altro che facile.

    Ergo. Appello con “avviso”: non saranno certi “Untori” della Parola a pagare il conto …

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